Oliver, il cavallo di Messina, un simbolo degli animali sfruttati dagli umani

Quando arriveranno a vietare lo sfruttamento degli animali, come quelli che tirano le carrozzelle cariche di turisti, sarà comunque troppo tardi e intanto le vittime aumentano.

Il caldo record, lo sforzo a cui vengono costantemente sottoposti senza riposo e limiti, hanno ucciso il povero Oliver che è crollato a terra col cuore spezzato dalla fatica.

Il cavallo era costretto a trainare la carrozzella carica di turisti che spesso raggiungevano un peso totale di 800 kg! Certo, più gente caricava il suo sfruttatore, più soldi faceva, non si preoccupava certo della sofferenza e dello sforzo del povero cavallo. È inutile, l’essere umano è troppo interessato al Dio denaro per preoccuparsi del benessere di chiunque altro essere.

Oliver questa volta non ce l’ha fatta! I passanti che hanno assistito alla scena sono intervenuti subito per cercare di rianimare il cavallo, gettandogli dell’acqua fresca, ma non c’era più niente da fare. Il suo cuore era letteralmente scoppiato per lo sforzo. Il suo decesso è avvenuto vicino alla Facoltà di Veterinaria di Messina, dove i volontari dell’ENPA hanno deciso di portare il corpo dell’animale.

“Persino il Corriere della Sera” – ha detto la presidente di LNDC, Piera Rosati, “ha dedicato un editoriale in prima pagina alla barbara fine dell’equide costretto a lavorare nell’estate più torrida del secolo su e giù per sollazzare i turisti e far visitare le bellezze del luogo. Quando finirà questo sfruttamento incivile, indegno e contrario sotto ogni forma al rispetto del benessere animale?”

Rosati continua a sottolineare il suo disappunto  evidenziando che il maltrattamento avviene  “nel nome della tradizione, a cui tutto è concesso. Come è possibile che a fronte di una evidente situazione fuori dal tempo e dalla storia, la veterinaria pubblica resti a guardare? Da una parte ci fa piacere che l’assessore comunale all’Ambiente, con delega al Benessere degli animali, Daniele Ialacqua, come apprendiamo da fonti di stampa, abbia inviato una lettera all’ospedale veterinario, all’Azienda sanitaria provinciale e alla Polizia municipale. Ma il cavallo, anzi, i cavalli che girano ancora sull’asfalto rovente c’erano anche prima.”

“Il Comune ora vuole accertare la morte dell’equide, compresa la responsabilità del reato di maltrattamento. E si cerca, anche se tardivamente, di sostituire questo criterio di divertimento umano con botticelle elettriche, in nome di un paese che ama definirsi civile. Meglio tardi che mai, purché si faccia presto e si tolgano i paraocchi a chi ha sempre visto e taciuto sulla consuetudine di trattare i cavalli come parco giochi a qualsiasi condizione, oggetto di crudeli riti al traino di tradizioni con profilo penale tollerate da amministratori e da chi deve garantirne il benessere”.

Ci auguriamo che la morte di Oliver serva a scuotere definitivamente le coscienze e dire basta a queste torture!