Pet therapy: tutto quello che bisogna sapere

Oggi per fortuna è piuttosto facile sentir parlare o leggere articoli riguardanti la pet therapy e più o meno tutti sappiamo certamente di cosa si tratta…ma volendo approfondire la tematica, quali sono tutte le informazioni utili da sapere?

Pet therapy: di cosa si tratta

Cercando una definizione scientifica si può dire che con il termine pet therapy o zooterapia, si intende una terapia “dolce” basata sull’interazione  tra uomo e animale capace di integrare, rafforzare e coadiuvare le tradizionali terapie pensate per pazienti affetti da diversi tipi di patologie migliorando in generale l’aspetto comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo.
Quando si parla di pet therapy quindi non si parla di una terapia a se ma di un’importantissima co-terapia atta ad affiancare un percorso medico tradizionale.

Questo perché diversi studi hanno dimostrato che alcune specie animali più che altre, inducono nell’uomo uno stato di benessere generale e di buonumore, che a sua volta porta un incremento dell’attività metabolica, una riduzione della pressione arteriosa e un aumento delle difese immunitarie.

Studi più recenti hanno in oltre dimostrato che questi importanti risultati sono legati al fatto che il legame con l’animale ci fa liberare molta ossitocina, ovvero l’“ormone dell’amore”, quello responsabile della felicità la cui presenza ci aiuta ad essere più fiduciosi ed empatici: va da se quindi, che questo aspetto può essere addirittura determinante nel migliorare il rapporto di fiducia e intesa tra paziente e medico aumentando il grado di comunicazione-collaborazione.

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Pet therapy

Breve storia

I primi medici che intuirono in qualche modo l’effetto positivo che gli animali potevano avere sullo stato di salute dell’uomo furono alcune grandi menti della fine del 1700 che impiegarono gli animali a scopo terapeutico presso un ospedale psichiatrico. Nel 1800 poi, un altro interessante passo in avanti fu fatto da Germania e Francia che inserirono gli animali nei progetti di recupero di pazienti con problemi neurologici  per curare la schizofrenia e la depressione intervenendo in modo particolare con i cavalli.

A parlare in modo specifico di pet therapy si inziò finalmente nel 1960 grazie allo psichiatra infantile Boris Levinson che spiegò per la prima volta le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali, teorie e metodi che applicava lui stesso direttamente ai suoi pazienti. Un altro importantissimo step verso la diffusione della pet therapy si ebbe nel 1997 quando fu fondata in Australia la Delta Society da sempre intenta a studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.

Oggi finalmente si inizia a parlare di pet therapy piuttosto di frequente e a ritenerla una terapia di sostegno molto utile e assolutamente consigliabile in moltissimi casi introducendola sempre più spesso in case di riposo, ospedali e comunità di recupero.

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I benefici della pet therapy

Gli animali coinvolti nella pet therapy

Sicuramente i primi ad essere coinvolti nelle attività di pet therapy sono i cani, i gatti e i cavalli: non sono cosi rari però i casi di supporto da parte di asini (onoterapia), delfini (delfinoterapia) e rapaci (falconeria).

ll cane, grazie alla sua socievolezza, mostra una straordinaria utilità in terapie legate in generale alla difficoltà di socializzazione e di apprendimento e ottiene buoni risultati anche collaborando con pazienti affetti da Alzheimer o depressione.

Il cavallo viene considerato uno dei principali aiuti in soggetti affetti da autismo o che sono interessati da disabilità fisiche, grazie alla sua capacità di mettere in gioco e migliorare il sistema nervoso e muscolare del corpo umano.

Importantissime sono poi le capacità del delfino, in grado di aiutare persone chiuse in sé stesse: questo animale viene ritenuto infatti, insieme al cavallo, uno dei principali aiuti per soggetti autistici, in particolare di giovane età.

Il gatto invece grazie alla capacità di combattere ansia e stress è particolarmente indicato con soggetti anziani e con persone sole o con problemi comunicativo-relazionali.

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Gli animali che fanno pet therapy

Branche della pet therapy

Esistono due tipi di pet therapy ben diverse tra loro:

1-le AAA (Animal Assisted Activities = attività assistite con animali): hanno come scopo il miglioramento della qualità della vita di alcune persone quali per esempio ciechi o portatori di handicap psicofisici e anche malati terminali e vengono effettuate in una vasta gamma di contesti ambientali (centri socio-terapeutici, comunità alloggio, scuole, residenze per anziani, centri cinofili etc…) da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e volontari, insieme con animali che rispondono a precisi requisiti.

2-le AAE più specifiche delle prime e facenti parte solitamente di un progetto: le “attività educative assistite da animali” sono infatti progetti diretti da professionisti nel campo dell’educazione (insegnanti, educatori etc…) con finalità più specifiche riguardanti la sfera educativa, cognitiva e dell’apprendimento.

3-le TAA (Animal Assisted Therapies = Terapie assistite con animali): sono co-terapie che affiancano alle terapie tradizionali l’utilizzo di animali con specifiche caratteristiche e possono essere effettuate in diversi contesti ambientali, in gruppo o singolarmente.

Altre forme di pet therapy sono la zoo antropologia assistenziale, che si basa sulla relazione con l’animale come alterità, e l’agility-D o ludoagility.

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Anche bambini e anziani traggono beneficio dalla pet therapy

Chi può avvalersi della pet therapy

Coloro che possono giovare della pet therapy in affiancamento ad altre forme di terapia, sono in particolare:

persone con difficoltà relazionali
persone in stato confusionale affette per esempio dal morbo di Alzheimer, da sclerosi multipla, demenza, schizofrenia e ictus
persone con disordini dello sviluppo come sindrome di Down, sindrome fetale da alcool, paralisi cerebrale, autismo, iperattività, deficit da attenzione
persone con disabilità fisiche: in questo caso si intende il morbo di Parkinson, paralisi cerebrale, sclerosi multipla, distrofia muscolare, ictus, spina bifida
persone con difficoltà di parola legate, ad esempio a sclerosi multipla, disordini dello sviluppo, ictus, problemi di udito, depressione, paralisi cerebrale
-persone con problemi di udito e di vista spesso in un forte stato di isolamento
persone con disturbi psichiatrici come depressione, schizofrenia, disordini alimentari, disturbi di personalità
-e ancora…persone dipendenti da farmaci, alcool o droga e malati terminali
bambini e anziani

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Rapporto animale-uomo e tutti i benefici

Nel caso dei bambini, la presenza di un animale può diminuire lo stress, l’ansia, la paura e il dolore determinati da una malattia o dalle situazioni derivanti da un ricovero (lontananza dai familiari, dalla casa, dalle amicizie, dalle abitudini).

L’interazione con l’animale può indurre nel bambino uno stato di sicurezza affettiva che favorisce il relazionarsi con il mondo esterno, l’esplorazione e l’equilibrio emotivo.

In linea generale è dimostrato come il rapporto con un animale induca un maggiore senso di sicurezza e incrementi la motivazione a interagire socialmente.

Nel caso di soggetti anziani è documentato come la presenza di un animale riduca da un lato la pressione sanguigna e dall’altro l’isolamento sociale.

I benefici della pet therapy

Oggi si ritiene che la pet therapy sia spesso di grandissimo aiuto perché ricerche scientifiche hanno dimostrato che il lavoro con l’animale d’assistenza provoca i seguenti fattori:
1-diminuzione della pressione arteriosa e rallentamento del battito cardiaco attraverso il solo contatto con l’animale
2-incremento di motivazione e accrescimento della propria autostima e del proprio benessere psicologico, in quanto il gioco e il divertimento portano benefici psicosomatici: le persone infatti in questo modo liberano le loro energie provando sensazioni di benessere e di calma
3-una moderazione dello stress perchè la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice con toni crescenti e interrogativi, produce un effetto rassicurante, sia in chi parla che in chi ascolta
4-miglioramento del senso di comunione con la natura aumentando il grado di attenzione e della capacità del controllo del proprio corpo soprattutto nei soggetti che compiono movimenti improvvisi o violenti che non riescono a controllare
5-integrazione, stimolazionementale, responsabilità, l’attaccamento, l’empatia e l’antropomorfismo

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Gli animali in ospedale per aiutare

Cosa fare se si intende iniziare un percorso di pet therapy

Fortunatamente sono sempre di più i centri specializzati in pet therapy assolutamente professionali e qualificati, certo è che se ne trovano di più nel centro Nord.

Tra i tanti ricordiamo l’Ospedale Niguarda di Milano e il Meyer di Firenze, la Delta Society in Lombardia e Antropozoa in Toscana: le ultime due sono associazioni riconosciute che lavorano in quest’ambito da più di dieci anni.

È bene tener presente che in un centro di TAA è sempre presente un terapeuta come per esempio uno psicologo o un pedagogo, un conduttore per gli animali, il veterinario ed eventualmente altri operatori sociali che hanno svolto corsi di preparazione alla pet therapy tipo operatori ludico motori per l’infanzia.

Sul sito internet del Ministero della Salute vengono elencate esperienze e progetti di pet therapy in Italia e viene indicato tra i migliori punti di riferimento  l’Associazione Italiana Pet Therapy, nata nel 1998.

In rete è inoltre possibile trovare  elenchi completi di centri per la pet therapy cercando “centri pet therapy in Italia“.

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Gli animali per socializzare e prendere più coscienza di noi

 

 

 

 

 

 

 

di Cristina Saglietti