Carne rossa: in Italia l’allarme è ingiustificato

 

Dopo l’annuncio dell’IARC dell’inserimento della carne rossa lavorata nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni per l’uomo e della carne rossa nel Gruppo 2, quelli probabilmente cancerogeni, intervengono due associazioni per spiegare com’è la reale situazione in Italia: da un lato abbiamo Assica-Assocarni, che spiega che nel nostro paese si mangia la metà della carne consumata in Europa e negli Usa, mentre dall’altro lato la Coldiretti, che parla della qualità del Made in Italy che ci fa stare un po’ più tranquilli.

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Assica-Assocarni: niente allarmismi!

Assica-Assocarni spiega:

Gli italiani seguono la dieta mediterranea, e quindi gli italiani consumano mediamente meno carne e salumi dei loro vicini europei, e ancora meno rispetto ad americani (sia del sud che del nord) o australiani“.

Aggiungendo poi che la nostra salute non è a rischio, anche perché c’è la qualità del Made in Italy a garantire i prodotti che portiamo in tavola.

Le carni dei bovini allevati in Italia presentano livelli di contenuto in grassi di gran lunga inferiore alla media dei paesi europei ed extraeuropei“.

Niente allarmismi:

Confidiamo non si crei un ingiustificato allarmismo che rischia di colpire uno dei settori chiave dell’agroalimentare italiano. Il settore agroalimentare in Italia contribuisce a circa il 10-15% del prodotto interno lordo annuo, con un valore complessivo pari a circa 180 miliardi di euro“.

Coldiretti e l’importanza della qualità italiana

Anche Coldiretti concorda sul fatto che la carne italiana sia più sana e sicura, perché magra, non trattata con ormoni:

Le carni Made in Italy sono piu sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione ‘Doc’ che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali tanto da garantire agli italiani una longevità da primato con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini“.

Non dobbiamo dimenticare che

il rapporto Oms è stato eseguito su scala globale su abitudini alimentari molto diverse dalle nostre“.

di Redazione