Olio di palma: facciamo un po’ di chiarezza

 

L’olio di palma fa male. Punto e basta.
Si sentono sempre più critiche a riguardo, eppure c’è chi ancora asserisce il contrario.
Sono una sostenitrice dell’informazione, anche a me non piace chi per partito preso o semplicemente per seguire la massa prende una posizione su un certo argomento, ma proprio per questo vi invito a informarvi e a chiarirvi le idee.

“L’olio di palma e l’olio di semi di palma o olio di palmisto sono degli oli vegetali saturi non idrogenati ricavati dalle palme da olio, principalmente Elaeis guineensis, ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa”. Ci spiega Wikipedia.
Lo ritroviamo in una lunghissima lista nera di biscotti e merendine del supermercato, nelle farciture dei dolci confezionati e nelle creme spalmabili di cui siamo ghiotti sin da bambini, in quasi tutti i cibi pronti e persino nei prodotti per la prima infanzia. Anche, ahimè, nella Nutella.

Perché fa male?

L’olio di palma, pur essendo di origine vegetale, ha una composizione in acidi grassi simile a quella del burro: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi (palmitico, stearico e laurico).

Dunque, proprio perché è composto da grassi SATURI fa male. Come il burro, quanto il burro, non più del burro. Allora perché eliminarlo? I motivi per farlo sono essenzialmente due: per la salute e per l’ambiente.

– Per la salute:

Recenti studi hanno rivelato che il Palmitato presente nell’olio contiene un proteina (p66Shc) che è un potente induttore di stress ossidativo a livello cellulare. Questa proteina promuove la formazione di sostanze reattive dell’ossigeno, in grado di danneggiare e uccidere le cellule del pancreas, sviluppando quindi il Diabete di tipo 2.
Altri studi riportano che, se assunto più volte al giorno, l’olio di palma può danneggiare cuore e arterie, a causa degli acidi grassi saturi che contiene.

Butter, Butter,
L’olio di palma fa male quanto il burro!

In realtà, Laura Rossi, ricercatrice presso il Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione di Roma e delegata italiana per il Consiglio Fao, sostiene il contrario, ovvero che l’olio di palma non dovrebbe essere demonizzato in quanto tale, ma basterebbe ridurne l’utilizzo all’interno della nostra alimentazione.
E continua chiarendo che sono gli acidi grassi saturi in generale a determinare problemi al cuore e al pancreas, non l’olio di palma in quanto tale. Potete leggere il suo intervento nell’articolo di Wired.

E su questo aspetto, in quanto nutrizionista anche io, mi trova d’accordo.
Il problema, però, nasce nel fatto che la quantità di olio di palma presente negli snack e in diversi prodotti alimentari, soprattutto confezionati, supera di gran lunga la percentuale massima di acidi grassi saturi che un individuo dovrebbe assumere nell’arco di una giornata, ovvero il 10% delle calorie giornaliere.
Se mangiamo prodotti fatti in casa (chiaramente utilizzando il burro) la quantità di saturi sarà nettamente inferiore, se ci limitiamo nelle dosi.

E comunque le ricerche sugli effetti dannosi dell’olio di palma continuano ad andare avanti e, in un futuro non molto lontano, potrebbero dimostrare cose che ad oggi ignoriamo completamente. Nel dubbio meglio eliminarlo del tutto, tanto si campa bene lo stesso.

– Per l’ambiente

L’olio di palma danneggia l’ambiente perché, per piantare le palme, si eliminano molte foreste tropicali principalmente in Indonesia e Malesia dove, oltre alla deturpazione, si incorre all‘eliminazione dell’habitat naturale e all’estinzione di molte specie animali. Tra cui l’orango.
Greenpeace, inoltre, ha documentato come le foreste torbiere vengano rimosse con il fuoco immettendo nell’atmosfera enormi quantità di CO2.

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Foreste bruciate per far spazio alle palme da olio

Vi riporto il commento di un ragazzo, Fabio Serenelli, all’articolo di Wired, giusto per farvi capire la questione:

“Io posso raccontare solo la mia esperienza. Ho vissuto in Malesia per un anno e mezzo e per diversi mesi, a singhiozzo, abbiamo vissuto con la spada di Damocle, la cosiddetta Haze, una nebbia bianciastra che puzza di sigaro e rende l’aria a dir poco irrespirabile: senti i polmoni pesanti e gli occhi bruciano h24.
Cos’e’ questa Haze? In Indonesia periodicamente bruciavano foreste per far spazio alle palme da olio e una densa nube biancastra si alzava funesta e spinta dal vento si piazzava tra Singapore e Kuala Lumpur. Purtroppo da lì proprio non se ne voleva andare perché’ tutta l’area è in una conca non ventilata. Ricordo che per almeno 20 giorni la visibilità non ha superato i 20m. Tipo nebbia in Val Padana, ma tossica. Non parliamo poi degli effetti sulle vite di milioni di persone, scuole chiuse per decine di giorni, code nelle cliniche, traffico paralizzato… o delle piogge acide a gogo, un altro danno collaterale che investiva e investe tutto e tutti. Andare a lavoro era un’impresa, vestiti affumicati e maschera d’ordinanza con un paio di calzini bagnati dentro come filtro. Giorni e giorni senza poter aprire porte e finestre, pena intossicazione rapida. Quello che posso dire è che il disastro ambientale da quelle parti non conosce sosta da decenni.
E’ semplicemente un’enorme fornace a cielo aperto, ma tanto è lontana…”

Conclusioni

Voglio, dunque, concludere cercando di farvi capire che nessuno vuole iniziare una battaglia nei confronti dell’olio di palma, ma piuttosto sul consumo ipertrofico che se ne fa.
L’olio di palma come il burro ela margarina contengono acidi grassi saturi e per tale motivo fanno male tutti allo stesso modo e il loro consumo va limitato, se non addirittura eliminato dalla dieta.
È importante, inoltre, che noi consumatori veniamo messi nelle condizioni di capire che cambiando le abitudini alimentari e di acquisto forse riusciremo a pretendere un maggiore rispetto per l’ambiente da parte delle aziende e un’economia più ecosostenibile.

Woman checking food labelling
Controllate sempre le etichette dei prodotti prima di acquistarli

Invito tutti, dunque, a leggere le etichette dei biscotti, delle merendine e di tutti i prodotti che acquistiamo e di scartare quelli che contengono olio di palma o “grassi vegetali” non definiti. Ricordate: “Siamo quello che mangiamo!”

 

di Eliana Avolio