Le bugie nuocciono gravemente alla salute

La favola di Pinocchio insegna: le bugie hanno le gambe corte e fanno pure male alla salute. A dimostrarlo è uno studio condotto dal team di Anita Kelly, docente di psicologia all’University of Notre Dame nell’Indiana, che ha sottoposto al test della macchina della verità 110 persone dai 18 ai 71 anni, suddividendoli in due gruppi.
Ad un gruppo è stato assolutamente vietato di dire bugie: potevano rifiutarsi di rispondere alle domande, omettere risposte, ma assolutamente non potevano mentire. L’altro gruppo, invece, non ha ricevuto restrizioni. I ricercatori hanno confrontato il livello di benessere e, viceversa, di stress, dei partecipanti, con il numero di bugie dette dagli stessi di settimana in settimana: il risultato?

Hanno scoperto che più si mente, peggio si sta, non solo dal punto di vista mentale, ma anche a livello fisico. Le persone poco sincere si ammalano di più. È più facile per loro avere mal di testa, la gola infiammata, sentirsi depressi, tesi o stressati.

“È sicuramente un obiettivo lodevole che vi siano persone più schiette e genuine, capaci di interagire con gli altri in modo più sincero – commenta lo psicologo Robert Feldman dell’University of Massachusetts di Amherst – Mi lascia invece più scettico pensare che l’onestà possa renderci più sani fisicamente, ma di certo è così a livello psicologico”.

Ed effettivamente mi trovo d’accordo con il pensiero del dottor Feldman: non penso che chi dice la verità può garantirsi un buono stato di salute che, al contrario, dipende da molteplici fattori, ma sono altresì convinta che chi dice bugie è portato sempre a riflettere, a studiare un piano per manipolare la gente e per creare nuove “favole” da raccontare. Questo prevede un enorme dispendio di energia e di forza, il cervello di queste persone lavora di più e forse si stanca prima, quindi avere frequenti mal di testa o sentirsi stressati sono conseguenze più che ovvie e, probabilmente, uno studio a dimostrazione di tutto questo non era neppure necessario.

di Eliana Avolio