Non vuoi più ingrassare? Smetti di fare la scarpetta!

Non vuoi più ingrassare? Smetti di fare la scarpetta!
Non vuoi più ingrassare? Smetti di fare la scarpetta!

Finiamo sempre quello che c’è nel piatto, un po’ per abitudine un po’ perché ci hanno fin da piccoli, sempre detto che dovevamo farlo.

Ovviamente questo ragionamento ha origini profonde, date dal senso di rispetto che i nostri genitori ci hanno insegnato nei confronti di tutte quelle eprsone che non hanno nulla da mangiare, in fatti dall’America non arriva il consiglio di lasciare nel piatto quello che non si vuole mangiare, bensì di ridurre la dimensione del piatto e la quantità di cibo in esso presente. Semplice no?

Uno studio portato avanti dai ricercatori dell’Università Americana di Cornell ha analizzato le abitudini e le porzioni nei piatti dei partecipanti alla ricerca, scoprendo così che tutti o la maggior parte di noi, apparteniamo al gruppo di persone “finisci tutto quello che hai nel piatto”.

Lo studio ha riscontrato che le persone sottoposte all’osservazione terminavano tutto quello che era servito loro, nonostante le porzioni fossero visibilmente esagerate e segretamente aumentate grazie ad un sistema di refill nascosto (il piatto veniva riempito attraverso un sistema che aumentava gradualmente la quantità di cibo nei loro piatti. Nonostante ciò, i piatti venivano sempre ripuliti.

Tutto ciò accade prevalentemente con le persone adulte, in quanto consapevolmente riempono i loro piatti con pietanze di loro gradimento, ma questa cosa invece non accade con i bambini, i quali, non sapendo se un cibo servitogli possa essere o meno di loro gradimento, ne prendono meno. Furbi no?

La soluzione quindi per dimagrire o almeno non ingrassare?

Non vuoi più ingrassare? Smetti di fare la scarpetta!
Non vuoi più ingrassare? Smetti di fare la scarpetta!

La soluzione che propongono i ricercatori della Cornell University è: porzioni più piccole e porsi la domanda “Quanta fame reale ho?” mettendo così a tacere la golosità e pensando di più alla nostra salute.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Obesity.

di Alessia Mariani