Protesi Pip: 5000 le donne italiane a rischio!

A quanto pare sarebbero 5000 le donne italiane a rischio per un impianto di protesi mammarie tossiche. La questione è molto grave: le famigerate protesi mammarie venivano prodotte dalla Pip, Poly Implant Prothese, un’azienda francese che utilizzava silicone industriale, additivi per carburanti e due sostanze impiegate nella lavorazione del caucciù.
Naturalmente questi prodotti non essendo affatto bio-compatibili, sarebbero stati la causa di un elevato numero di rotture degli impianti.

Dall'origine all'arresto

Proprio in Francia ci sono stati i primi casi sospetti di tumore al seno, riconducibili a queste protesi: migliaia le donne scese in piazza in segno di protesta e in poco tempo la notizia ha fatto il giro del mondo, visto che la Pip esportava gran parte delle protesi prodotte, anche qui da noi in Italia. Le stime parlano di oltre 400.000 donne a rischio.
Per fortuna qualche settimana fa il proprietario della Pip, Jean-Claude Mas, è stato arrestato dalla procura di Marsiglia e l’azienda francese ha finalmente chiuso i battenti, ponendo fine a questo scempio.

Le protesi in Italia

Dal monitoraggio risulta che le protesi impiantate in Emilia-Romagna sono 331, 62 nel torinese, ma ci vorrà ancora del tempo per avere le stime definitive.
Secondo il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità, per le protesi PIP, ritirate dal commercio in Italia dall’1 aprile del 2010, non esistono prove di maggior rischio di cancerogenicità ma sono state evidenziate maggiori probabilità di rottura e di reazioni infiammatorie.

Il danno è fatto!

Inutile negare il danno arrecato alle 400.000 donne nel mondo, fosse anche per la paura di avere una protesi tossica nel petto e per l’incubo di sottoporsi ad un nuovo intervento, stavolta di espianto.
Ebbene sì! In Francia, ma anche in Italia è stato disposto un piano per l’espianto delle protesi.

Speriamo soltanto che questo incubo finisca. È assurdo che una donna firmi per un intervento di chirurgia estetica per migliorarsi o semplicemente per sentirsi più bella e più sicura di sé e invece si ritrova a fare i conti con reazioni infiammatorie, nuovi interventi o addirittura il cancro.
È vergognoso! E la cosa più tragica è che nelle scorse settimane alcuni ex dipendenti dell’azienda hanno dichiarato che quel silicone veniva impiegato anche per fabbricare testicoli artificiali, se la notizia fosse confermata il numero dei casi salirebbe ulteriormente.

di Eliana Avolio