8 cose da portare in viaggio quando il viaggio è senza figli

 

C’è la possibilità che quando leggerete questo articolo io sia sbracata al mare o a fare surf o a mangiare salamelecchi portoghesi o a visitare l’acquario di Lisbona. Già. Parto. Espatrio. Me ne vò.
Dopo due anni di onorata presenza in Italia, mi accingo anche io a partire per lidi extra nazionali.

E devo dire non vedo l’ora. Parto sola, che voi sapete che per me vuol dire “non con Margherita”; e stasera mentre facevo la valigia, mi sentivo una ragazzina di vent’anni pronta per una piccola avventura.
Nella mega lista che OVVIAMENTE ho scritto in una settimana, mi sono resa conto che non apparivano medicine, libri didattici, Barbie di qualunque fattura, ma solo cose per me.

Che figata.

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René Gruau

Allora, a questo punto condivido. O meglio lo fa la mia me del passato che per me ora è presente, ma che sarà la me passata quando leggerete queste parole perché la me del futuro starà bevendo birra dopo la sua prima lezione di surf.

#1:ROSSETTO+RIMMEL E BASTA.

Capiamoci. Non avremo tempo per truccarci, perché quando si viaggia senza figli stai sempre in continuo movimento. Solo il minimo indispensabile per non sembrare un cofanone la sera a cena. Ma poi che importa. Possibile anche che non tornerai neanche a casa, che dal mare si andrà direttamente a mangiare aragoste nella stamberga poco più in là.

#2: CAPO RICORDO

Non sovraccaricate la valigia. Siate leggeri. Portatevi però un qualcosa che diventerà il vestito, o la maglietta, o il cappello, o qualsiasi cosa significativo per quel viaggio. Un capo che vi farà ricordare per sempre quel viaggio, che prenderà il sapore e l’odore di quella città, che quando d’inverno siete in preciclo e vi rode il chiccherone a stecca possiate indossarlo e ritornare serene.

#3: VALIGIA MONOCOLORE

Già è grasso che cola se riuscite a partire quei sei giorni senza il marmocchio. Ovvio è che quando tornerete, egli stesso ve la farà pagare standovi appiccicati dal primo minuto che voi rimetterete piede a casa. Ma neanche il tempo di sedervi, respirare, bere un bicchiere d’acqua, di svuotare la valigia, eh no. Per questo, cercate di portarvi cose quasi dello stesso colore, dalle mutande all’abito da sera, sarà più facile ficcare tutto in un’unica lavatrice, guadagnare tempo e maggiori baci da quel nanetto lì.

#4: LIBRO D’INFANZIA

Facciamo che i mattoni li leggiamo sotto l’ombrellone di Santa Severa. Qui, per questo viaggio, invece, godiamoci un po’ delle noi di un tempo; per questo, a mio avviso, sarebbe divertente riscoprire un vecchio libro letto magari 15 anni fa, portarselo con se e rileggere qualche passo, trovare le frasi migliori, o anche ingurgitarselo di nuovo tutto. Magari un libro imposto dalla prof in seconda ginnasio, un grande classico da ricordare come questo viaggio. Il mio? Che ovvietà: Il Barone Rampante.

#5: VESTITO NERO

Ve lo siete dimenticato e sono anni che non lo indossate più? Questo è il momento, quel momento, nel quale sarà pura magia riaverlo sulla pelle. Un vestito nero è d’obbligo su ogni donna, per ogni donna. Non è un capo base, è quella cosa che dopo l’ossigeno, ecco ci sta Lui. Lungo, corto, di sartoria, di H&M, liso, de pizzo, fate come vi pare, ma un abito, il vostro abito nero, in questo viaggio ci deve stà!!!!

#6:DIARIO, MA PICCOLO

Delle frasi. Momenti. Quando magari sei un po’ ‘mbriachella e ti vuoi lasciare andare, o per appuntarti quei negozietti lì e poi dirlo a chi vuoi tu al tuo ritorno. Ma un diario di viaggio ci vuole sempre. Che magari ci siamo dimenticati come si fa a stare al mondo senza correre e senza per forza essere veloce e poi stanchissima e poi vai a dormire e poi ti svegli e tutto ricomincia da capo.
Ecco, magari qui puoi anche tornare in albergo, farti una doccia e come per magia non essere quel troppo tanto stanca e concedersi due righe su quello che si sta vivendo. Pensa poi rileggerlo un giorno con i figli, magari grandi. Magari della stessa età di quando tu senza di loro sei partita….

#7: MEDICINE, MA SOLO PER TE

Io per esempio i primi tre giorni sempre nausea. Ma della serie che potrei pensare di essere incinta se non fosse che mi capita per ogni viaggio. E allora mi calmo assai. Però allora perché spendere soldi in farmacie che non conoscono la tua lingua e tu devi fare i salti mortali super carpiati solo per farti dare due pasticche in croce per la nausea che ti viene perché ti stai disintossicando dalle dodicimilamiliardi di accumuli lasciati a Roma? Non è meglio forse portarseli da casa?! Libertà sì, ma comodità pure….

#8: PRESERVATIVI

Un po’ la stessa cosa di cui sopra. Un po’ perché servono. Un po’ perché mo non è che se per una volta non vi portate vostro figlio in viaggio, per forza bisogna crearne uno da tenersi in pancia.

Sono stanca. Domani devo fare trecento cose prima di partire, ma poi di sicuro su quell’aereo andrò e volerò e viaggerò e non mi sentirò per nulla fuori luogo. Anche se la figlia rimane qui.

Cartoline per tutti, promesso.

 

 

 

 

 

 

 

di Elisa Giani