Amore Materno, ben arrivato (Finalmente)

 

Ok, oggi sarò breve.
Perchè qualche giorno fa ho avuto un’illuminazione e avrei in effetti dovuto scriverla qualche sera fa, ma in tutte queste sere qua avevo la testa anche da un’altra parte; dovevo cucinare dei muffin salati per mercoledì, per cui la mia attenzione non poteva diventare cumulativa riguardo argomenti diversi e svariati, per cui mi sono messa prima a cucinare e poi, cioè ora, a scrivere.

La questione di oggi è questa.

Ho scoperto che fino a qualche tempo fa io non possedevo il tanto citato, bramato e adulato amore materno.

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Amore Materno, ben arrivato

La vicenda grazie alla quale sono risalita a cotanta affermazione è la seguente:

Allora, stavamo a casa, io e Margherita. Io quel giorno ero pacifica, avevo addirittura fatto la spesa e preparato un sugo e i carciofi con le patate; la nana era buona, serena, colorava, non si lamentava e sorrideva, anche dopo una giornata di scuola.

– mina, ciccia, prendi l’oboe che studiamo un po’.
-ok mamma!
-scusa… non ho capito, hai detto okkey?!
-si perchè?
-no, niente.

Abbiamo iniziato a studiare, lei non si spazientiva, lei, se faceva qualche errore, ripeteva la strofa da sola.

A lei in quel momento stava piacendo suonare. E a me la cosa si stava smuovendo tutta; avevo come una grossa manona dietro che mi massaggiava la schiena nei punti giusti, ero in grazia di Dio, di Allah e tutti gli altri. Ero talmente ammorbidita da tutta la faccenda che mi sono permessa il lusso di farle un video.

E lo sapete cosa succede quando si fa un video? Che quando si riguarda l’attenzione che prima avevi nel sentirti “soggetto”, si trasforma in “oggetto”; mi sono vista all’esterno praticamente. E quello che ho visto è stato particolare.

Perchè ho visto una mamma (io) con una figlia (lei) che vivono da sole e che in fondo stanno bene così, che se la cavano e che sono persone NORMALI, come chiunque altro, normale come un amministratore delegato o la portiera sotto casa. E in questa normalità finalmente ho intravisto la semplicità di Margherita. Non come mia figlia, ma come persona.

Margherita è sempre stata speciale, ma per me o al massimo per il padre. Lei per il mondo è una persona, come tante, non è la più brava a scuola, non è la più bella della classe, non è la migliore in orchestra, non compone armonie per l’oboe, nè dipinge su tele alte due metri, non elabora calcoli matematici senza il fabbisogno empirico delle sue dita, nè da grande vorrà fare la speleologa. Si annoia ai musei, vuole guardare la tv appena torna da scuola, ama la cioccolata. 

Talvolta mi spiattella frasi pressochè geniali, ma credo sia il frutto unicamente di interconnessioni random.

Ovvero botte de culo.

Ogni figlio è speciale agli occhi dei propri genitori, ma quand’è che cominciano da noi a essere amati per quello che realmente sono?
Quand’è che si comincia a capire che no, decisamente non è un piccolo genio, non è più sveglio degli altri, un adone non mi sembra proprio?

Quando inizia l’amore, quello materno.
Quello che accarezza te genitore, ti fa aprire gli occhi, ma ti dice anche “non ti preoccupare, tu tuo figlio lo amerai per sempre anche con tutti i suoi difetti, anche se non diventarà presidente degli Stati Uniti, perché ora con te ci sono io”.

Prima abbiamo l’istinto materno, quella cosa per cui ti si annebbia la vista e non ci capisci nulla per svariati anni; pensi di essere l’unica donna ad aver partorito quando hai partorito, ad aver allattato quando hai allattato e via discorrendo. Sai che devi solo proteggere quel coso e ti dimentichi di tutto, anche di tuo marito, anche della tua vita.

Con l’amore materno è diverso; l’amore materno ti riassetta, ti dice che puoi uscire oppure rimanere a casa, ma senza rodimenti, ti va, vuoi stare lì. L’amico istinto questa cosa non te la fa andare tanto giù ammettiamolo.

Con l’amore materno, quello puro, quello non animale, non emotivo, ma quasi scientifico, navighi non più a vista; non ti importa se tuo figlio suona in orchestra perché tu possa dire “beh, si, ormai sono quattro anni, si si, carino….” facendo la finta tonta quando in realtà godi mammosamente come un unicorno sotto l’arcobaleno; a te importa che si diverta, che impari realmente uno strumento, ti importa di essere orgogliosa e non celebrativa.

Non si è più animale, che devi conservare il cucciolo o macchina che devi assecondare il signor comandante. L’amore materno ti mette davanti la possibilità di essere te stessa e di vedere il figlio per quello che realmente è: normale.

Io ora sono in questa fase.

Margherita è la mia vita e ora anche tutta la sua vera essenza.

di Elisa Giani