Buonanotte Mamme

 

Oggi io ho aperto gli occhi.
Accanto a me avevo il mio compagno; la sveglia è suonata un sacco di volte prima che io mi alzassi. Abbiamo fatto colazione al bar, cornetto caffè e cappuccino. Ne avevo chiesto uno integrale e me ne hanno dato uno con la crema. Lo sto ancora digerendo.
Ho pensato che in quel bar non andrò mai più.
Sono andata a lavoro, ho messo il rossetto, il mascara e un turbante nuovo sui capelli.
Era bordeaux.

Ho finito di lavorare, ho preso il motorino, sono andata a casa mia, ho fatto un colloquio con una nuova tata che dovrà aiutarmi a mantenere casa decente, poi ho dormito un po’, ho guardato Sky, ho creato dodici collane e sette orecchini.

Poi è arrivata mia figlia, l’accompagnava il papà. Profumava di albicocca perché si era fatta la doccia da lui. Mi ha chiesto subito se poteva guardare la televisione con le sue carote tagliate sottili sul divano. Ho detto di si.

Abbiamo cenato. Ho bevuto del vino rosso.

Margherita è andata a dormire dopo aver salutato al telefono il mio compagno.

Ho guardato altra televisione.

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Painting – Katie m. Berggren

Oggi io ho aperto gli occhi e ho fatto cose normali.

Cose che fanno tutte le persone normali.

Che non vivono un lutto, che non hanno la loro vita tagliata a metà.

Non voglio essere pesante. Non voglio entrare in questo vortice.

Tre giorni.

Tre giorni in cui vedo solo orrore.

Non sapete quanto sia difficile buttare giù parole. Voi l’avete fatto, avete scritto, postato, condiviso, messo foto, creato veline francesi sui vostri profili. Sembra tutto facile, tutto chiaro, i cattivi sono cattivi, i buoni sono buoni, ma anche cattivi, basta guardare la storia.

Io non ci riesco.

Io riesco solo a fare cose normali.

E sapete perché?

Perché io voglio solo fare uno cosa.

Io voglio onorare le mamme di tutto il mondo, di tutta Beirut, di tutta Parigi, facendo cose normali, perché solo così riesco a onorare i loro figli. Figli a cui hanno detto “ci sentiamo domenica prossima”, “non fare tardi”, “sono pronte le camicie stirate”, io solo così riesco.

Sshhhh. Silenzio per favore.

Forse, almeno oggi si stanno addormentando, con gli occhi gonfi, con le scatole, con le foto sul letto, con le firme negli ospedali, con i funerali da preparare.

Silenzio.

Forse oggi, ora hanno smesso di piangere per un po’. Almeno fino a domani, quando sorge il sole.

Perché quello che una mamma vuole, che una mamma ama del proprio figlio, è ciò che ama e che vuole per tutti i figli del mondo.

Vuole che tutti noi figli amiamo, ci ammaliamo, navighiamo, esploriamo, che siamo coraggiosi con la vita.

E quando uno di noi, quando un essere umano, un figlio muore, muore per ogni madre dell’universo. E l’unica cosa da fare è fare silenzio. Continuare a fare cose semplici. Piccole e grandi.

Da madre, ridatemi le vostre foto di aperitivi, di selfie, di scarpe nuove, di noia a lavoro, fatemi vedere che la vita può andare avanti, che siamo vivi.

Io non sono una giornalista, non sono una storica, non possiedo specifici e illuminanti elementi per poter capire cosa sia successo. Ho le mie ragioni per detestare esseri umani, ho le mie paure e i miei motivi per guardare mia figlia addormentarsi nel suo letto ora ancora di più rispetto a una settimana fa.

Ho solo questo.

Ma.

Quello che venerdì notte è successo mi rende comunque piccola. Insignificante. Retorica in qualsiasi parola.

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Painting – Katie m. Berggren

Per cui shhhhh. Silenzio. Le mamme forse ora dormono.

Vi prego. Continuate a vivere. Continuate a mangiarvi i sogni e a lamentarvi della cellulite. Perché peggio della morte improvvisa, è l’ipocrisia di parlarne tre giorni e poi nulla più.

Attenzione, non dico di fare finta di niente. Dico di onorare quei ragazzi come noi, facendo esattamente quello che avrebbero continuato a fare nella vita. Ovvero vivere.

Staccatevi da Facebook.

Staccatevi da Instagram.

Basta. Loro forse questa notte dormiranno. Stringeranno forte i loro mariti. E la pancia si rilasserà. Quella stessa pancia che anni prima ha accolto un essere umano. E forse domani cominceranno a ricordare i loro figli ridendo. Riguardando foto, ricordando episodi osceni e divertenti con gli amici più cari. Allora li ci saremo anche noi, che continueremo ad ascoltare musica e a bere vino fuori dalle nostre case.

Onorare la vita vivendola, credo sia la cosa migliore per tutte le mamme vedove dei propri figli.

Però, per il momento, facciamolo piano. Perché ora loro, forse, si sono addormentate.

E sognano i propri figli, piccoli.

Perché grandi per loro, per noi, non diventeranno mai.

Buona notte mamme.
Grazie per il vostro coraggio, per la vostra vita, per ciò che avete creato con il vostro amore.
Per il corpo che avete cresciuto, che non ci sarà più, per l’anima che avete alimentato, che rimarrà per sempre.

di Elisa Giani