Cara figlia, non ti sopporto

 

Probabilmente per questo post io e mia figlia litigheremo a morte fra qualche anno.
Probabilmente sarà una litigata abbastanza forte e sicuramente lei avrà ragione. Perchè un conto è il lavoro, poi però dopo esiste la vita privata, quella fatta di emozioni e sensazioni, che forse è meglio tenersi un po’ per se.
Che poi lo faccio praticamente sempre; quella velata ironia su casini vari e quotidiani esiste per creare confini e non per forza per costruire costantemente quell’alone di fascino proprio di una mamma single e giovane. Che poi giovane….
Oggi però non è così. Oggi sono stanca, incazzata nera e stufa. Capita sì e no una volta l’anno e oggi è quel giorno.

Florian Nicolle

I bambini, i figli, non sono sempre facili, hanno il loro carattere e se prendono dai propri genitori, nove volte su dieci hanno un carattere di merda, perché noi per primi siamo disattenti, maleducati, ascoltiamo poco e andiamo sempre di fretta.
Non concediamo nulla al caso, canalizziamo le nostre forze su prospettive spesso più alte di noi. E questo i figli lo sentono e si oppongono e cercano di tirare fuori la loro personalità senza preoccuparsi delle conseguenze.

Oggi mia figlia ha letteralmente disubbidito a qualsiasi cosa io dicessi; oggi mia figlia non si è fatta sopportare neanche un minuto. E non mi vergogno a dirlo. Oggi mia figlia mi ha strappato, lacerato, messo troppo in discussione, ha cancellato qualsiasi tipo di autoritarismo io avessi su di lei. Oggi mia figlia è stata maleducata e capricciosa e io ero lì, inerme, a raccogliere i pezzi della mia maternità vanificata ogni secondo da lei.

Parole forti, ma anche no.
Parole inquisitorie, certo, ovvio.

Direte “ma è una bambina”; no signori, questo non la giustifica, non giustifica alcun bambino e alcuna loro azione estremamente scorretta nei nostri confronti.
Io non ci riesco, la mia pazienza HA REALMENTE un limite. I bambini stronzi di oggi diventeranno gli adulti del domani e se vengono trasportati all’interno di questa soffice bolla di inqualificabile affetto a priori, vedranno solo confusione e cresceranno accecati dal proprio ego.

E noi, madri, padri, perché ci spaventiamo tanto di crollare?
Da cosa nasce questo fastidioso senso di colpa che non ci permette di alzare le mani e qualche volta dire “ok, stop, io arrivo fino a qui.”

Anche noi siamo fatti di carne di ossa di stanchezza, non possiamo scambiarci costantemente per super eroi.
Prima di essere genitori siamo persone.
Prima di essere genitori siamo esseri fallibili.

E io non ci trovo nulla di sbagliato in questo.

Sono una persona debole? Non lo so, non credo, sono solo sincera. Non posso perdere quella che sono, neanche per mia figlia, non posso passare sopra azioni che mi mandano al manicomio, anche se compiute da Margherita.

L’amore per i figli è grande, forse a tratti enorme e totalmente ingestibile, straripa come un mare in piena e in tempesta e noi siamo lì, piccole dighe che cercano di arginare l’enorme potenza che spinge sempre più forte. A volte riusciamo a controllarla, altre volte no.

L’amore per i figli è cieco. A volte la loro arroganza la scambiamo per esuberanza, la loro negligenza per indipendenza; e quando la nostra stanchezza prende il sopravvento, ecco che il prosciuttino davanti agli occhi scivola via e li vediamo per quelli che (a volte) sono.
Bambini, quindi teneramente egoisti e pasticcioni, costantemente vogliosi e caparbiamente monelli.
Oggi io ho visto questo, solo oggi, perché domani ricomincerò a rivedere Margherita come la più grande oboista del pianeta o come la bambina più generosa della scuola, che poi probabilmente lei è anche tutto questo.

Dipende da noi quindi? Dobbiamo calmarci, correre di meno, non lo so, ma non credo. Penso che qualsiasi genitore sia il genitore più bravo del mondo, solo che a tratti ci si scontra anche con loro, il nostro mondo, il nostro specchio. Cadiamo e poi ci riacchiappiamo e andiamo avanti. Fondamentalmente perché abbiamo l’assoluta certezza che solo loro ameremo per sempre. Per cui uno svarione ogni tanto ci sta, ci deve essere e non siamo sbagliati per questo.

Stasera, mentre le mettevo il suo pigiama, lei mi guardava, mi fissava, aspettava una mia parola, aspettava che l’angolo della mia bocca si tirasse su, era una piccola agonia per me, ma dovevo “resistere”, per me, per non neutralizzare in un secondo la sgridata di mezz’ora prima. Avevo il cuore stretto, lei probabilmente lo aveva largo, in attesa; il sorriso non arrivava, i lacrimoni sì, poi una carezza si è appoggiata sulla mia guancia, un’altra sulla sua, la camera colorata era in silenzio.

– Mamma, non l’ho fatto apposta, veramente.

–  …

– Mamma.

–  …

–  Mamma, scusa.

–  Margherita, oggi non ti ho sopportata neanche per un minuto.

–  Però mi ami?

–  Certo. ti amerò per sempre, oltre i confini dell’universo e poi ancora più in la. Ma devi imparare e io insegnare, e forse oggi non ci siamo riuscite, capita. Proveremo domani.

– Ok, buonanotte.

–  Notte.

 

di Elisa Giani