Cartoni animati 3.0: la classifica sconcertante di mia figlia

 

C’era un solo canale. E poi c’era un solo orario. Prima di quell’orario io dovevo sorbirmi in ordine:
– il pranzo è servito
– la signora in giallo
– il telegiornale
Poi dovevo fare i compiti e poi la tanto attesa consumazione della merenda davanti al divano era pronta. Quello di mia nonna era scomodo un casino, aveva braccioli fiorati e tessuti che al cambio di stagione frizzavano con le mie tute.

Però quello era il mio momento e mai nessuno, NESSUNO, l’avrebbe interrotto. Esisteva un canale preciso, che per due ore trasmetteva cartoni animati giapponesi con dubbiose teorie riguardo questioni come la fisica e punti di fuga. In questi cartoni si intrecciavano storie che erano d’amore, di sport e di combattimenti cruenti contro uomini mascherati. I buoni erano i buoni. Le donzelle erano donzelle e tutto ruotava intorno a occhini infantili curiosi e trepidanti.

Se ci avessero scattato foto in quei momenti, ora avremmo bambini con vestiti di dubbio gusto, ma con mandibole aperte o con corpicini saltellanti durante le sigle di Cristina D’Avena.

Oh santo cielo come sono Amarcord!

Però è così. Non voglio togliere a nessuno il diritto di crogiolarsi nella propria generazione, ma in questo caso ovvio che sì.
Eravamo i meglio.
Loro erano i meglio.

Posso arrivare a giustificare un cartone raffigurante ragazzini che partecipavano a tornei con palle dalle quali spuntavano animali mai visti, ma ora, porca miseria, tutto è diverso.

Ormai i cartoni animati dei nostri figli sono talmente ipercinetici che catturano anche noi genitori, perché anche voi venite rapiti dai loro episodi, vero?! Anche voi seguite e sapete quando finisce la prima serie e quando comincia l’altra?! Anche voi cenate di fretta perché poi c’è la season finale, VERO?!

Dunque, in questi sette anni di carriera come madre, sono passata da:

– figure geometriche inquietanti con sottofondo musicale tipicamente in stile classico perché faceva fico;
– apette che non facevano altro che stare su un trenino di merda per cantare tanti auguri a pupazzi bidimensionali con appiccicati sopra facce di bambini speranzosi di essere appiccicati a pupazzi bidimensionali per farsi cantare tanti auguri da apette su un trenino di merda;
– maiali con famiglia a seguito che tutto mi facevano intendere tranne che erano animali gentili e puliti dato che il loro maggior divertimento era quello classicamente antigenitoriale di tuffarsi in pozze fangose;
– ragazzine russe che soggiogavano orsi enormi e rompevano i cosiddetti, a dimostrazione che le donne possono essere malefiche a cominciare dall’età di cinque anni;

Poi un giorno mia figlia compie il passo. Finalmente cambia, fa il passaggio. Acchiappa il telecomando e cambia canale. E si mette in assetto da cartone-pre-pubertà-ma-ancora-da-piccoli-perché-dopo-ormai-c’è-solo-Violetta. Allora io penso “wow, che bello, finalmente un ladro gentiluomo, o una squadra di pallavolo o una bella telenovela cortooniana” e invece no.

Questi cartoni sembrano essere fabbricati sotto acido, ma di quello tagliato malissimo. Ma l’innocenza? Il gioco delle tre carte? La competizione spicciola? Il bene che vince sul male?

Nulla. Solo Acido. Acido e oppio.

AL #5 POSTO DELLA CLASSIFICA DEI MIGLIORI CARTOON DA SCONSIGLIARE A CHIUNQUE:

MY LITTLE PONY

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MY LITTLE PONY

Avete presente gli orsetti del cuore o i mini pony della nostra generazione, che fondamentalmente non facevano nulla se non passeggiare fra le nuvole? Nulla di tutto ciò. Un pony organizza festini, un altro sta a ruota per le mele, poi c’è la svampita che parla con gli animali manco San Francesco, poi c’è la transgender che vola e la tipa stressata che cuce abiti improponibili per poi concludere con la capo gruppo che crea dal nulla pozioni. Potenzialmente le stesse che si bevono gli autori prima di scrivere le puntate.

AL #4 POSTO DELLA CLASSIFICA DEI MIGLIORI CORTOON DA SCONSIGLIARE A CHIUNQUE:

LITTLE PET SHOP

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LITTLE PET SHOP

C’è una ragazzina senza madre che parla con gli animali, poi c’è una cinquantenne scocciata che ha un negozio di animali, però lei non parla con gli animali, poi ci sono due coatte gemelle viziate piene zeppe di soldi che dicono sempre “cioè”. Il plus ultra di tutto ciò che odio nella vita.

AL #3 POSTO DELLA CLASSIFICA DEI MIGLIORI CORTOON DA SCONSIGLIARE A CHIUNQUE:

I MALEDETTI SCARAFAGGI

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I MALEDETTI SCARAFAGGI

Qui credo ci sia lo zampino di Lynch. Altrimenti non si spiega perché un cane (o un gatto?!) abbia una casa enorme a tre piani in un quartiere residenziale della madonna, con tutti i lustri del caso, ma non riesca comunque a togliersi dal villone tre scarafaggi che più crudeli io non li ho mai visti. La commistione odio-amore è talmente latente che comincio seriamente a pensare che a causa di questo cartone animato, mia figlia si possa innamorare addirittura di un laziale.

AL #2 POSTO DELLA CLASSIFICA DEI MIGLIORI CORTOON DA SCONSIGLIARE A CHIUNQUE:

HUBERT E TAKAKO

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HUBERT E TAKAKO

Due amici che convivono. Lui, maiale ossessionato dall’arredamento d’interno, dalla pulizia e dalla commessa del supermercato sotto casa. Lei, mosca pankettona con i genitori sull’orlo del divorzio, sempre e costantemente disordinata e follemente innamorata di un fusto palestrato alto quattro metri e mezzo del piano di sotto. Entrambi amano le serie tv e si chiudono in follie tipo ammaestrare una torta parlante perché fatta con troppo zucchero. Io questi, in realtà un po’ li amo.

AL #1 POSTO DELLA CLASSIFICA DEI MIGLIORI CORTOON DA SCONSIGLIARE A CHIUNQUE:

GUMBALL

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GUMBALL

Qui comanda la follia. Dalla tecnica di animazione alle storie. Non c’è mai un nesso. Una famiglia di animali presi a caso vivono esperienze e sogni in un contesto dove i protagonisti sono animati (cioè disegnati) e tutto il resto no. I migliori amici dei due fratelli protagonisti sono un tirannosauro, un gigante e un palloncino, tutti facente parte della stessa scuola. Il padre sembra la copia animata di un neonato di sei mesi e il ritmo delle storie sembra scritto da Gondry. Vi assicuro, lo vedrete una sola, unica volta e non potrete più farne a meno. Tipo canale preferito su Youtube senza che vostro figlio lo sappia.

Ce ne sarebbero altri miliardi. Ma lascio a voi la scelta. Scusate ora devo correre. C’è la season finale dei I due Fanta Genitori.

di Elisa Giani