Chef Rubio: La donna Secondo Me

 

Non ha bisogno di presentazioni: con oltre mezzo milione di followers su Facebook, più di 75mila su Twitter e 170mila su Instagram, Chef Rubio è senza dubbio uno dei personaggi più conosciuti e amati da tutti e in particolare dal gentil sesso. Saranno le sue origini di Frascati, il suo fisico da rugbista, il suo essere apparentemente scontroso e incavolato con il mondo o il suo modo di cucinare a renderlo letteralmente irresistibile.
Chef Rubio è un autentico fenomeno mediatico grazie al format di successo “Unti e Bisunti“, serie TV-cult dedicata allo street-food, in onda per la prima volta nel 2013 su DMAX , giunta alla terza edizione nel 2015 e oggi distribuita in oltre 80 paesi del mondo. Con un linguaggio unico e uno stile personale inconfondibile, Rubio in poco tempo si è affermato in TV come l’antichef rude e tatuato che conquista tutti per competenza e originalità.

La storia del suo successo ha ispirato il film “Unto e Bisunto” atteso a dicembre 2016 su DMAX. Poco più che trentenne, con un passato da rugbista professionista e un diploma all’ALMA nel 2010, Rubio è oggi un cuoco non–convenzionale, indipendente, non ha un suo ristorante, ma è sempre in viaggio alla scoperta di saperi e sapori. Da sempre impegnato su più fronti nel promuovere la “buona cucina” come paradigma di convivialità, benessere, integrazione e recupero sociale specie per le realtà più in difficoltà.

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Chef Rubio con le mani in pasta

A tal proposito lo scorso giovedì 6 ottobre ha inaugurato il seminario di cucina rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Bologna promosso dalla coop. Soc. Siamo Qua. Fatto tesoro della recente esperienza alle Paralimpiadi di Rio, dove ha cucinato per gli atleti Azzurri come Chef ufficiale di “Casa Italia”, Rubio ha tenuto una lezione di due ore sulla gestione e sulla preparazione dei cibi per le mense. Si tratta di un ulteriore impegno del cuoco frascatano nel segno della “buona cucina” intesa come nutrimento per il bene sociale di ogni categoria socio-culturale attraverso la convivialità e l’integrazione.

L’appuntamento con i detenuti a Bologna fa seguito alle passate esperienze di Rubio nel carcere delle Vallette di Torino e ai fornelli del carcere di La Spezia. “L’intenzione – spiega Chef Rubio – era quella di tornare in carcere con Marco Pannella. Così c’eravamo promessi a gennaio durante una diretta su Radio Radicale: lui avrebbe digiunato ancora per il diritto e la legalità all’interno delle carceri, ma da ottimo cuoco qual era avrebbe spadellato volentieri assieme a me per dare a chi ha sbagliato una chance di costruire un futuro lavorativo dopo il fine pena. Questa lezione sarà la mia promessa mantenuta in quel solco comune tracciato da Pannella“.

E’ stato un grande onore per noi di Bigodino poterlo intervistare e farci raccontare l’esperienza con i ragazzi del carcere di Bologna, i suoi prossimi progetti tra cui il film in uscita a dicembre su DMAX e un nuovo libro, ma anche qualche domanda sulle donne e soprattutto il suo ingrediente segreto che lo rende così irresistibile ai loro occhi.

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Chef Rubio pronto per Casa Italia in occasione delle Paralimpiadi 2016 a RIO

Dopo la recente esperienza alle Paralimpiadi di Rio, quella nel carcere delle Vallette di Torino e ai fornelli del carcere di La Spezia  oggi hai tenuto una lezione di due ore sulla gestione e preparazione dei cibi per le mense ai detenuti della Casa Circondariale di Bologna. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa esperienza? Durante le ore di lezione che rapporto hai con i ragazzi del carcere? Avete modo di conoscervi? C’è qualche storia in particolare che ti ha colpito?

Quello di oggi alla Casa Circondariale di Bologna è la mia terza esperienza di questo tipo, che faccio con grande piacere e interesse. Non c’è una ragione in particolare se non quella di condividere con queste persone la mia passione per la cucina e insegnare loro a realizzare dei piatti da poter poi riproporre e mangiare. In realtà durante il seminario cerco di non stabilire nessun rapporto in particolare, quando varco la porta d’ingresso di una struttura penitenziale il mio obiettivo è quello di cucinare, far vedere a questi ragazzi come realizzare qualcosa con le loro mani. Non chiedo mai quali sono i motivi o la pena che li ha portati dentro; non voglio sapere cosa ha fatto chi segue la mia lezione, non mi interessa. Sono persone che hanno sbagliato e sono lì per scontare una pena e io sono lì per insegnare loro qualcosa di nuovo e utile a rimettersi in gioco.

Questo progetto ha tra gli obiettivi quello di valorizzare le potenzialità all’interno del carcere, dando la possibilità ai detenuti che hanno già frequentato un corso di cucina di acquisire nuove professionalità e, perché no, tentare di stabilire le premesse per l’art. 21 o possibilità lavorative future. Il seminario è rivolto solo agli uomini oppure ci sono anche delle donne? Che rapporto hanno i ragazzi con la cucina, come la vedono e come vivono questa esperienza?

Per il momento ho avuto modo di fare lezione e incontrare soltanto uomini che poi sono quelli che gestiscono e si occupano della cucina e della mensa. All’interno delle strutture penitenziarie in cui sono stato le donne sono 1/5 rispetto agli uomini quindi in numero minore rispetto alla popolazione maschile. In proporzione sono più gli uomini a commettere crimini rispetto alle donne e molti di questi sono di carattere passionale. Spero che vivano questa esperienza come un momento dove poter evadere e imparare qualcosa che possa aiutarli una volta scontata la pena a ricollocarsi. perché no, anche nell’ambito della ristorazione.

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Gabriele Rubini alias Chef Rubio

In una recente intervista a Radio Radicale avevi promesso all’onorevole Marco Pannella che saresti tornato in carcere a “spadellare” insieme a lui. Tu hai mantenuto la promessa. Cosa rappresenta per te questo progetto? Cosa pensi di dare a queste persone e cosa danno o hanno dato loro a te?

Oggi sono doppiamente felice perché sono riuscito a mantenere la promessa fatta a Marco. Come già detto non mi aspetto nulla in particolare se non quello di cucinare e insegnare qualcosa che possa essere utile a questi ragazzi sia dentro la struttura che fuori. Oggi ad esempio ho fatto vedere loro come preparare la pasta fresca, come utilizzare ingredienti semplici e come poter riutilizzare e trasformare gli avanzi in qualcosa di buono e sfizioso come ad esempio delle polpette. Quando sono dentro il tempo per me è come se si fermasse; potrei passare molte più ore con loro.

Nell’ultimo anno negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Italia sta interessando molto una serie tv che racconta la vita delle donne in un carcere. Tante storie, tanti amori, tante situazioni a volte molto forti e commoventi. Quanto pensi che si ci sia di vero nella serie tv rispetto alla realtà?

Conosco la serie tv, ma non la seguo, non ho tempo di guardare la tv. Sinceramente penso che la realtà sia ben diversa da qualsiasi altra descritta in una serie tv e abbastanza edulcorata ovviamente. Certamente le situazioni che si creano all’interno di una struttura correttiva vera sono molto più accentuate e crude; lì dentro tutto è amplificato: un banale battibecco o uno sguardo interpretato male possono sfociare davvero in qualcosa di molto serio e pericoloso. Tutte le emozioni positive e negative sono vissute molto intensamente. Chiunque passi del tempo lì dentro inevitabilmente risente dello stato d’animo dei detenuti proprio come in una famiglia si gioisce insieme e si piange insieme.

Sei uno degli chef più conosciuti, amati, talentuosi e sex symbol del nostro paese. Ogni volta che si pronuncia il tuo nome le donne impazziscono. Ma qual è il tuo ingrediente segreto con le donne?

Essere me stesso.

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Chef Rubio: a dicembre uscirà il suo film Unto e Bisunto

“Essenziale. Personale. Intima” così hai definito la tua cucina in tre aggettivi e per la donna quali useresti?

Userei gli stessi aggettivi.

Il tuo lavoro e la tua passione per lo street food ti hanno portano a girare il mondo. Di quale street food ti sei innamorato? C’è stata una donna che ti ha fatto perdere la testa?

In realtà mi sono innamorato di tutti gli street food che ho scoperto e assaggiato in giro per il mondo, non ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionato o che mi ha fatto perdere la testa. Anzi ti dirò di più: li mangerei tutti di nuovo uno per uno perché ognuno mi ha dato qualcosa e soprattutto mi ha lasciato un ricordo speciale. Lo stesso concetto vale per le persone incontrate e nello specifico per le donne. Mi sono innamorato di tutte e di nessuna. Poi dipende anche dal momento che stai vivendo, è un po’ come quando cucini e pensi a dei piatti: ci sono periodi in cui crei e desideri un piatto particolare e altri periodi in cui ne pensi, ne crei e ne vuoi più di uno.

Cosa deve fare o non fare una donna per conquistarti?

Deve essere se stessa senza esagerare in nulla, ma soprattutto accettarmi per quello che sono.

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Chef Rubio in posa per uno shooting

Come ti vedi tra 10 anni?

Morto! Dieci anni sono tanti. Scherzi a parte, sicuramente continuerò ad avere le mie 3 o 4 passioni più grandi e poi altre 200 attività. Io non amo stare fermo, non posso fermarmi.

di Marco Ricci