Codice telefonico fra me e mia figlia

 

Se c’è un qualcosa che abbia avuto un’evoluzione immensa al pari del naso di Michel Jackson, sono i telefoni.
Quando io ero microscopica e stavo al mare, esisteva una sola cabina della Sip; bisognava, dopo 10 ore di spiaggia, andare a casa, lavarsi, improfumarsi e scegliere l’outfit giusto per andare a telefonare.
Non troppo sportivo, ma neanche troppo elegante; i capelli dovevano essere sciolti, in modo tale da arricciarcisi il dito indice, e le scarpe categoricamente chiuse, visto l’alto tasso di vetruncoli presenti in cabina.

Probabilmente mia madre si portava le Superga al mare solo per telefonare. Che poi mia madre stava con me tutta l’estate, per cui a me non interessava nulla, ma proprio nulla quella passeggiata; toccava vederla ridere da fuori una porta a soffietto, o litigare, o attaccare dopo mezzo secondo che si era lì, perché le amiche erano già uscite. E allora si ritornava indietro. Altri dieci minuti a piedi. Con le scarpe chiuse. In agosto.

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Codice telefonico fra me e mia figlia

Che freschezza.

Oggi tutto è diverso. Ovvio, motivo per il quale non mi soffermerà troppo a lungo sull’elemento telefono+evoluzione, anzi non lo tratto proprio. La differenza che più mi colpisce e che dimostra anche l’impennata evolutiva del genere umano è che ora non è la mamma a stare al mare con te e a chiamare qualcuno, ma è il figlio che comodamente da un cellulare chiama la mamma.

Che evoluzione.

Questo praticamente capita alla sottoscritta durante il mio quotidiano estivo, ovvero la figlia che gira per litorali italiani e io, povera stronza, che rimango a casa a Roma a lavorare.

Voi direte, “beh, super vacanza”, in realtà si e no. E no perché voi non potete capire quanto sia difficile comunicare con una ragazzina di sette anni e mezzo tramite unicamente un telefono che non prende mai (ormai siamo talmente evoluti che i telefoni col filo sono evaporati) e dopo un’ intera giornata di mare.

Però negli anni ho studiato, e pure tanto; ho calibrato i momenti, le temperature, la genetica e gli astri per arrivare a codificare tutti i grugniti più comuni utilizzati da Margherita durante le nostre telefonate estive.

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Codice telefonico fra me e mia figlia

#1 L’OK

-amore comportati bene
-ok….
-e ubbidisci a nonna
-ok…..
-pannocchia mi stai ascoltando?
-ok……..
-se non la pianti regalo tutte le tue gonne ai poveri
-ok………….

L’ok è il “mammachepallesodistruttaciaotivogliobene”; è la chiave per capire in realtà cosa ha fatto durante la giornata. Non ha mai smesso di stare in acqua? 56 ok. E’ andata al mercatino di mattina presto? 23 ok. Ha mangiato tre gelati? 18 ok (perchè qui si sente in colpa che ha sgarrato, quindi un minimo di retta me la dà, ma un minimo proprio…).

Per un solo motivo l’ok sparisce dalla telefonata, il più tragico ed emotivamente delicato. Quando al bambino tu, non si sa perchè, già gli manchi. E allora, al posto del tanto amato ok, sarà presente ben altro….

#2 SI, MA.

-guarda che domani sicuro ti divertirai di più, oggi ha pure piovuto…!
-sì ma fhrgvsnegriwuchmfgrfiosfshugvsugcafsgvhsiughcnpchgf voglio te mamma!!!!!!
-piccola fra poco torni, ora goditi la spiaggia, il mare, gli amici, qui fa pure caldo
-sì ma mverigcighieghmsvdhcmshfgpsiuhcgmpshgpesghvipshgcpo voglio te mamma!!!!

Ti strappa il cuore te lo lacera, lo fa in piccolissimi brandelli e poi te lo fa ringhiottire con questi sì, ma urlati con così tanto pathos che neanche gli attori di Ronconi hanno mai avuto.
Che poi a un certo punto, scoppiando in lacrime, mai che un adulto stia vicino al bambino in quel momento, per cui tu a 600 chilometri, non solo devi consolarlo, ma devi anche cercare di carpire cosa stia dicendo, quali infernali promesse o patti stia organizzando per fotterti poi sul più bello a metà ottobre. (“mamma ma quest’estate me lo avevi promesso! mi ha promesso che mi portavi a Euro Disney proprio domani!!!!!!“)

#3 MH MH….

-sei sceso in spiaggia?
-mh mh
-ma lì con te c’è nonna?
-mh mh
-Margherita, cavolo, mi vuoi ascoltare un secondo?!
-sì va bene grazie, ciao mamma!

E’ probabile che ci sia qualche videogames nei paraggi. Che io odio. E lei lo sa, oh sì che lo sa, e ha paura, non profetizza parola, smugugna perché sa che la sua voce potrebbe riflettere su quegli strani schermi demoniaci e far arrivare fin qui ciò che sta facendo. Ciò che sta commettendo.

Ovvero la più grande e segreta mia delusione. Avere una figlia che invece di un libro, si scorrazza un Sega Mega Drive ripulito per la spiaggia con lo stesso orgoglio di un “Barone rampante” di Calvino. Per questo tace e si ferma immobile. Furbetta la nana…

#4 CIOE’/QUINDI/ALLORA

-allora piccoletta?
-cioè/quindi/allora mamma sono stata benissimo oggi
-bene sono contenta
-cioè/quindi/allora/ perchè Gaia è proprio simpaticissima, abbiamo fatto un sacco di tuffi e mangiato il gelato insieme!
-Hai visto? Sent..
-cioè/quindi/allora mamma ti devo salutare che mi sta chiamando Gaia e ha detto che stasera vado a cena da lei, qui è uno sballo wowowowowow.

Questo è il momento delle vacanze di mia figlia che preferisco. Quando si trova l’amichetta nuova e tutti i suoi timori di un’ipotetica noia mortale per due settimane di fila, svaniscono. Ora ha il pieno possesso delle sue giornate e della sua nuova routine marittima; parla strano, perché una bambina più una bambina di solito fanno una ragazzina stramba ed è questo che sono due nuove amichette al mare.

E a me piace. Io di solito a questo punto della sua vacanza comincio a fare meccanicamente solo una cosa: attacco il telefono e piango.

Ce ne sono un’infinità. Potrei fare un elenco di stranezze riguardo la parlantina o meno di quella nana, ma mi è salito un friccichio strano con tutto questo ricordare.

Per cui vi bacio,
io attacco qui
e vado a chiamare mia figlia.

 

Illustration by Gaëlle Boissonnard

di Elisa Giani