Come insegnare l’importanza di un viaggio a tuo figlio

 

Tornai.
Erano due anni che non partivo; e ovviamente la cosa più incredibile non è stato tanto la meta, quanto il viaggio in se.
Perchè quando sei lì fuori, tutto puoi essere e tutto puoi fare, anche vestirti una merda, tanto il concetto è sempre lo stesso, tutte quelle persone non le vedrai più.

Assecondando questa distorta visione di me stessa, ogni giorno ho cercato di vivere il viaggio a pieno fuori da qualunque schema.

Ogni mattina era UNA mattina.
Ogni giorno era la possibilità di scoprire il nuovo, la parte piacevole o meno di ciò che mi vive intorno.

Curiosità, orari sfalsati, stupore. Questo per me è stato il Portogallo. E tanto insegnamento; si perchè viaggiare senza mia figlia a me ci vuole.

Signori, lo confesso, come se non lo confesso, io ho bisogno a volte di staccare da qualsiasi mia frenesia genitoriale, allontanarmi, e stuzzicare solo me, Elisa, di anni 32, sull’orlo della povertà, ma ancora capace di camminare anche per otto ore di seguito.
Non mi vergogno di dire che forse la possibilità di viaggiare sereni è forse una delle cose più positive dell’essere separati con un figlio. Tu parti e lei rimane con l’altro genitore. Tu sei serena e con la coscienza a posto e lei se la diverte piacevolmente con l’altra metà della sua vita. Tu poi tornare, lei ti abbraccerà e continuerete le vacanze insieme, ma con una nuova energia da regalare senza alcun tipo di senso di colpa.

Concedetemi almeno questo.

Quindi, goduriosa di ogni attimo totalmente adulto del mio viaggio, eccola lì che comunque ai nani ci si pensa sempre. Questa volta mi è capitato però di osservare e carpire ciò che fondamentalmente un viaggio più o meno organizzato, può regalare e insegnare, e ho cercato di incanalare piccole chicche da ritrasmettere poi a Margherita.

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Come insegnare l’importanza di un viaggio a tuo figlio

#1: CONOSCENZA DELLE LINGUE. 

Dentro un bar, al mare o anche mentre ci si riposa vicino un chioschetto al centro della città, esistono mille modi in viaggio per attaccare bottone con qualcuno e magari farsi raccontare la sua esperienza di vita; io adoro sempre schiantarmi con nuovi volti, soprattutto quando sono fuori da Roma, la questione è che senza conoscere perfettamente una lingua che non sia l’italiano, tutto questo non si potrebbe fare. Che ne sai se quel surfista avrebbe voluto regalarti una lezione gratuita per tutto il giorno se non sai capire quello che ti dice! Le lingue, fondamentali, soprattutto con tipetti biondi e di ciavatte muniti.

#2: ELEMENTI SUPERFLUI.

Siamo sicuri sicuri che tutto ciò che è contenuto a casa nostra sia indispensabile? No perchè magari con i soldini spesi per l’ennesimo paio di scarpe, ci si potrebbe pagare la corriera per arrivare nel punto più occidentale dell’europa. Magari al posto di quel gioco lì che non userai mai, magari, riusciamo a vedere i delfini, magari, e dico magari, possiamo anche contenerci, e capire che voi figli non siete minorati se non avete tutto tutto e non genitori, non siamo genitori ingrati se magari scegliamo di dire qualche NO.

#3: BULIMIA VATTENE VIA

A casa nostra vogliamo tutto. E così anche i primi giorni di una viaggio. Ci si sveglia alle sette del mattina per una tabella di marcia che neanche Napoleone. Non si mangia, non si parla, bisogna fare tutto, e il ritmo nostro consueto personale, si riflette anche a chilometri e chilometri da casa nostra. Ok. E allora no, porca miseria. Allora ora tiriamo il freno a mano facciamo cinquantacinque cose in meno e godiamoci solo il fatto di stare li. Questo una volta tornati a casa porterà anche i nostri figli ad essere più calmi, a chiedere meno, a non essere ansiosi di avere e fare e di godersi anche la nostra amata e dimenticata amica noia.

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Come insegnare l’importanza di un viaggio a tuo figlio

#4: LA VERITA’ VI PREGO SUL SILENZIO.

Vivere un viaggio significa anche vivere un momento, più momenti in silenzio. A me capita spesso, anzi sempre. Potrai fare un viaggio con quindici o un’altra sola persona, ma a volte ti serve proprio starti zitta. Perchè lì c’è qualcosa che ti viene offerto gratuitamente e tu non devi far altro che accettarlo così com’è. Come un figlio e il figlio come con un genitore. Quello hai e quello amerai. Quindi basta, basta rompere le palle se non ha le ciabatte o la camera non è totalmente in ordine; guardatelo in silenzio mentre ha finito di costruirsi la tenda in salone, sacrificando per sempre l’interior design di casa. Amen. Lui in quel momento è il tuo spettacolo, come l’ultimo tramonto dove guardavi le nuvole senza preoccuparti se le tue scarpe fossero perfettamente pulite.

#5: L’UNIVERSO E’ PARECCHIO GRANDE.

La tua camera da letto. La tua casa. Il tuo quartiere. La tua carta da parati. Le tazzine. Il tappetino al bagno. Le dicerie del salumiere. La colazione per socializzare. La gelosia della ex. La rottura di palle. L’invidia. La lagna. Allora ora le faccio vedere io. I like sbagliati. I social network. Gli hashtag. Primeggiare. Contrariare. Infuriare. Istigare. Scopare. Svaligiare. Sperperare. Supplicare. Odiare. Avere dinamiche distorte. Avere dinamiche giuste ma in fondo distorte.

Ragazzi. Noi non contiamo nulla. Siamo il nulla del nulla. Prendete tutte le vostre belle e metaforiche sacche di nulle e andate dall’altra parte del mondo. Secondo voi vi servirà l’arroganza? Serviranno le piccole e inette dinamiche che ci legano ogni sacrosanto giorno a quella stramaledetta sedia che noi chiamiamo vita. Oppure servirà umiltà, serenità e apertura mentale?

Perchè forse un viaggio sta a noi come noi siamo ai nostri figli.
E non è detto che vengono su stronzi solo perchè guardano la televisione.
Perchè si può vivere anche in mezzo a mucche, cani nelle montagne del nord Italia; se il tuo cervello non sconfina, la colpa sarà solo tua.

Viva i figli.
Di viaggiatori.
Che viaggiano.
Anche senza di loro.
Ma che poi tornano.
Sempre.
Solo per loro.

 

 

 

Foto: Pixel Pancho

 

di Elisa Giani