Famiglia allargata 5.0. Quando nasce la Mimmi

 

Allora. Non so perché, ma io ormai nel cervello ho della mia infanzia flash chiarissimi, attimi nitidi e cristallini. Sono più facili loro da ricordare che quello che faccio la sera prima di una sbronza. E sono così chiari che mi danno la possibilità di ricordare anche come ho reagito a quella “X cosa” e come da quel momento la mia vita, i miei pensieri e la mia logica sono andati avanti.
Era estate, era il matrimonio di mia madre. Lei un fiore nel deserto con un vestito candido che sfiorava gli anni Ottanta (e meno male) per accarezzare la sobrietà e la festa stile Helmut Newton. Io avevo dei boccoli riccissimi, che per farmeli la mattina avevo carta stagnola ovunque, e un fiocco rosa confetto dietro la mia schiena. Ma questo non m’impedì di fiondarmi all’interno di una piena azione ludica continua durante il ricevimento.
Così, tra un nascondino con i miei cugini e un piatto di tortellini al tartufo, di colpo, quasi di sfuggita e per la prima volta, chiamai il marito di mia madre “papà”. A essere sinceri al punto giusto, mi dovetti per un secondo correggere.

Pronunciare P-A-P-A’ ad alta voce per me non era poi così un gioco da ragazzi. Però ormai per me era padre, aveva giurato amore eterno alla mia mamma e sti cazzi che non avesse il mio stesso sangue o che ancora non ci fossero in attivo le pratiche per l’adozione, lui ormai era lui. Il mio papà. Finalmente anche io ne avevo uno.

E che cazzo.

aster hung
Illustrazione di aster hung

Questo fu il primo episodio in cui la sottoscritta, sulla sua pelle, ha potuto sperimentare cosa volesse dire “famiglia_e_basta.

Per me la famiglia _e _basta è un po’ diversa dalla famiglia, nucleo accozzato dalla natura e DNA, ma che a volte risulta stretto, o eccessivamente discutibile. La famiglia e basta è l’esatto opposto: è un affetto al di sopra di qualsiasi cosa che non preclude alcun tipo di legame all’interno dell’arco di vita di nessuno. Tutti possono diventare la famiglia e basta di qualcuno, servono poche cose, tipo il rispetto l’empatia e un legame nato dal destino. 

Dite troppo paraculo? Ah beh, forse sì o forse no. Direi più curioso e a tratti disarmante. Sì perchè, come in una famiglia “normale”, capita a volte che all’interno della propria “famiglia_e_basta” non sei tu proprio a sceglierti i componenti, bensì tratti alternati di sfiga e botte di culo.

Un po’ quello che a me succede da circa nove anni grazie a mia figlia.

Grazie a lei, la mia famiglia_e_basta si è allargata mastodonticamente. Ora sono piena di :

-sorelle (come se ne avessi bisogno, visto che ho già tre angeli a fianco)
-nonni
-cognati
-suocere
-una quantità di nipoti che andrà a moltiplicarsi sempre di più
mimmi

Le mimmi sono le più rare, le più nascoste, possono far parte della propria famiglia_e_basta solo ed esclusivamente quando il diretto interessato è realmente pronto. Le mimmi le puoi riconoscere con occhi particolari, sia da parte tua che da parte sua. Molto spesso una mimmi può essere scambiata (erroneamentissimamente) per una persona abbastanza superflua, una sciacquetta o, per essere ancora più chiari, una perfetta stronza, oppure può non essere mai e poi mai presa in considerazione all’interno del proprio piccolo e insignificante cerchietto socio-linfatico che è la nostra quotidianità. Perchè la mimmi altro non è  che la nuova compagna del tuo ex, padre dei tuoi figli. E a me questa settimana, finalmente, è capitato di incontrarla come tale. 

Sì, a me la nuova compagna del papà di mia figlia mi sta simpatica, anzi, mi piace proprio. 

Non so se sono un’idiota o la persona più cojona dell’universo, sta di fatto che qualche giorno fa, sotto richiesta di Margherita, sono andata a casa sua armata di figlia, pasticcini e tanti dubbi; l’atmosfera non è mai stata tesa, non mi sono mai sentita a disagio, sembrava stessi con un’amica conosciuta da poco e quindi curiosa di chiacchiere, ma senza strafare. A una certa mi stava venendo voglia di autoinvitarmi a cena, ma so che fare “mi casa es tu casa” dopo settanta minuti è troppo. Ho scoperto che poi sparlare del tuo ex con l’attuale compagna del tuo ex, è una delle cose più catartiche della vita, crea una confidenza (oh-che-poi-tu-lo-sai-quanto-russa-no?!-Ehh!-che-non-lo-so-madonna-mia-ma-come-fai?-Zitta-guarda-neanche-io-lo-so!!!) che forse non riuscirò ad avere con nessun’altra donna. 

Ora. Io so che parlo anche con i cassonetti e vorrei REALMENTE che tutti noi nel mondo fossimo amorevoli l’uno con l’altra, ma qui non so se la situazione l’ho presa in pugno o mi sta sfuggendo di mano. So solo che dopo due ore a casa sua, mentre andavo via ho detto questa cosa, che è una cosa che forse dico tre volte l’anno:

“Oh poi se vuoi per qualsiasi cosa, beh, chiama!”

Roba dal cervello deviato brutto. O forse no. Forse. Nel senso che la prossima volta potrebbe scattare anche birra e autoinvito, come nelle migliori delle serate della mia vita.

Diventeremo amiche? Non lo so, forse a quei livelli credo sarebbe troppo, però è anche vero che lei sta con mia figlia, dorme con mia figlia, la prende a scuola, la porta in giro e se mia figlia le vuole bene, perchè non dovrei volerne anche io? Perchè dobbiamo sempre e per forza seguire come capre tutto, anche riguardo i nostri sentimenti e a chi donarli? Perchè non posso affezionarmi a lei con la stessa naturalezza con cui mi sono affezionata alla mamma del mio nuovo compagno? 

Io sono nata in una famiglia gigantesca e voglio morire in una famiglia_e_basta ancora più grande. La famiglia tradizionale mi stringe, mi stritola, mi annebbia il cervello e mi annoia, io voglio poter dire a mia figlia “ci vediamo dopodomani” e chiamare la mimmi della mia famiglia_e_basta per ricordarle con tranquillità che martedì prossimo tocca a lei prendere Margherita. 

E in più, c’è anche una ragione grande come la Lombardia per regalarle tutta la mia stima e anche di più a lei e solamente lei; una cosa che è grossa amici, importante più del Natale dai nonni o della scaletta concerti di Rock in Roma, così grossa da chiedere un trattato a psicologi antropologi e sociologi di ogni nazione. Un motivo talmente fondamentale da farci poster, striscioni, magliette, da farci un dibattito in radio, sui social e con la Lilli Gruber per un puntatone speciale. Un motivo imponente da fermare guerre, rapine e fare due chiacchiere col gruppetto che decido il nobel per la pace.

Un unico mastodontico motivo.

Sta col mio ex.

di Elisa Giani