“George”, il bambino che vuole essere Melissa

 

Cosa vediamo quando la nostra immagine è impressa su uno specchio?
Pelle, capelli, occhi, denti, trucco.
Tutto ci sembra regolare, vivace, lo padroneggiamo come nessuna altra cosa, il nostro posto è lì dentro, per sempre e da sempre. Ma cosa succede quando questo posto non è il nostro posto, quando quella pelle, quei capelli, quegli occhi, quei denti non sono quello che devono essere.

Cosa succede quando tutto quello che vorresti è del trucco che in faccia non hai, ma non per assenza materiale di un dato mascara, ma semplicemente perché non potresti, perché qui a scuola la cosa sembrerebbe strana. Un maschio con le ciglia lunghe. Truccate. Perfette. No, non sarebbe il caso.

Una settimana fa qui in Italia usciva George, un libro che felicemente parla di un bambino maschio che in realtà vuole essere una femmina.

Facile. Sul serio, facile.

“George”, il bambino che vuole essere Melissa

Per lui il percorso sarà pieno di persone, aspettative, curiosità, paura, folle paura, e sarà anche un percorso di coraggio e di forza d’animo. Imparerà a scegliere e a capire chi sta accanto a lui. La sua tenacia funzionerà e porterà George a farsi chiamare Melissa.

Sarà un libro da leggere tutto d’un fiato. Piangerete e farete il tifo per lui, ve lo immaginerete come un bimbo bellissimo e ci sarà anche della musica di sottofondo che vi creerete nella testa e nella pancia per rendere la lettura ancora più entusiasmante; ve lo dico perchè a me è successo, è automatico.

Ma non lo chiamerete mai Melissa.

Per voi, per noi, George sarà sempre George che vuole diventare Melissa (e che alla fine ci riesce).

Passo indietro.

Avete presente quando impietriti guardiamo al telegiornale barconi affollati di buona gente fuggita dalla guerra? Il giorno dopo offriamo a tutti coloro che ci porgono una rosa fuori dai locali un panino? Un pasto caldo? NO.

Avete presente quando passa il video di turno con l’animale brutalmente ucciso per noi potenziali non carnivori? La settimana dopo alla cena dei quarant’anni dell’amico, per caso rifiutiamo l’antipastino focaccia e prociutto? NO.

Avete presente quando lottiamo, ci commuoviamo, abbracciamo cause benefiche come Medici Senza Frontiere? Il mese dopo quando davanti al supermercato troviamo il volontario timido e nerd che prova a fermarci, noi lo facciamo, oltrettutto interessati, e poi ci iscriviamo e poi il giorno dopo facciamo la fila alle poste per poter pagare la nostra offerta? NO.

Ecco cosa fa Melissa con la sua storia. Crea in noi delle convulsioni sociali, che abbiamo, che viviamo da sempre, ci riporta con i piedi per terra, ci fa capire che un conto è leggere, un conto sarebbe viverla una storia del genere. Perchè i figli non vivono di vita propria, noi per primi siamo fautori di un destino già ipoteticamente segnato, per quanto li riguarda.

Ecco perché io ho pianto. Non tanto per Lei, quanto per me.

Perché ho capito quanto sarebbe stato faticoso all’inizio vedere un figlio maschio voler essere una femmina, voler recitare la parte di una femmina, volersi chiamare come una femmina. Noi, che non facciamo decidere ai nostri figli neanche come vestirsi. Che decidiamo che sport devono fare, che religione devono subire, che tipo di vita devono vivere, che se poi vanno leggermente fuori strada, ecco che ci agitiamo, che non vogliamo, che lottiamo.

Ecco a cosa serve leggere “George”; non tanto (ma anche sì, ovvio!!!!!!!) per vivere il percorso di un bimbo coraggioso, quanto quello di capire in che mondo stiamo vivendo, ovvero un luogo in cui la libertà e l’ascolto del prossimo sono sempre più messi in discussione, un luogo dove la maggior parte delle volte viene concepita una teoria rivoluzionaria, ma poi messa in pratica nella nostra quotidianità.

Un luogo dove ci si specchia e nove volte su dieci la maschera appoggiata sulla nostra faccia è a posto. E’ quell’unica volta che si sposta, che poi sono cazzi.

I percorsi di genere sono un arricchimento, un esperimento. Basta con la paura, con tizi in piedi e in mano libri a testa in giù. Cominciare a concepire la parola “transgender”.

Cominciamo a pronunciarla: questo bimbo è George.

Anzi no.

Questa bimba é Melissa.

E questa è la sua Storia. La storia di un transessuale, che oltre a essere un transessuale è anche un bambino.

Buona lettura.

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Esce per Mondadori Ragazzi «George» di Alex Gino

Il libro edito da Mondadori Ragazzi è disponibile online e presso le librerie della vostra città.

di Elisa Giani