Guida brevissima per un perfetto genitore pigro a Natale (e dintorni)

 

Esattamente fra un mese sarà Natale.
Esattamente fra un mese ci sveglieremo tutti, indosseremo il nostro pigiama di pile peggiore, il cerchietto di renna, le pantofole rosso bordeaux; cambieremo la cover del cellulare e metteremo la più minchiona para spigoli che esista sulla faccia della terra. Le nostre orecchie assaggeranno canti vecchi di sessant’anni rivisitati in sessanta modi diversi; le nostre papille gustative mai a riposo cavalcheranno un ennesima ondata di zuccheri saturi, olio di palma, burro, canditi, tazze stracolme di latte. Saremo a casa nostra, con il nostro albero, il nostro presepe e tutte quelle splendide lucine che garantiranno il futuro giro del mondo al presidente dell’Acea.

Saremo tutti uguali, tutti mediamente felici, tutti più o meno grassi, tutti con un regalo fra le mani.  A Natale l’umanità sarà in piena sintonia con i propri simili, a Natale possiamo dire con calma apparente che ognuno di noi tornerà un po’ bambino, a Natale uomini, donne, anziani, fanciulli, adolescenti emo, cani e gatti sono sereni, leggeri, potrei anche azzardare entusiasti.

Tutti.
Tranne una sola categoria.
La solita. La più sfigata.
Tutti.
Tranne i genitori.

Kathrin Honesta
Illustrazione di Kathrin Honesta

Noi non abbiamo uno sguardo fresco e rilassato. Noi siamo distrutti, assonnati, quasi cronicamente narcolettici, perchè noi non andiamo a dormire con la pancia gonfia dal cenone della veglia, noi, dopo aver immagazzinato cibo per i prossimi sei mesi manco fossimo orsi in letargo, noi dobbiamo addormentare schiere di mocciosi esagitati e pazzoidi convinti anche quest’anno che riusciranno a rimanere svegli per vedere Babbo Natale. Si anche se a tutti viene detto che qui il vecchio non viene se un bimbo è sveglio, e si anche se il ragazzino viene minacciato a suon di “amore mio guarda che poi se si accorge che sei sveglio va via senza lasciare i regali”.

Loro ignari totalmente delle nostre disastrose raccomandazioni, sgranano occhi serrano mascella e stanno lì, per venti minuti buoni sotto le pezze cercando ardentemente il modo per non crollare in un sonno quasi catartico. E più il moccioso riesce nell’insensata idea di sembrare una mummia insurrezionalista e vagamente coraggiosa, più noi sappiamo quanto sarà ancora più faticoso la terza fase della serata.

Dopo la cena a base di insistenze culinarie da parte di tua nonna, dopo aver tentato di affogare verbalmente tuo figlio, dopo baci abbracci e primi regali di merda di tua zia, la notte per un essere sfigato come un genitore non finisce qui. Perchè ora inizia la fase dell’incartamento dei SUOI regali. Ora, se il bambino è ancora piccolo, uno se la cava con anche la carta regalo del cinese sotto casa, due colpi di scotch e tutto fila liscio. Ma se poco poco qui l’erede ha raggiunto ahimè un’età sufficiente per ragionare con i suoi propri neuroni, ecco qui si rischia ansia agonia e frustrazione.

Ansia: tutte le carte da regalo di ikea, tiger e DisneyStore sono già state prese al vaglio da ragazzino. Ergo, nessuna di tali carte regalo potrà essere utilizzata altrimenti sgama che Babbo Natale sei tu, e sei pure un coglione che ti fai beccare per così poco, rovinando l’infanzia o quel poco di felicità che è rimasta a tuo figlio. L’unica cosa che si deve fare è ordinare on line a settembre carta da imballaggio neutra, confinarla nel più angusto e remoto angolo ti casa tua, dimenticarsi dove cazzo sta poi sto sperduto angolo e ritrovare il bottino unicamente il giorno prima di Natale altrimenti la cosa è troppo facile.

Agonia: quel dolorino che si prova dietro la schiena, tipo puncicatella, per il genere umano si chiama semplicemente mal di schiena, per un genitore invece “ora mi becca perchè faccio troppo rumore, capisce tutto e mi odierà per sempre”. Non è ancora stato scientificamente provato come un genitore possa incartare i regali nelle posizioni in cui incartiamo i regali. Sotto il letto, con una mano e un piede, in terrazza a meno dieci, in verticale, dentro la doccia con la doccia accesa per non far sentire. Tutto, si fa di tutto per non sentire quell’agonia.

Frustrazione: qui la cosa è semplice. L’ottanta per cento dei regali che hai comprato e sono le patacche degli originali perchè non hai soldi per comprare gli originali manco fossero quadri di Picasso, o semplicemente hai toppato per una sfumatura la reale richiesta. “ma io volevo il camper delle barbie ma quello con la riga trasparente leggermente rosa sul retro! non il camper di barbie con la riga trasparente leggermente viola sul lato, perchè Babbo Natale è così ingusto con me!?”

 

Dopo aver ricevuto anche i complimenti di Spider Man, la notte è solo a metà. Furtivamente un genitore andrà a posizionare i pacchi sotto l’albero, cospargerà casa di brillantini che andranno via circa a maggio, e imposterà quello che forse è al pari con i regali: la preparazione dello spuntino per il Vecchio Lappone. Quindi gonfio e in piena digestione, dovrà bere latte, sgranocchiare come un maiale biscotti per lasciare tutte le briciole della Slovenia dentro il proprio salone, spalmare un po’ di marmellata a cazzo su fette biscottate mai viste prima, fumare mezzo sigaro osceno del discount, rovesciare sedie, tirare a caso il cappello di poliestere del vecchio; nel mentre l’altro genitore, di solito la madre, infreddolita e incazzata, starà in modalità palo in corridoio pronta ad accoppare il proprio figlio se si dovesse svegliare, per non rovinare la grande sorpresa del mattino seguente.

Forse dopo sei sette ore anche il genitore tipo potrà andare a dormire, ma mai troppo

a) perchè un genitore non dorme mai troppo
b) perchè un genitore ha un figlio che a Natale sembra sotto acido e nessuno di questi bambini dorme più di cinque ore di seguito.

Ecco perchè tutti, TUTTI sono felici la mattina di natale, tranne noi. Ecco perchè nelle foto li vedi sfocati, silenti, un po’ pure verdi in faccia. Perchè un genitore per i prossimi trenta giorni non farà altro che comportarsi come un atoma in cerca di regali perfetti, luci perfette, menù perfetto, tombolate perfette, mercatini perfetti.

Ecco perchè esiste un solo ed unico modo per assecondare i propri istinti primordiali e non solo. Uno, semplice, indissolubile.

L’unico che vi farà vivere, respirare, e magari anche farvi godere un pochino questo periodo che alcuni narrano sia anche felice…

E’ traducibile sotto forma di parola, anzi di espressione, è breve, verbalizzabile in qualsiasi posto, da soli o in compagnia, non ha bisogno di particolari strutture mentali ed è gratuito. Veloce pratico dotato di autoaggiornamenti. E’ una parola, è un concetto, è uno stile di vita.

E’ dire STICAZZI.

di Elisa Giani