I 10 diritti delle mamme

 

Fra le tante meraviglie di essere una persona ansiosa, c’è anche quella dell’autoregolazione. Mi spiego meglio. Quando un ansioso come me va oltre un certo limite, è la stessa ansia che collabora con l’ipofisi del suo stesso cervello per comunicargli semplicemente lo stato di allerta. Praticamente hai un campanello naturale che diventa la tua analista infracorporea-termica-emotiva.

Quando diventi madre, anche se fino al giorno prima potevi essere chiamata Ms. Karma, ora sei la regina del dubbio dietro l’angolo, dell’allerta, del non farlo mai più che so’ quasi morta! Questo per un semplice e unico motivo: si sforna il bambino e tutto il mondo pretende che noi diventiamo all’istante Wonder Woman. Prime fra tutti noi stesse. Perfette, mai stanche e perfino con i capelli sempre e costantemente puliti.

Follia

In più che palle.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Herakut’s Art

Ovviamente io non ci riesco, non sono così. Non sono né multitasking livello 4.0 (al massimo sto al telefono e contemporaneamente brucio una frittata), né vogliosa fondamentalmente di esserlo e come sempre parto a settembre con propositi della madonna che si annebbiano per poi sparire definitivamente intorno al 10 ottobre. Giusto in tempo per le castagne.

Quindi niente Wonder Woman. Ne ora ne mai.

Ma questa volta l’ansia mi parlò.

Proprio ora. Proprio qui. Su un aereo. Mi disse che sono stata brava, che ho affrontato una trasferta di lavoro tutta da sola, che ho conosciuto gente e che lei (l’ansia) per un giorno si è potuta riposare, si è distratta, perché io attenta nell’affrontare scambi sociali olandesi (oltretutto in inglese), piuttosto che sempre attaccata a Lei in procinto di fare liste. MammaAnsia mi ha fatto anche capire quanto la vita può essere un po’ più semplice se non La interpello in qualsiasi minuto del giorno e della notte, che ora mi dà delle dritte, proprio qui, proprio ora su un autobus volante pieno di milanesi in giacca e cravatta. Quissù, in mezzo a una foresta di nuvole, mi vuole donare la conoscenza dei dieci diritti di una mamma.

Spero solo che un volta scesa dall’aereo, la gente non banchetti con un vitello all’entrata di Fiumicino e non mi cominci a chiamare Mosè.

#diritto di non voler essere una mamma.

Sacrosanto, puro e semplice. Non c’è cosa più bella di poter decidere e non essere giudicata. Di poter esprimere semplicemente la propria riluttanza verso pianti, moccioli, pannolini pieni di chiunque, piedi zozzi e pidocchi. Perché, forse e dico forse, l’amore per un figlio è talmente grande da non poterlo descrivere, ma anche la libertà di decidere all’ultimo minuto di prendere e spararsi la chiusura dei locali di Ibiza non è da meno.

#diritto di armeggiare la propria voce a piacimento

Perché ci volete pacate? Perché non capite che anche se madri, il mostro esce anche a noi? E non per forza nei confronti dei nostri figli, che si sa, sono bambini, ma nei vostri! Perché io la voce la alzo se tu pensi che chiedermi sei cose in contemporanea possa provocare in me solo un sorriso. La alzo e ti comincio a spiegare come uno scaricatore di porto il perché quella cosa, che potresti fare benissimo anche tu, ora come ora non posso fartela.

#diritto di rovesciare i piani (es allattamento)

Io non voglio allattare. Punto.
Oppure
Io voglio allattare fino a tre anni
Oppure
Io voglio dargli il mio latte, ma tirato e nel biberon
Oppure
Voglio fare un mix

Che tanto ognuno dice la sua teoria, le quali come piccoli ruscelli si seguono a vicenda per poi defluire nel grande Delta dell’approssimazione e della generalizzazione. Capite bene quanto sia obbligatorio da parte nostra chiudere le orecchie e aprire solo il nostro cervello e la nostra volontà senza alcun tipo di senso di colpa.

#diritto al divano

Volevo solo ricordare al mondo che a noi mamme piace il divano. Pure tanto. Che vorremo riavere la possibilità e la libertà di stenderci su quella cosa che probabilmente abbiamo addirittura scelto noi anni prima la cui pelle ci è ancora del tutto ignota. Volevo solo ricordare che il diritto al divano c’è, esiste e deve essere rispettato.

#diritto all’invidia e di ammettere a noi stesse di essere invidiose

Io lo sono di continuo. Ma così, in serenità; tipo quando vedi quella mamma che non fa un cazzo per procacciare euri sufficienti al raggiungimento della soglia minima di decenza mensile oppure quando lavora, ma da casa “quindi può gestirsi il tempo”; o quando è a priori sempre una gnocca, o – cosa assurda – è ancora innamorata del marito, ma follemente, dopo dieci anni di matrimonio, ecco io tutte loro, tutte voi, le invidio. Però dirlo è come ricevere carezze, per cui continuo a invidiarvi e a dirvelo. Pace.

#diritto alla patata (fritta)

Voglio solo mangiare schifezze quando sono depressa perché ho il ciclo. Il fatto di essere madre non trattiene questo bisogno. Gelato a mezzanotte, pizza al taglio con cipolle alle dieci del mattino. Di domenica. Con Mina che mi guarda. Sì, si può fare. L’esempio materno su una corretta alimentazione propositiva e sana può anche, no che può, DEVE morire in quei giorni.

#diritto di non capire tuo figlio

Che quando ha sei mesi e ok fa “lelrelrelrl”, ovvio che è incomprensibile e quindi ti calmi. La questione pungente è quando ne ha sette e già utilizza vocaboli incomprensibili, risponde che se l’avessi fatto tu alla sua età il-rovescio-con-fedealdito sarebbe stato assicurato e allora tu ti senti piccola e cretina perché quella cosa che TU hai creato all’interno del tuo ventre, ora cammina e articola le sinapsi alla cacchio e ti fa sentire una merda. E invece no. È lei la scema che (poveraccia) dovrà affrontare momenti assurdi tipo la bassa e la alta adolescenza e sarà sempre lei che a un certo punto non ci capirà più nulla e correrà sa te. È solo in quel momento vi ricapirete. Nel frattempo annuisci.

#diritto di allontanamento coatto da tuo figlio causa spontaneo e improvviso desiderio sessuale per tuo marito (che di solito capita una volta ogni sei mesi)

I nonni con la loro cameretta in più sono vivi.

La ceretta inguinale dolorosamente portata a termine.

La sorpresa il cui tutorial scaricato da YouTube si è concretizzata senza troppi danni.

Non c’è neanche bisogno che io aggiunga altro. 

#diritto a vederti ancora brutta davanti lo specchio

Vedersi brutta vuol dire essere obiettiva. Vuol dire avere ancora accortezze di cui ogni giorno hai bisogno verso te stessa. Vuol dire non lasciarsi trasportare da un’estetica materna, ma continuare a uscire di casa come prima. Vedersi brutta vuol dire guardarsi attentamente, amarsi e migliorarsi e non nascondersi dietro un dito, anzi dietro a un figlio.

#diritto di assenza di ascolto

Anche noi a volte possiamo essere egoiste. Ma non nel senso cattivo del termine. A volte serve estraniarsi per poi ributtarsi nella vita. Un figlio ciuccia praticamente tutta la tua pazienza, la tua comprensione, la tua attenzione, che in alcuni momenti non ne hai più neanche per lui! E allora devi per forza ritornare quella stronzetta diciottenne che eri e lasciare per un po’ alle spalle accortezze e organizzazioni. Meglio non troppo che se poi ci si prende gusto è la fine. Altro che milf.

di Elisa Giani