Il rosso che ti dona solo se sei tu a sceglierlo

 

Sicuramente era primavera. Sotto di me il suolo era leggermente inclinato in giù, verso il basso. Potevo guardarmi le scarpe senza neanche alzare la testa. Sicuramente erano le mie All Star che per nulla al mondo avrei mai levato in quel momento. Anche d’inverno, anche a dicembre, mia madre non se ne capacitava, “ti cadranno i piedi prima o poi!” mi diceva. Ma io non me ne curavo.

Era primavera anche perché ricordo di aver mordicchiato fili d’erba per un’ora. Erano amari più dell’amaro, ma io mi ero messa le braccia incrociate sotto la testa, guardavo le mie scarpe senza neanche alzare la testa e sentivo i miei amici giocare dietro di me, per cui un maledetto e amarissimo filo d’erba tra i denti ci stava tutto.

Ho respirato. ho guardato il cielo con gli occhi chiusi e ho sorriso.

Questo preciso momento è stato il mio primo momento assolutamente perfetto della mia vita. Tutto era in asse, tutto era a posto. Non avevo paura del futuro e non avevo remore sul mio passato. Ero lì, semplicemente presente e assente nello stesso tempo. Mi bastavano quattro cose in croce e forse, anzi sicuramente, ero la persona più ricca del mondo.

Vi è mai capitato? Scommetto di si. Perché ognuno di noi ha il proprio primo attimo perfetto, talmente perfetto proprio perché primo, talmente perfetto perché arriva e ti gonfia fino nello spirito e la schiena ti solletica e boom.

Ok. Ora provate a fare una cosa. Provate a capovolgere quel ricordo. Provate a tenere salda l’intensità di quel momento, cambiate solo il bene massimo in male.

Non siete più pieni.

Non guardate più a occhi chiusi.

Non masticate più il vostro filo.

Non avete più quella comoda e perfetta coperta di pile che si chiama vociare dei tuoi amici.

Siete soli.

E basta.

Ecco.

E’ così che si sente ogni giorno una donna soggetta a violenze.

Donna. + Violenza.

Ma non lo trovate assurdo? Non trovate poco chiaro come sia possibile tutto questo. Per favore fermatevi e pensateci. Da sempre la donna è stata considerata seconda, sottomessa, accantonata dentro mura domestiche, picchiata, assillata, strattonata, sbeffeggiata, punita per fatti non aderenti alla realtà, è stata violentata e infine uccisa.

Oggi è il giorno per ricordare tutte queste donne e non dite “bisognerebbe farlo tutti i giorni, bisognerebbe ricordarle e proteggerle tutti i giorni“, perché senza che noi lo sappiamo questi tutti i giorni già esistono all’interno di molteplici associazioni; OGGI serve per tutto il resto del mondo che non combatte questa guerra per e con loro; OGGI serve a noi per placare i nostri bollenti spiriti egoistici e fare qualcosa in più. Poi tutti noi ritorneremo alla nostra vita, sicuro.

Ma OGGI due mie dolci e splendide amiche, Sara e Flavia, hanno fatto una piccola grande cosa grandiosa. Hanno creato una perfetta campagna, hanno cucito abiti, hanno detto “ehi, se oggi venite da noi e comprate, noi daremo tutto in beneficenza“.

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Immagini dalla campagna per BeFree

Ecco cosa dicono, tramite foto, amiche e stoffa. Ieri le ho incontrate. Abbiamo chiacchierato tra una macchina da cucire, due birre alle quattro del pomeriggio e tanto raffreddore:

Intanto presentatevi. Chi siete, cosa fate nella vita?

-(SARA): Siamo le giuggiole, Sara e Flavia, amiche da più di dieci anni, lo siamo diventate grazie a dei bei motivi e abbiamo scoperto insieme che ci piaceva cucire e abbiamo continuato a farlo, finché la passione non si è trasformata in professione, quindi oggi siamo delle “sarte creative” con la nostra sartoria FABBRICA DI GIUGGIOLE.

Cos’è per voi la violenza?

-(Flavia): Prima di tutto è da specificare che non è unicamente un qualcosa di prettamente fisico, anzi, molto spesso è più che altro mentale.

– (Sara): E’ mancanza di libertà, è qualsiasi forma di abuso su qualsiasi altro individuo che va a ledere la libertà mentale, emotiva, sentimentale, di parola, di ascolto e poi ovviamente esiste anche la violenza fisica.

Siete d’accordo con me nel vedere la violenza correre di pari passo con la tecnologia? Con i social e tutto il resto?

-(Sara): Assolutamente sì! Violenza è controllare il WhatsApp, perché sei controllata morbosamente da qualcuno che ti dice “sei entrata in chat ma non mi hai scritto però poi dopo hai postato su Facebook!”

-(Flavia): Purtroppo oggi è più facile essere violenti.

Come siete arrivate a utilizzare il vostro mestiere per questa campagna?

(Sara): L’idea è venuta a Daniele Campanale, direttore creativo della PeyoteADV; tutto è partito immaginando un colore, il rosso, un colore che ci riconduce a un sentimento forte, estremo, molto spesso dal quale poi parte tutta la violenza a seguire; da qui, parlando con Daniele, abbiamo capito che su una donna il colore ROSSO da portare con voglia, dignità e bellezza è unicamente quello che lei sceglie di indossare, quindi unicamente sotto forma di stoffa, di abito e non di vera e propria ferita fisica. Per cui è bastato un attimo, mezz’ora di telefonate alle nostre amiche e la campagna da idea si è trasformata in appuntamento con le ragazze per la settimana successiva.

Che tipo di soggetto di donna avete scelto?

-(Flavia): Tutti, anzi tutte. Dalla ragazza alla nonna passando per la mamma single.

E oggi? Che accadrà nella vostra sartoria creativa, oltre alla campagna fotografica che avete fatto?

-(Sara): Abbiamo scelto accuratamente una delle associazioni che ogni giorno si batte per queste donne, la BeeFree, e abbiamo deciso che tutto ciò che incasseremo oggi verrà devoluto a loro con sommo amore. E questo è il nostro contributo. Perchè noi siamo donne, lavoriamo con le donne e per le donne, ogni giorno parliamo con centinaia di donne. Proprio per questo non potevamo non farlo.

Cosa direste a una donna che subisce costantemente e quotidianamente violenze?

-(Sara): Iniziando a dire no. E’ facile violentare una donna sotto qualsiasi forma di violenza, ma è anche possibile uscirne.

-(Flavia): La cosa fondamentale è parlarne. Bisogna iniziare a parlare, così esci dall’isolamento; poche corrono in caserma a denunciare, perchè a volte neanche capisci che stai vivendo un inizio di violenza.  A volte ci si autogiustifica e ci si autoconvince che quella cosa è normale anche se normale non è. Basta il supporto anche di una sola persona, di un’amica, la confidenza sottile fra due donne è potentissima. Io l’ho sperimentata in prima persona e ti garantisco che se non fosse stato per una persona in particolare che mi ha dato il LA per capire certe dinamiche, sicuramente avrei avuto rischi seri per me e la mia persona. Le soluzioni ce le hai da cose non sospette, ma che invece ti accendono preziosissime lampadine.

La vostra storia professionale insegna che volere è potere.

-(Flavia): noi abbiamo iniziato mettendo 40 euro a testa per comprare delle stoffe da Ikea. Da lì sono nate le prime borse, poi i primi ordini, le prime mostre mercato, il primo negozietto e ora siamo qui. Non ci siamo mai fermate e abbiamo fatto tutto questo con fatica, ma anche con grande libertà. Tutto nasce dalla forza di volontà e ogni donna ne è un potente contenitore.

-(Sara): e anche qui un elemento è stato fondamentale; la grande amicizia che ci lega alle nostre amiche. Ogni donna è debole solo se sola, se isolata, ma se facente parte di un gruppo, ecco che può spaccare il mondo!

E’ impossibile aprire un negozio. (No, non è vero ce la posso fare.) E’ impossibile lasciare quell’uomo. (No, non è vero ce la posso fare…!)

(In coro!) ASSOLUTAMENTE SI!!!

Le ho baciate, ho fumato e poi sono tornata a casa.

Mentre guidavo mi è tornato in mente il mio primo pensiero felice e poi ho capito questo.

Che i panni sporchi si lavano in famiglia è una gran cazzata, perchè se sono solo sporchi del sangue, del silenzio e della vergogna di una donna, allora vale la pena stenderli fuori. Senza lavarli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Elisa Giani