Irresistibilmente RECITA

 

Bello. Tutto molto bello. La vita va avanti, la gente ti chiede come stai e tu non puoi far altro che rispondere “una favola, grazie!”. Perché per la prima volta per me è vero.
Il lavoro? Me piace.
Gli amici? Me piacciono.
La figlia? È quel che si dice un vortice di gioia euforica.
L’amore? Quando si dice meglio che sto zitta altrimenti rovino tutto.

Insomma, la vita mi sta accarezzando la testa, mi dà i pizzicotti sulle guance e le pacche sulla schiena.

Poi però, c’è un però.

Un piccolo mostriciattolo che si annida dal primo giorno di scuola dei nostri figli (che poi in teoria è il primo giorno di vacanza per noi genitori), quella cosa alla quale vuoi fare finta di niente e per un bel po’ ci riesci pure, praticamente per nove mesi, ma alla fine esplode, ti viene addosso e ti si piazza sul groppone e non va più via.

Perché la recita di fine anno dei nostri figli, ammettiamolo, è un incubo.

Tralasciando l’emozione del momento in cui il nano entra sul palco e dice quelle sue uniche due parole in croce, silenziosamente e con la mano davanti alla bocca, che tu stai lì e non senti un cazzo e poi lui o lei ti dice “hai visto come sono stato bravo!?” e tu annuisci nella speranza che non ti chieda di ripetere la battuta, tutto il resto è un’unica grande, enorme e faticosissima salita.

Provo a elencare una serie di elementi strazianti per i quali, almeno io, non ho alcuna capacità di reazione e mi sento sempre più inadeguata sia come madre che come persona altamente ansiosa e costantemente senza speranza:

Elemento #1: l’avviso delle cose da portare.

Ormai non è più la classica maglietta bianca e pantaloni blu; eh no! Qui pare ci sia Ronconi a dirigere il tutto, sembra che la coordinazione dei costumi sia stata fatta da Milena Canonero, perché se la maestra mi chiede scritto da mia figlia sul diario “portare abito principessa d’epoca”, MA COSA VUOLE DIRE????

Quale epoca? Rinascimentale? D’epoca perché deve essere mio di quando ero piccola? (dunque sono vecchia?). Che recita è? Mi posso orientare su un’epoca a mio piacimento?

Silenzio….

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Irresistibilmente RECITA

Elemento #2: divisione degli oggetti.

-mamma anche se io sono vestita da principessa come Sofia, lei però deve anche portare un specchio, una borsa e una bacchetta.
-e perché tu no?
-non lo so…
-ma sei sicura che sia così?
-non lo so…
-ma posso chiedere alla maestra?
-no mamma, se chiedi, vuol dire che non ti fidi di me!
-ma..
-MAMMA!

Ora, come mi dovrei comportare? Che devo fare? Lo chiedo lo stesso spezzando quella poca fiducia che mia figlia ha di me, ma almeno così le parerei il culetto se avesse sbagliato oppure lasciarmi andare all’intelligenza di Mina e abbandonarmi alla sua gestione di se stessa rischiando una corsa dal cinese 10 minuti prima dell’inizio della recita su un tacco dodici perché così Margherita vuole la mamma?????

Elemento #3: umiliazione in piazza.

“Ma Elisa, tranquilla che in caso ti do io una mano…. sai, anche se non dovrei farlo, comincio verso febbraio a prendere in saldo tutte le maschere che potrebbero servire per la recita finale, ma non perché io sia a conoscenza della trama, solo che osservo mia figlia, parlo con le maestre, leggo e metto a confronto i compiti e così facendo riesco a carpire cosa potrebbe servire, il tutto mentre lavoro 10 ore al giorno, seguo casa, faccio crostate e gestisco figli, marito e cane.”

“Posso darti il vestito da strega in tre modelli, da principe azzurro, da piratessa, da centurione, da fata, da damina e tante altre!”

Ovviamente il tutto detto ad alta voce in zona bar post accompagno ragazzini in mezzo a tremila altre mamme.

Per non parlare del favoloso districarsi con orari di lavoro, scambi di turno, permessi fatti costantemente in ginocchio e promesse a colleghe che raramente riesco a mantenere…

Poi arriva il favoloso giorno. Tutto il resto del parentame presente conosce i testi delle canzoni che ha cantato precedentemente e tradotto nei pomeriggi di pioggia estiva, è carico di telecamere, iPad, rilevatori sonori della N.A.S.A. e manone per la clap. Si è già posizionato nelle migliori file e con se ha fiori pazzeschi per le maestre.

Io non so mai nulla. Margherita muta è! Non conosco una battuta, una canzone, ho un iPhone quattro che si blocca nove volte su dieci e di solito riesco a sedermi laterale sul davanzale della finestra, ovviamente sul lato sbagliato di dove sarà posizionata mia figlia.

Sudo. Scalcio. Chiedo permesso. Trovo la posizione giusta. Eccola. Margherita viene avanti…

Ok Elisa, non piangere come al solito, è una recita, nessuno sta piangendo o almeno non lo fa come lo fai tu. Trattieni. Ma dove sono gli occhiali da sole? Porca miseria eccola che parla. Niente, ecco che escono ste lacrime maledette, Madonna mia, ma quante sono! Che figura di merda…

Quanto posso essere scema io….

Quanto, ogni volta, è meravigliosamente meravigliosa lei…

 

Photo credits: HUTAMI DWIJAYANTI – scbwi.org

di Elisa Giani