Je suis Bridget Jones

 

Ricordate quando uscì il primo capitolo cinematografico di Bridget Jones?
Correva il 2001 e orde di femmine alle prese con cellulite, vodka e amori sbagliati credettero fermamente che quel film parlasse di loro e delle loro vicissitudini.
La singletudine, dopotutto, porta con se drammi e aspirazioni e avere un’eroina bionda e sfigata, con la quale confrontarsi, fa bene al cuore.
Sono trascorsi 15 anni e una (rifattissima) Renée Zellweger ha riportato sul set la detentrice della figuraccia per antonomasia, con il problema di dover decidere la paternità del figlio che porta in grembo e la consapevolezza di un lavoro che ha più responsabilità, ma altrettanti problemi esistenziali da superare e combattere!

...però io non sarò mai plasticosa come lei, poco ma sicuro!
Renée Zellweger prima e dopo

Ma perché il gentil sesso si sente così vicino a Bridget e alla sua vita?

1- STOP ALLE MULTITASKING DALLA PIEGA PERFETTA!

io gelato e copertina non li mollo, sono la mia boa di salvataggio!
Io gelato e copertina non li mollo, sono la mia boa di salvataggio!

Con lei possiamo finalmente dimenticare le donne perfette che letteratura e cinema propinano in ogni momento! Quelle donnine che riescono a essere inspiegabilmente ottime mogli, madri, cuoche, infermiere, casalinghe e chi più ne ha più ne metta; e che, imprescindibilmente, finiscono per farci sentire dannatamente sbagliate, con le nostre calze smagliate, i capelli preda del vapore dei broccoli cucinati a pranzo e la pelle lucente con quella di lord Voldemort… Bridget, al contrario, è esattamente come noi: una ragazza, non più tanto ragazza, moderna sì, ma pure reale! Emancipata e maldestra al tempo stesso, sempre alle prese con le gaffe più imbarazzanti, pasticci da risolvere e lotte con la bilancia.

2- L’UNIONE FA LA FORZA!

...pure in palestra sembro tale e quale a lei!
Pure in palestra sembro tale e quale a lei!

La protagonista pasticciona non è sola: ogni donna attraversa nella vita la fase “Bridget Jones”, motivo principale per il cui il film ha riscosso tanto successo. Non possiamo non empatizzare con Bridget essendo lei una donna non particolarmente bella, non particolarmente magra e non particolarmente sicura di ciò che vuole realizzare nella vita, esattamente come tutte noi! La solidarietà nasce spontanea ed è supportata da un’evidenza che non sa di auspicabile, ma di totalmente realistica!

3- LA REALTA’ PUO’ AFFASCINARE PIU’ DEL SOGNO…

va beh che, visti così, non è che ce ne sia uno da buttare via...
Vabbè che, visti così, non è che ce ne sia uno da buttare via…

Si perde la brocca per il “solito” stronzo sfuggente, ma implacabilmente fico. Quello che nota proprio noi, fanciulle senza vera speranza, spezzandoci però il cuore, quando ci fa insultare dalla classica bellissima/giovanissima/gambalunghissima, con la quale ci tradisce. Insomma, quando anche per noi arriva il lieto fine, c’è proprio una grossa lezione per tutte: guardare oltre il sorriso assassino del capo e non sottovalutare uomini dai maglioni a renna capaci delle migliori dichiarazioni d’amore!

4- NIENT’ALTRO CHE NOI!

...e la mia biancheria inammissibile, è tale quale la sua... lo ammetto!
E la mia biancheria inammissibile, è tale quale la sua… lo ammetto!

C’è tutta la consapevolezza triste delle over 30 nella fantasticamente normale Bridget, che  vorrebbe dare un taglio alla sua disastrosa vita, fidanzandosi e mettendo su famiglia, come fanno tutti, soprattutto per essere “normale” agli occhi degli altri. La ricerca dell’amore è quindi un modo per accontentare soprattutto una società secondo cui la vita deve seguire un ferreo percorso: nasci, cresci, trovi un compagno, ti riproduci e muori felice. Ed è l’imperfezione di Bridget a farci sentire meno sbagliate, mentre, come tante di noi, gestisce cibo spazzatura, sigarette consolatorie, bottiglie di vodka e zuppe blu!

di Alice Nember