Le mie 12 fatiche estetiche

 

La cosa che più mi soddisfa in questi giorni è la mia capacità di ridurmi all’ultimo momento su tutto, anche con la figlia assente perché vacanziera.  Potrei stimare una cosa come quindici ritardi e ventuno scuse diverse. Ma a livello che se non la smetto mi tocca dire che il gatto mi ha mangiato i compiti. Così a caso. Ma manca solo quella.

Per questo la mia teoria riportata qualche giorno fa e condivisa qui con voi ha fondamenta solite. Ovvero, il mio totale imbarazzo nei confronti del mio essere solo Elisa senza Margherita. Caos, oblio e molto vino. Tutte cose che non mi stanno giovando molto.

Con tutto questo tempo a disposizione e con tutti i ritardi accumulati ho capito una cosa. Il mio sostanziale lamento sulla visione estetica di me stessa suona un po’ di cazzata. Mi spiego meglio: d’inverno mi lamento perchè le giornate sono più corte, perchè ho Margherita praticamente H24, perchè quindi non ho mai tempo per rendermi quel filo carina per passare la decenza.

Appunto. Suona un po’ di cazzata.

Perché anche ora, con tanto sole e poca figlia mi guardo allo specchio e trovo un cofano dagli occhi verdi.

Che non è bruttezza. Mi manca proprio l’ABC della perfetta e curata ragazza acqua e sapone, tipo rivista della Bottega Veneta. Faccio proprio fatica. Ecco sì, molta fatica e le ho contate queste fatiche e sono 12, tipo mi sento l’Ercole femmineo della cura del proprio corpo e non solo.

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Le mie 12 fatiche estetiche

#1: CERETTA

Già è difficile, dolorosa e costosissima. In più mettici il fatto che di solito l’orario deputato a questa fantastica attività è durante la notte, in penombra sopra il gabinetto, immaginatevi quanti salti di gioia faccio ogni 15 giorni. Perché orrenda sì, ma, ragazze, senza ceretta pure il tre gennaio io non ci so stare.

#2: TACCHI

Io li amo, li metterei sempre. Ne ho di tutti i tipi. Li voglio e li compro a rotta di collo. Ci cammino per casa in mutande oppure l’indosso seduta quando scrivo. Poi però il passaggio fatale. Uscirci. Niente, scatta subito la pianella. Ho paura di cadere. Ho paura dei sampietrini.

Ho paura di essere più alta di una persona che in quel momento è magari di fondamentale importanza, tipo metti caso incontro Bruno Mars, che figura farei se fossi tanto più stanga di lui?

#3: MUTANDA DELLA NONNA

Ma non le trovate fantastiche? Perché dobbiamo parlare, guardare, comprare una cosa tanto fastidiosa quanto il tanga? Che ti va ovunque tranne nei posti giusti. Per carità le occasioni ci sono (tubino e stop), ma per il resto dell’anno io dico perché. Potrei fare un articolo unicamente concentrandomi sul concetto di mutanda, ma non lo farò.

Dico solo una cosa. Anche se quel pezzo di stoffa ti copre più che dignitosamente la chiappa, questo non vuol dire che sei da buttare. Anzi. Chiappa coperta finezza esperta.

#4: BORSA A TEIERA

Che poi teiera sta per la postura. Che ovviamente non capisco. Allora, partiamo dal presupposto che io potrei vivere con una sola borsa per più di dieci anni. Non sono una fan di questo accessorio. Però anche io ho voluto sperimentare l’ebbrezza di avere metà braccio completamente addormentato causa zero flusso sanguigno causa manico incastonato nel braccio.

E non è stata una magnifica esperienza. A sto punto preferisco caduta in pieno centro su un tacco 12. Ma come fate?

#5: EFFETTO LEGGINGS

Qui bisogna fare attenzione. Direi di prendere questo capo super base con le pinze. Perché non sia mai venisse indossato male, è la fine. Però dall’altra parte c’è anche il fattore necessità suprema che fotte la donna in generale e me più di ogni altra persona al mondo.

Posso prenderli di fantasie divertenti o semplicemente neri, l’effetto tuta rimane. Porca miseria. Sarà perché non mi trucco praticamente mai e d’inverno il mio incarnato raggiunge fantastiche gradazioni di beige, ma a me il leggings mi porta realmente al manicomio.

#6: MA IL MERCATINO NO?

Spiegatemi perché se a vent’anni vestirsi con le cose del mercato era quel quid in più positivo, ora quasi mi devo sotterrare. E io non parlo delle bancarelle in giro per tutta Roma dove una gonna costa più che in una boutique a via Condotti.

Io parlo e mi riferisco al vecchio e confortevole banco dell’usato; migliore caratteristica: effetto bomba per tutti i capi con rimpolpamento vigoroso dell’indianino ogni mezzora + cartello unto di cartone del ’82 con su scritto “PEZI DU EURI”.

#7: PUSH-UP

Li hanno fatti in lattice, con il ferretto, senza ferretto, con dentro l’olio, con la coppa a-b-c-d, con le spalline trasparenti, con le spalline che s’incrociano, per lo sport, per dormire, appiccicati a un baby-doll.

Potrebbero continuare a inventarsi la qualunque. Io sempre li odierò. Perché? Provate voi ad allattare per un anno e vedrete cosa poi fuoriuscirà della vostra tetta da un reggiseno del genere…

#8: CONCETTO DEL 3/4

Io capisco che raggiunta una certa età, la donna deve comportarsi anche esteticamente in maniera carina e fine. Ma spiegatemi la manica lunga al mare. O la camicia a Roma con 150 gradi all’ombra. O la gonna che sembri non tanto una signora, quanto un’ultracentenaria.

Possiamo continuare con i vecchi e cari parei? E le magliette possono ancora valere a 32 anni? E divento veramente di bassa lega se il mio vestitiello incorpora il 17% in meno di stoffa rispetto a un più qualificato scamiciato femminile? Ma semplicemente solo per un motivo, credo validissimo. Io sudo.

#9: SCRUB

Questa per me è una vera droga. Arrivo quasi a passarmi lo scrub anche due volte a settimana. E‘ una cosa che faccio tipo da venticinque anni. Ne andavo anche bella fiera.
Fino a quel giorno; in cui fui schiaffeggiata cosmeticamente dalla mia erbolara, la quale, premendo forte la mia nuova lettera scarlatta (D di deficiente), mi urlò che questa magnifica abitudine deve essere fatta MASSIMO una volta al mese.

E io da brava discepola eccomi qui sotto botta di assenza di scrub dal mio corpo, vedere draghi volanti perfettamente lisci. Tipo tossica.

#10: ABBRONZATURA ZEBRATA

Fattore inevitabile di tutte le mie estati, è essere bordeaux davanti e candida dietro, o viceversa. Voi direte “mettiti una sveglia e alterna il tuo stare al sole”; pare facile.
Se voi sognate la spiaggia, io la bramo da primo settembre. Quando arrivo al mare, non esiste più nessuno. Mi accozzo al lettino, leggo due pagine e mi addormento.

La dinamica viene anche caricata di patos ogni qualvolta si presentano due storici elementi: mano sulla pancia e occhiali non tolti. L’effetto finale? Un panda umano dalla pancia indubbiamente originale.

#11: ARMADIO DEL PAPA‘

Non c’entra molto. Ma tra i miei disastri estetici c’è anche questo. Ovvero la capacità del padre di mia figlia di trasformare Margherita nella perfetta figlia di nessuno. In un pomeriggio. Mi arrendo? MAI.

#12:CAPELLI

Della serie “Sansone mi spiccia casa”. Sono letteralmente ossessionata dai miei capelli, o meglio, dal taglio dei miei capelli. C’è solo un piccolo problema. Nessuno se ne rende conto, manco io. Cioè li taglio, li sfumo, li sfilzo, li accorcio, ma sempre, guardandomi allo specchio, sembro un misto tra Fantaghirò e Giovanna D’Arco.

Ultima sfida è quella di allungarli per diventare un po’ più donna. Se dovessi perdere la scommessa che ho fatto con me stessa, mi toccherà mangiare pasta al pesto con la Nutella. Comunque sono proprio una scema idiota.

Che poi nella sostanziale sostanza la mia regola è una sola.

Avere un bel sorriso?

No. Avere un rossetto color ciliegia in borsa, un pacchetto di sigarette e il mio anello di Star Wars.

Il resto lo lascio a voi.

 

Illustrazioni di Gabriel Moreno

 

 

 

 

 

 

di Elisa Giani