L’ex compagna del tuo compagno: il nuovo fantasma 3.0?

 

Allora. Domani è Halloween.
Non ho mai ben capito che festa sia, ne cosa bisognerebbe fare.
Ipotesi remote di quando ero un’adolescente: mi facevano supporre che fosse un giorno in cui fare festa, inventare una scusa ai propri genitori e limonare con fuori la pioggia, tanto mamma e papà non conoscono questa americanata, penseranno tranquillamente che io andrò a studiare da Giulia e che poi rimarrò a dormire lì. E non si insospettiranno se uscirò di casa tutta di nero vestita, anche se durante il resto dell’anno io sembri il folletto rampante di un My mini pony, potrei sempre agguantare la scusa della depressione adolescenziale e lasciarla decadere il giorno dopo con grandi discorsi sulla fortuna di avere quello che ho.

La cosa importante stasera è pomiciare con Francesco.

Con il passare del tempo la cosa si è fatta sempre più seria; locali, vetrine, gadget, tutto da settembre diventava nero grigio e arancione. Io continuavo a lisciare il valore di questa festa e poi sono arrivata a una personale e quindi esatta conclusione.

La festa di Halloween a noi non serve a nulla.

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Waldemar Strempler

Almeno per me, almeno fino a qualche giorno fa quando mi sono ricordata che il prossimo articolo, ovvero questo, che poi, articolo, manco fossi Mentana, comunque, che questo ennesimo sproloquio a cui voi assistete ogni settimana, sarebbe stato on line proprio il giorno prima.

Quindi documentarsi un po’ era di default, ma giusto per capire se inventarsi un nuovo tutorial cretino mi avrebbe fatto stare con la coscienza apposto. E invece no. Perché qui si parla di una festa dove si festeggiano i fantasmi, i morti che si incontrano con una festa di un’altra religione il giorno dopo che festeggia i santi; come un passaggio di testimone, come tipo fare Ringo con le mani di due tradizioni, dove probabilmente dietro c’è molto altro.

E forse, metaforicamente, ci sono anche io. Con il mio ruolo un po’ scomodo. E come me, tanti e tante altre.

Forse festeggiare i fantasmi non significa festeggiare coloro i quali hanno carnalmente oltrepassato la vita di qualcuno, forse significa anche ricordarsi e lasciar andare coloro i quali hanno attraversato “solo” emotivamente la storia di chi ci sta accanto, di chi amiamo. Perché la sottoscritta è anche questo. Io sono emotivamente un fantasma, perché sotto alcuni aspetti e alcune persone, non ci sono, non esisto, ma non posso neanche essere del tutto dimenticata.

Perché quando due individui si separano, ma hanno un figlio, rimarranno sempre uniti da questo figlio e per chi verrà dopo non sarà mai semplice vivere la situazione.

Allora in qualità di fantasma io voglio dire questo:

Io sono un fantasma, non sto scherzando e vorrei parlare per un secondo a nome di tutte quelle persone che sono esattamente nella mia stessa posizione; il mio essere un fantasma è la riprova che un figlio è per sempre, non c’è scampo. Anche se l’amore fra due genitori fosse da sempre labile, anche se poi dopo entrambi trovassero il vero amore con altri individui, la faccenda del figlio in comune sarà per sempre. Non passa. Io come gli altri verremo nominati almeno settimanalmente, saremo presenti a festività comandate, le vostre vacanze saranno un susseguirsi di incastri collettivi e le vostre fantasie di un mondo senza di noi varranno ben poco.

Mi Dispiace, Ci dispiace.

Ma noi non siamo cattivi, noi – quelli buoni- vogliamo solo il meglio per quel frugolo che ora gironzola accanto anche a voi. E molto spesso sbagliamo, molto spesso parlare dell’altro genitore, quello che prima era una persona, che prima, ma prima prima si amava, non porta alla diminuzione di un nuovo sentimento. E’ solo tutto più complicato, ma può diventare immediatamente sereno se gli occhi cominciassero ad aprire il proprio sguardo e a vedere cosa di buffo e nuovo potrebbe portare una simile situazione.

Chi si innamora di un genitore single deve affrontare percorsi assurdi e molto spesso burrascosi, molto spesso ci si sente esclusi da dinamiche sconcertanti o ammutoliti se si cerca di dare un consiglio.

Di tutto questo, da fantasma, so che non è sempre una passeggiata, perché a volte ci si ritrova a vivere cose che forse Lui o Lei ha già vissuto, o a cenare in una casa i cui mobili furono scelti da altre sinapsi (con conseguente litigio sul colore del tavolo.)

Per questo chiedo a tutti e tutte di cercare un compromesso, di capire che l’amore porta, ci porta anche a vivere situazioni che mai mai mai mai avremmo voluto, però eccoci qua, viventi e morenti, tutti sulla stessa barca. Cerchiamo di divertirci di fare a turno, di avere pazienza, di respirare un pochino di più e di ricordare sempre che i fantasmi spaventano, forse sì, ma possono solo questo. La differenza la fa chi (emotivamente) è ricoperto di carne e di ossa.

Amen.
Ah no.
Dolcetto o scherzetto?

di Elisa Giani