L’omosessualità spiegata (d)a mia figlia

 

Primo: che ve ne importa se noi siamo fidanzate.
Secondo: non ci potete comandare.
Terzo: se continuate così, vi butto un secchio d’acqua in testa, ma solo questo e basta. Perché io non voglio essere violenta come voi, ma almeno così  la smetterete di guardarmi.

amore gay 1
L’omosessualità spiegata (d)a mia figlia

Questo è ciò che Margherita, nel pieno della sua libertà, mi ha appena detto. Dopo il aver guardato il video di “take me to church” di Hozier.

Per chi non lo sapesse, la canzone parla di discriminazione, omofobia e violenza.
Io stavo in cucina, ormai completamente assuefatta dalla mia nuova macchina per centrifugare anche i sassi, stavo preparando la mia cena all’ultimo grido: un bibitone di finocchio, pera, zenzero e foglie di spinaci freschi, quando la canzone parte e con lei il videoclip.

Mina aveva le mani sul tavolo, una sopra l’altra e sopra di loro il mento, credo fosse una posizione scomodissima, ma lei non si spostava, non respirava quasi. Aveva i suoi occhi grandi color nutella attaccati allo schermo.
Io la guardavo, avevo la discrezione di James Bond.

È stata una scena surreale, perché gli unici momenti in cui ingrugniva le sopracciglia, non erano durante i baci fra i due ragazzi, ma quando altri ragazzi incendiavano case.

La canzone finisce, il video finisce, io con un pezzo di finocchio in mano faccio la vaga, ma la cosa non preoccupa mia figlia che mi fa “ma perché?” e la cosa strabiliante è che nella sua confusione antropologica ed emotiva non nomina la “rea” coppia gay.

Il suo perché si riferiva a ciò che di gratuito l’essere umano sa dare in negativo di se stesso.

Imparare dai bambini

Ricordo che quando era bimbetta e i miei genitori mi appioppavano ore e ore di lettura della Bibbia, la mia parte preferita era sempre, e ancora lo è, quando il caro Gesù smonta qualsiasi adulto, portando su un vassoio d’argento l’animo del bambino. La conclusione dei suoi discorsi era sempre “non rompete le palle, perché se non diventerete come bambini, non arriverete da nessuna parte, tantomeno a casa mia”.

Quanto mi sentivo importante, pensavo sempre che io sarei entrata nel regno dei cieli saltellando solo perché ragazzina e i grandi tipo il presidente della repubblica no.
Ora quel passaggio, da persona adulta, nonché sufficientemente profana per poterlo estirpare e guardarlo con occhi più laici, lo riesco a seguire ancora di più.

Perché qui la faccenda è chiara. Margherita come tutti i bambini è istintiva, veloce nel ragionamento, curiosa e per nulla succube di nulla. E in questa fase è il male più assoluto a sconvolgerla, non ciò che noi adulti suggelliamo come tale.

Ed è per questo che i suoi occhi creavano sgomento durante un atto di pura violenza ingiustificata e non davanti un bacio.

Anche se questo bacio a darselo erano due persone con lo stesso apparato riproduttivo.

Era pur sempre un bacio.
E i baci si danno quando ci si vuole bene.
Quindi quello è un gesto d’amore.
E noi genitori non dobbiamo insegnare l’amore?
Non dobbiamo prepararli ad affrontare in maniera onesta e impetuosa la vita?
Dove e cosa ci porta ancora ad aver paura di parlare di omosessualità ai nostri figli?
Perché stando a quello che io stessa sto vivendo, alla fine la risposta se la daranno da soli, e la più istintiva sarà
“che male c’è”.
No?!

Insegnare ai bambini

Quest’inverno per me è stato molto particolare, ho incontrato molte coppie gay, le ho intervistate, ho letto il parere delle sentinelle, ho seguito comizi allucinanti che esordivano con un “allora possiamo sposare anche i maiali”.

Allora possiamo tradire mogli, andare a mignotte e sperperare soldi alle slot, dico io.

Ma ovviamente sono frasi conseguenzialmente stupide e socialmente di poco conto, perché è chiaro: dove pugnali, riguardo adozioni, matrimoni e diritti, dai credito a ovvietà, pochezza e poca misericordia, la stessa che teoricamente profetizzano tutte quelle persone in piedi dentro piazze di città italiane vergognose dei suoi abitanti.

Insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato non è cosa di poco conto.
Preparare una generazione intera che fra qualche anno ci sostituirà, non è una cazzata.
E noi stiamo ancora col silenzio?
Stiamo ancora che al telegiornale non viene menzionata l’Irlanda e il loro commovente referendum?

Vogliamo realmente rimanere a cinquant’anni fa e non ci vogliamo accorgere che la cosa più importante per i nostri figli è quella di assaporare l’amore, di immagazzinarlo e di utilizzarlo in modalità osmotica ogni volta che vorranno nel proprio futuro?

Siamo veramente sicuri che questo funzionerà?

Che ve ne importa se sono fidanzati.
Smettetela di comandare per loro.

Questo non lo dice Vladimir Luxuria.
Ma una ragazzina di sette anni. Ancora in possesso delle sue facoltà emozionali.

di Elisa Giani