Luglio col bene che (non) ti voglio

 

Che poi non è che proprio lo odio.
Credo solamente che l’emigrazione estiva sia uno dei momenti più drammatici della mia vita. Tutti sono felici e tutti lì a far valigie, mentre tu rimani incastrato in una routine disarmante. Che poi a me piace pure la routine.
Credo solamente che tutti i tuoi pensieri e la tua parte integra riguardo cosa tu sia e abbia costruito nella vita, in questi giorni, crolli un pochino.

Allora. La differenza sostanziale è che alla fine tutti sembrano fichissimi tranne te.
Ma questo non mi porta sul filo della noia, anzi! Ogni conoscenza e ogni minuto della giornata comincia a essere più limpida, più funzionale e caricata dalla mia instancabile amica ansia, provoca un turbinio di emozioni.

luglio 2
Illustrazione by Katsuta Mako.

MATTINA LUGLIESCA

Mi alzo e prevedo un’illuminante giornata.

Il lavoro andrà alla grande e mia figlia (oh, è tornata Margherita!) starà una pacchia al centro estivo, sarà bello vederla correre tra amici che non vedeva da quindici giorni e io con la mano le lancerò un bacio pieno d’amore, un amore che proseguirà per le prossime cinque ore e che non la lascerà più; poi tornerò da lei leggera per aver anche oggi compiuto la mia missione di donna lavoratrice, staremo un po’ a casa a riposare e chissà cosa ci riserverà la serata. Chissà, potrei invitare amici per cena, guardare con lei un film sempre rimandato, fare comunque le cose con calma ed essere fortunata così. 

Che peccato che poi, scendendo dal letto, inciampo sul filo del ventilatore, mi brucio con la macchina del caffè che ha bruciato anche il caffè. Sudo. Preparo la colazione a Mina che non ha alcuna voglia di andare al centro estivo, per cui mi si appiovra emotivamente al fegato e mi convince a venire con me al lavoro. Lavoro dove lei fa la super bambina simpatica, le clienti apprezzano e comprano non grazie a me, ma a lei, abbassando drasticamente la mia autostima professionale. In più, basta calcolare il fatto che mi abbia anche offerto la colazione, direi che stiamo alla frutta.

RIMANDI LUGLIESCHI

Se c’è un altra cosa, oltre ad autovanificare i miei progetti quotidiani, che ogni luglio spero di riuscire a fare, sono i piccoli lavoretti casalinghi. Dipingere quella parete, spostare quel mobile, imbiancare di nuovo il bagno… Cose facili, anche di piccola portata che se non volessi fare io sarebbero lavori di un solo e unico giorno per qualunque tuttofare medio-basso. E invece no. Arrivo intorno al 25 giugno con lo spirito giusto per affrontare la situazione, prendo numeri di telefono e tonalità di vernici. Capisco al minuto quando Margherita partirà con la nonna per poter sfruttare al massimo la situazione di assenza figlia/caldo a sufficienza perché le pareti si possano asciugare bene e in fretta, comincio a sistemare i libri per non rovinarli durante “i lavori”.

Ok, ci siamo. E’ il 30, domani inizio.

Poi, ma vabbè, oggi mi riposo.

Poi, ma vabbè, stasera ho il concerto.

Poi, ma vabbè, oddio mi sono addormentata.

Poi, ma vabbè, non ce la faccio devo fare il 730 e poi non ho più tempo.

Poi, no dai, non dirmelo, è già il 16?! Cioè sta già tornando Margherita??! Oddio, veramente devo aspettare il prossimo anno?!?!?!?

Ah, ok.

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Illustrazione by Katsuta Mako

SOCIALITA’ LUGLIESCA

Ma in realtà questa mi piace pure.
Alla fine incontrare persone che non vedi da molto o semplicemente non ha mai visto fa pure fico. Il fattore Margherita in questo aiuta molto, per un ramo di tale socialità arrampica specchi.
La parte tragica infatti non sta nello stare con una mamy anche lei sul filo della sfigataggine; in questo caso ci si aiuta pure ed è una gran cosa. La parte proprio brutta, ma brutta brutta è quando vuoi uscire, non c’è nessuno, tranne la tipa amica dell’amica dell’amica che hai visto una volta nella vita e con cui hai parlato forse tre minuti alla festa di compleanno di non ti ricordi neanche tu. Neanche voi! Solo che anche lei boccheggia una serata fuori casa e ci provi. Capisci subito che non andrà, perché alle otto e mezza, prima di uscire, hai sonno, credi sia il caldo, in realtà è la tua coscienza che ti sta dicendo “ma chi te lo fa fare!!!!!”
Arrivi. Leggermente in ritardo. Lei/Lui è già lì.
Solo in quel momento capisci, ma non puoi più tornare indietro. Ti siedi. Ordini una birra super forte 440357 gradi doppio malto, nella speranza di entrare immediatamente nel solito torpore da birra infuocata, ma non ci riesci. Allora cerchi di seguire il discorso del tuo amico di sventure che invece sta con una Coca Cola ed è tutto attivo e sta cosa è preoccupante perché tu ora vorresti il letto, ma invece no.

Torni a casa all’una. Hai appena detto per l’ennesima volta “oh, ma vediamoci più spesso però”, forse è l’unica cosa che hai detto in tutta la serata.

Devi stendere la lavatrice, perché tanto col caldo si asciuga subito e quindi hai ben pensato di lasciarla dentro l’oblò per cinque ore.

Paghi la baby sitter seimila euro.

Ti accasci sul letto e ti chiedi: ma perché.

PROFESSIONALITA’ LUGLIESCA

Crolla. Tutto. Pure il mio essere una stacanovista convinta. Ho sonno, i crampi alle gambe, le occhiaie anche se sono abbronzatissima. L’unica consolazione è che di lì a poco vedrò il paradiso terrestre di quelle cose che si chiamano ferie.
Manca poco. Molto poco. Però non arrabbiatevi se vedo i semafori come grossi e grandi ombrelloni da spiaggia o se parlando dico “mare” invece di “mi può dare un etto di prociutto cotto per favore?“; è così.

 

Luglio è bello, bellissimo in realtà.
Forse sono solo io che devo prendere coraggio e capire che queste transumanze sono solo per pochi, che forse lì, all’orizzonte, altre persone come me sono rintanate dentro piccole case a soffrire il caldo, a rimandare progetti di vita e a dimezzare il loro stipendio pagando aria fredda artificiale.

Forse.

Vi prego ditemi di sì.

di Elisa Giani