Mamma, sono grassa?

 

Siamo ufficialmente entrati nel meraviglioso mondo dell’estate.
IUPPYDU!!!!!!
E come ogni anno, i pezzettini di stoffa sul nostro corpo si assottigliano e diventano più leggeri, il corpo fa capolino, respirando l’aria calda che nostro padre Clima ci regala almeno per un po’.
Di solito noi donnine da gennaio partiamo con inverosimili abbonamenti a palestre che non vedremo mai. Almeno per quanto mi riguarda.

Comunque in linea di massima cominciamo a guardarci il culo allo specchio, grinziamo lo sguardo per vedere quante rughe abbiamo accumulato in inverno, cerchiamo soluzioni alimentari alternative e ragioniamo come se stessimo per cavalcare la passerella di Victoria’s Secret (si scrive così? No, perché il mio massimo di intimo è Oviesse, con tutto il rispetto per il designer di mutande di cotone dell’Oviesse).

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Amy Judd Art

Compiamo azioni. Sempre le stesse per salvaguardare quel minimo di dignità estetica che c’è rimasta, solo che alla fine della fiera, a noi “grandi” poco importa se la coscia non è più soda come un tempo; perché quel tempo in fin dei conti è passato. Ora abbiamo ANCHE altro. Ora abbiamo testa, ironia, cultura e un pizzico di esperienza per farci distrarre dalla libra in più.

La questione nasce quando tutti questi piccoli gesti cominciano a essere parte anche dei piccoli gesti delle nostre figlie. Di mia figlia. Da che faceva le prove se la gonna era sufficientemente ruotosa per essere indossata, ho notato che i suoi occhi si soffermano anche su altro. Anche sul suo piccolo corpo. Che da una parte è un’osservazione meravigliosa: fra poco (oddio, mi sa fra pochissimo!) comincerà a vivere la sua trasformazione e forse è il mio non essere d’accordo con il percorso naturale delle cose che mi fa storcere il naso. Ma fondamentalmente la cosa mi fa un po’ paura.

Abbiamo a che fare con piccoli pulcini che da qui a un giorno noteranno ali che ancora non fanno volare, ma che pur sempre ali sono, in un mondo che istiga solo ed esclusivamente ad un prototipo unico delle cose.

Lo so che forse è un discorso già ripetutamente affrontato, ma ora a viverlo sono io.

Perché non è tanto la fisicità personale di mia figlia a preoccuparmi, quanto il ciò che le sta intorno. Perché per quanto mi riguarda io ho sempre visto una bimba, la mia bimba, perfetta così com’è, ho sempre cercato di regalarle un’autostima da far provincia e ho sempre scherzato con lei sul suo essere una supergirl nei confronti di quella strana cosa che è il suo “valore” in percentile. Ma quanto posso ancora arginare questa cosa?

“Mamma, ma io sono grassa”

 questo mi ha detto quando qualche giorno fa ho comprato l’ennesimo costume 10 anni anziché otto. Perché dirmi una cosa del genere? Colpa mia? Della commessa che sgrana gli occhi quando le dico che ha SOLO sette anni? Di tutte le persone che ogni giorno (parenti compresi) a cantilena le dicono “certo che Margherita è proprio alta“?

E altra cosa, a questo punto che devo fare? Perché io darei cazzotti a tutti, ma non posso. Però ho capito un po’ come risponderle quando la discussione ritornerà a galla.

1) sei talmente bella, che trabocca dal tuo pancino.

2) il tuo corpo ti sta aiutando a suonare con forza e vigore il tuo magico strumento.

3) tu non sei grassa, non sei alta, non sei diversa. Tu sei tu; semplicemente Margherita. E il tuo essere tu è la cosa più bella che ti potesse accadere. Puoi fare tutto perché solo tu lo farai in quella determinata maniera. Solo tu sarai in grado. Solo tu ci riuscirai così. Non mangiare le parole della gente, perché probabilmente sono invidiose della tua pelle e dei tuoi sorrisi che doni ogni giorno.
Non mangiare le foto delle riviste, perché quelle ragazze hanno dimenticato cosa vuol dire essere uniche. Non mangiare le prese in giro, perché è tutto tempo sprecato. Guardati allo specchio amore mio, ma oltre a guardare il tuo corpo, vai a fondo, guarda i tuoi muscoli sani che ti permettono di giocare, guarda i tuoi organi che ti permettono di vivere e di pensare, guarda il tuo cuore che ti permette di amare, e poi guarda giù giù in fondo quella cosa meravigliosa che è la tua anima, che ti permette di essere esattamente te e nessun altro, a prescindere da me.

Banale? Può darsi. Spero non per lei.

P.S. quando siete davanti a un bambino intellettualmente attivo, ricordatevi che è un bambino intellettualmente attivo; quando aprite la bocca e apostrofate cose che possono sembrare piccoli e carini appellativi, state solo regalando un motivo in più per ledere la loro autostima. Che sia lo “scrocchiazeppi” per i bimbi magrolini o il “robustello” per quelli un po’ più pienotti, state facendo danni. Potete essere perfetti sconosciuti come gli amorevoli nonni, ma sempre danni procurate. Per cui, non parlate, date semmai un bacio a queste meravigliose e indifese creature, e guardatevi le chiappe vostre.

 

 

 

 

 

di Elisa Giani