Perché mia figlia non farà catechismo

 

(Sottofondo musicale: “Believe”_Munford & sons)
Come al solito arriva la primavera.
E come al solito succede una cosa strana…
Praticamente accade che in giro per tutta la città le mamme cominciano a correre a destra e a sinistra, più del normale, più che negli altri mesi. Questo perché tempo qualche settimana la vita dei loro figli avrà un piccolo grande sconvolgimento.
Faranno la prima comunione.
E tutto questo a me un po’ fa ridere. Perché la maggior parte delle volte, tali mamme non corrono per trovare l’educazione religiosa migliore per il loro pargoletto, bensì per cercare bomboniere, coroncine, confetti e abiti candidi e perfetti.

E allora io le guardo e mi faccio un sacco di domande.
La prima fra tutte: ma è giusto così?

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Perché mia figlia non farà catechismo

 

Io sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica e ho battezzato mia figlia, ma ad oggi non credo continuerò su questa via per Margherita, semplicemente perché credo sia una cosa talmente importante per la sua vita, che non credo sia io a dover decidere per lei e non credo sia lei, così piccola, a poter avere così tanto discernimento da poter affrontare una cosa del genere.
Questo per me non vuol dire lavarsene le mani (per usare un gergo inerente all’argomento), anzi.

Proprio qualche giorno fa stavo in macchina con una mia amica mamma ed entrambe, fortunatamente, la pensavamo nella stessa maniera; dico fortunatamente perché non crediate per me sia stata facile come presa di posizione.

Ma qui non si sta parlando di me, ma di mia figlia, la quale conosce perfettamente la vita e le opere di quell’immensa figura che fu Gesù, solo che per esempio ancora non è in grado di gestire una messa, una preghiera, un silenzio, una concentrazione tale da poter considerare la sua parte spirituale.

Perché tale parte, a mio avviso, nasce e cresce dopo esperienze di vita concrete e vissute sulla proprie pelle.

Non voglio assolutamente che Margherita senta il bisogno di fare la comunione solo ed esclusivamente perché tre quarti dei suoi amici la fanno o la faranno. O perché per una volta si veste da principessa Leila rivisitata in chiave cattolica o, ancora peggio, perché sa di ricevere regali e i suoi primi gioiellini.

Assolutamente no!

Quante volte sono andata a messa nell’ultimo anno? Una.
Quante volte ho pregato con mina prima di dormire? Zero.
Quante volte ho parlato della storia di Gesù con lei? Quattro.

Ma invece quante volte mi sono chiesta se io sono cristiana solo perché i miei genitori erano cristiani? Un’infinità.

Lo so, forse è qualcosa di assolutamente senza senso, ma io non voglio avere la responsabilità di inculcare a mia figlia un’esperienza spirituale, finché lei non avrà volontà e vita per poterlo affrontare. È qualcosa di così profondo, di così personale, che io non potrei mai costringerla all’età di dieci anni a credere in verità, anzi nella mia verità, con il presupposto che la mia verità spirituale sia la migliore. Anche perché trovo ancor più fantastico un domani poter parlare liberamente con lei proprio di questo e vedere che meravigliosa tela bianca possa essere nel vivere e nel decidere coscientemente per la sua vita.

Ma che bello sarebbe vederla a vent’anni fare la sua, solo SUA, prima comunione. 

Non mia.

Non della mia famiglia.

Non della mia storia.

Qualche anno fa ebbi la fortuna di conoscere uno studio approfondito su tutte le religioni, che partiva magari da San Francesco per finire nel Buddismo; è stata forse una delle esperienze più costruttive della mia vita; è lì che ho capito come nomi, nozioni, testi sacri, siano tutti fondamentali, importanti come però anche la propria consapevolezza nel volerli affrontare. E il rispetto da mantenere sempre, anche se quello spirituale non sarà il proprio percorso di vita.

Ma io avevo trent’anni.
Io non voglio far fare catechismo a mia figlia, perché non credo in quello che viene detto o fatto in quel contesto.

Non voglio far fare catechismo a Margherita semplicemente perché credo che le tempistiche con cui viene affrontato un viaggio del genere, siano precoci e troppo affrettate.

Perché l’età della prima comunione è ancora la stessa di quando la facevano i nostri genitori, ovvero almeno tre generazioni fa, dove forse la vita e la cultura sociale erano diversi; dove probabilmente non c’era l’ottanta per cento dei bambini comunicati che non aspettava altro che la nuova playstation.

Parliamoci chiaro. Quanti di noi la domenica mattina alle nove si alzano e portano i figli a messa.
Quanti di noi lo facevano anche prima che i nostri figli facessero catechismo.
Quanti di noi lo facevano ancor prima che nostro figlio esistesse.

Fatevi due calcoli.
Dopodiché, prima di mangiarmi viva perché madre degenere, fatevi un rosario.
(perché sapete cos’è un rosario, no?!)

di Elisa Giani