Perchè vogliamo avere un figlio?

 

In questi giorni una troupe cinematografica sta girando dentro casa mia.
La cosa è stata accettata dalla sottoscritta per ovvi motivi; prima di Margherita il set io l’ho vissuto, masticato e rimangiato più e più volte, per qualsiasi ruolo, dalla sarta all’attrice. Era più forte di me, volevo solo stare, lavorare lì.
Motorepartitociakazione erano le parole più belle della giornata, più dell’urlo “sono pronte le lasagne” di mia madre. Per cui oggi tornando a casa era proprio felice di aprire la porta e vedere invadere il mio corridoio, avevo tra le mani finalmente il super regalo per una delle persone più importanti della mia vita, avrei assistito a qualche scena chiacchierato con il regista, rubato cipria alla truccatrice, chiesto al macchinista se mi poteva aggiustare la luce del salone.

Il problema che la cosa poi non è andata proprio così.

Il fatto è che appena entrata a casa mia ho solo visto una sfilza di stagiste ventitreenni piene di speranza e con i capelli rosa. E ho rosicato. Mentre mi sentivo vecchia e gobba, vagavo per i miei pochi metri quadri domestici pensando solo a un’unica cosa: “queste qua ero io“; ok, l’italiano non è dei migliori, ma la sostanza pensierosa è esattamente Lei. Una sostanza. Perchè poi la mia vita si è trasformata ed è cominciata ad andare a 300 chilometri orari in zero-due secondi. E sappiamo tutti cosa l’ha trasformata.

Margherita_ penserete voi.
No.
La voglia a 24 anni di avere un bambino_vi correggo io.

desiderio3
AMELIE HEGARDT

La mia dolce figlia non c’entra nulla con la mia decisione di bruciare le tappe. E oggi io sono felice saltellante così. Di certo non potrò mai rinnegare 35 chili di amore folle per me! Qui la questione – come al mio solito – è diversa.

Ma perché mai in testa avevo la voglia di un figlio PROPRIO in quell’età!

Perché e quando si decide realmente di avere un bambino? E quando lo si desidera è sempre il momento giusto? Vale la regola davvero del “se poi ci pensi troppo non lo fai più“? Quanto pesa il resto del mondo in tutto questo?

Nel senso: volere un figlio in realtà dovrebbe essere il sunto più totale e totalizzante ormai della libertà di una donna di poter decidere o meno della propria felicità e carriera. Ma siamo sicure che tutto ciò che ci circonda non sia un coefficiente fondamentale? Forse se fossi nata nel cuore di Milano dentro una famiglia di medici, forse, a quest’ora sarei primario di chirurgia generale (ok, questa è oggettivamente una citazione), oppure avrei comunque viaggiato sotto un quarto del mio secolo con un bimbo dentro la pancia al seguito lo stesso. Chissà.

Forse la questione mi è montata dentro di me come la migliore panna del mondo, solo perché guardare tutte quelle ragazze lavorare mi ha fatto capire che nessuna di loro ovviamente ora ha la necessità di avere un bambino, perché per me proprio di necessità si dovrebbe parlare, anche se giovane, anche se lavorante e studente, anche se nel pieno delle mie facoltà mentali. Allora penso che forse è frutto anche del bagaglio familiare che mi porto dietro, ma cacchio, la legge del contrappasso l’ha fatta da padrone per tutto nella mia crescita, tranne proprio per questo?!

E poi ora. Io ora ho trent’anni; lavoro e lavoro di nuovo bene e sono felice di ciò che faccio. Al momento ho una figlia di quasi otto anni, con cui poter viaggiare, ridere, cenare fuori insieme e tutto ciò andrà sempre meglio. Non mi manca nulla, in realtà ho anche più di quello che si può desiderare dalla mia età. E allora perché certe volte penso a come sarebbe fico, non giusto, PROPRIO FICO, riavere la pancia, le smagliature, il vomito, il non fumare, il parto, le notti insonne e tutto l’ambaradan?!

La maternità è solo un desiderio antropologicamente masochista della nostra generazione?

Perché poi esistono donne che tale desiderio non lo hanno affatto e vivono tranquillamente e non sentono quei famosi buchi del cazzo nella propria vita che se non hai del moccio sul maglione d’angora, non puoi campare. Senza dimenticare le solo Mamy, donne da sempre nate per la genitorialità, e le donne della fazione è capitato, che ancora devo capire come fai a farlo capitare, cioè che vuol dire? Come fa un figlio a capitarti dentro la pancia?

Quindi? Cos’è questo desiderio… Non credo sia una sorta di spartiacque sociale, non credo sia il tintinnio di un orologio biologico, forse è solo e semplicemente desiderio e come tale dovrebbe essere rispettato, sia se dentro, sia se al di fuori di noi.

E comunque, vicino ai miei trentatré anni, le stagiste mi cominciano ufficialmente a stare sul cazzo.

di Elisa Giani