Se fossi nonna

 

In questa settimana sto portando il fisico, la mente e l’umore al massimo super razzo delle mie possibilità.
Ho avuto lo streptococco insieme a Margherita e mentre lei faceva la candida con sciroppi e antibiotici e ricamava sopra il suo “stare riguardata”, io intanto partecipavo a ottocento recite, festeggiavo quattromila compleanni, inauguravo un negozio, cambiavo il mio bioritmo professionale e compivo 32 anni.

TRENTADUE.

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Se fossi nonna

Non c’è età più importante e significativa per me.
Ma non perché si comincia a invecchiare realmente, semplicemente perché al compimento di tale età mia madre si è sposata e la sua vita è fantasticamente cambiata.

Prima era un po’ come me, mamma single con una nana al seguito, dopo di che è diventata matrona, regina della casa; nel giro di pochi anni, da che non sapeva cucinare un uovo sodo, ha cominciato a preparare leccornie di qualsiasi tipo.

Stirava e pure bene.
Smacchiava anche il petrolio da camicette di seta.
Partoriva figli a rotta di collo.

Cominciava a non usare più tacchi stratosferici, ma neanche Converse, bensì mocassini.

Filo di perle come se piovesse.

Capite bene quanto io mi stia cagando sotto….

Cioè diventerò così? Sarà una rivoluzione stilistica fisica e filosofica la mia? No, perché qui io dopo una settimana dai miei 32, ho bruciato il sugo, comprato un paio di zeppe blu elettrico e pagato 50 euro di tintoria.
Non credo sia la strada migliore la mia. Ma è davvero giusto a un certo punto trasformarsi? Non dico cambiare la propria personalità, ma almeno insignorirsi un pochino?

Quand’è il momento giusto per diventare realmente grandi? Quand’è il momento giusto per cominciare non solo a sentirsi genitore e non più figlio, ma proprio nonno.

Perché se fossi nonna sarebbe tutto diverso.
Tutto un po’ più semplice.

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Se fossi nonna

Se fossi nonna, mi metterei l’anima in pace, mi godrei i bambini, smetterei di lavorare, aiuterei chi è incasinato fino all’apnea e direi sempre “tesoro, ma non preoccuparti, ci penso io.”

Se fossi nonna, non ti dico crostate ogni giorno, ma almeno il frigo pieno, quello mio e quello di chi amo.

Se fossi nonna, non ti dico sarei l’elemento chiave per la redenzione economica della mia famiglia, ma almeno il mercoledì pomeriggio ci penserei io a tutto.

Quando una donna diventa mamma e vede crescere la pancia, fa di tutto per rendere confortevole ogni aspetto della vita del suo bambino, non capendo che le pantofoline taglia -2 verranno indossate al massimo due ore in tutto.

Quello di cui una donna in procinto di essere madre dovrebbe preoccuparsi, non sono tanto i primi mesi, che neanche vengono considerati dall’ipofisi del figlio stesso, quanto il futuro lontano, lontanissimo che più in là non si può.

Nel momento in cui diventiamo mamme, ci trasformiamo in amiche di altre donne che non avremmo probabilmente mai conosciuto, in zie, in suocere, in mamma della mia amica del cuore, in nonne, in istituzione.

Saremmo noi il centro dei nostri figli, sempre e per sempre. Sia quando ci sarà bisogno di pagare il gelato fragola-stracciatella-crema, ma anche quando toccherà accompagnare il nipotino a calcio.

Rendiamoci conto di che fortuna, di che continuità, di che grande allenamento contro qualsiasi egoismo i nostri figli ogni giorno ci regalano, perché solo loro rendono la vita piena di tutto dal primo giorno (loro) fino all’ultimo (nostro); e la cosa imbarazzante è che noi non possiamo farci nulla.

Pensiamoci sempre e attentamente, non solo il figlio è per sempre, ma anche tutta la sua intera vita e tutte le persone che incontrerà, incrocerà e genererà.

Se fossi nonna mi farei un tatuaggio.
Sul cuore.
A forma di cuore.
E dentro ci metterei tutta la vita di mia figlia.

Per il momento vado ad affinare le basi.
Vado a preparare polpette.

di Elisa Giani