Vorrei una vita senza FARE figli

 

Io e mia figlia abbiamo un problema da neuropsichiatra col botto.
Non ci godiamo un cazzo del presente e andiamo come razzi missili aerospaziali a rovinarci mentalmente il futuro.
Tipo questa mattina, quando io, a inizio ottobre, ho ben pensato di investire il mio tempo riflettendo sull’ipotetico costo della festa di compleanno di mia figlia. Festa di compleanno che, se non ricordo male, si svolgerà a fine febbraio. Non contenta dell’assurdità di tale inizio di giornata, vado a comunicare a Margherita che molto probabilmente il luogo deputato per spegnere le sue nove (NOVE?? GIA’???) candeline è troppo caro: “Eh amore mio, non se può fare, o la tua festa, o pago l’ACEA per i prossimi tre anni, capito sì”.

Questa faccenda di dire le catastrofi a mia figlia prima delle otto del mattino sia un completo disastro, devo farla mia, fatto sta che la bambina mi parte con un urlo angosciante, una lacrima facile, un broncio di origine controllata, che io subito mi dribblo con un “Oh, però vediamo, ora da qui a febbraio UH! Ma quanto tempo c’è ancora non ti preoccupare! Vedrai che ce la facciamo a farti fare la festa al bowling!”
“Sicura mamma?”
“Sicura.”
“Grazie, e ricordati che c’è anche la trasferta all’acquario di Genova che mi avevi promesso. Te lo ricordi vero mamma?”
“Certo amore come no (porca troia, ma quando gliel’ho promessa ora questa trasferta???), faremo tutto, poi vediamo, ma faremo tutto!”

Ed è proprio qui che ho capito una cosa fondamentale. Talmente tanto fondamentale da esserne anche quasi spaventata.

Mi sa che sto viziando mia figlia.

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Illustrazione di Jose Romussi

No che mi sa. Secondo me è proprio certo. Perché se viziare vuol dire portare a un livello parallelo, la realtà paranoica ed egocentrica dei nostri figli, che più che essere un livello può essere chiamata realtà parallela per un futuro sano del genitore medio, allora sì, sto viziando Margherita.

E qui per un attimo mi sono fermata. Più che per un attimo per tre minuti. Semaforo rosso, fermo. Cervello grigiastro, a duemila. Mi stavo accorgendo di quanto fossero costanti i miei pensieri riguardanti mia figlia, rispetto ai miei pensieri riguardanti me e solo me e basta con il resto del mondo.

Ogni mattina nella mia testa un pensiero riguardante me stessa sa che deve correre più in fretta di un pensiero rivolto a mia figlia o verrà dimenticata per sempre. Ogni mattina nella mia testa un pensiero rivolto a mia figlia sa che deve correre più in fretta di un pensiero riguardante me stessa o verrà rimpiazzato con un paio di scarpe nuove di zecca. Non importa che tu sia un pensiero riguardante me o rivolto a mia figlia, la cosa più importante è rompere i coglioni al cervello di una madre.

E se io non avessi figli? Anzi, meglio. Se noi tutte non fossimo le portatrici sane della prosecuzione di questa specie? Cosa accadrebbe? Come sarebbero i nostri comportamenti? Quali sarebbero le nostre dinamiche sociali e chi sarebbero i nostri amici? 

Ho quasi la sensazione che se l’essere umano nascesse senza l’aiuto del mio utero, qui le cose per me sarebbero diverse. Sia prima di avere un figlio:

  • nessun orologio biologico
  • nessuna suocera
  • nessun uomo “male minore”
  • nessun senso di colpa se ci piace lavorare
  • nessun senso di vuoto se torniamo a casa e c’è solo silenzio
  • nessuna sensazione di inadeguatezza se abbiamo quarant’anni e siamo single
  • nessuna competizione con la maternità della prima moglie

Sia dopo che sto figlio è nato:

  • nessuno stronzo che ti dica “Oh allora aspettiamo il secondo ora” quando hai partorito il primo da 123 secondi
  • nessuna lacerazione modalità Alien alla nostra ciccina
  • nessun battesimo
  • nessuna notte insonne
  • nessuna schiena rotta
  • nessuna inalazione di merda di pupo che santa vi assicuro proprio non è
  • nessuna maglietta odor ricotta
  • nessuna festa di domenica pomeriggio alle tre mentre piove di gennaio 
  • nessuna elezione a rappresentante di classe con strizza vera per due ore buone di fila
  • nessun pranzo a morì da nonna
  • nessun soprannome
  • nessuna sensazione che stai facendo l’autista e non la madre
  • nessuna sensazione che infatti ormai per come si sono ridotti i tuoi capelli, solo ad un autista ti puoi avvicinare
  • nessun incastro
  • nessun viaggio rimandato
  • nessun lavoro da cui essere licenziati
  • nessun senso di colpa
  • nessuna paranoia di essere costantemente sotto esame
  • nessuna certezza di essere un genitore un po’ di merda

In una ipotetica realtà distopica dove i figli non sono figli, ma esseri umani che crescono accanto ad altri esseri umani, ma senza rompere troppo le palle, la civiltà a mio avviso potrebbe anche risultare più simpatica, chessò , magari in questo momento tutte le donne che mi stanno lanciando contro corna invisibili, senza sentirsi così tanto mamme, ma solo donne, potrebbero linciare di meno e capire di più. Ma qui più che realtà distopica sembra un po’ pura fantascienza.

Quante dinamiche quotidiane sono legate da un unico filo conduttore che si chiama “figlio”? Parecchie. E quante di queste dinamiche tocca anche la vita di donne che figli non ne hanno? Parecchie delle parecchie. E quante di queste dinamiche non ci lasceranno mai più sia che siamo madri sia che non? Parecchie delle parecchie delle parecchie. E quante di queste dinamiche che ci si accozzano come meduse sia sul piano pratico che su quello emotivo, a lungo andare ci stanno profondamente sulle palle. Tutte. 

Puoi essere la madre più madre del mondo, ma quando stai in spiaggia spaparanzata il 30 agosto e sai che tra due giorni ti ritroverai con i ragazzini alla Upim a fare la lista dei righelli, non mi dire che fai salti di gioia. E uguale la donna in carriera, non credo sia sempre fiera delle sue scelte e sempre disponibile a stare lì e a rispiegarti per l’ennesima volta che il figlio nella tua vita proprio no. Tutto gira attorno a loro, sia se c’è sia se non c’è, questo è il dato di fatto.

Fare i figli è una scelta. Ma se non avessimo scelte? Se anche se noi decidessimo per noi stesse, la faccenda si risolverebbe sempre con un confronto faccia a faccia con la natura? Se tutte le lotte di uguaglianza fossero delle enormi stronzate che tanto basta un fiocco fucsia in più per vanificare tutte quelle ascelle pelosa anni settanta? Se tutti i manuali per una perfetta mamma fossero enormi trappole per renderci ancora più paranoiche?

L’amore dei nostri figli è qualcosa di unico e infinito, ma avete mai provato ad utilizzare quella stessa intensità di amore che avete per i vostri bambini su voi stesse?

di Elisa Giani