A qualcuno piace Cracco, il nuovo libro di ricette regionali dello chef Carlo Cracco

Lunedì sera c’è stato un incontro molto atteso, con un gruppo di blogger radunati nel ristorante omonimo Cracco, di via Victor Hugo a Milano, l’occasione è stata la presentazione del suo nuovo volume, in libreria in questi giorni: “A qualcuno piace Cracco”. Non vi nego che al momento della pubblicazione di una foto della copertina del libro, sui miei profili social, i commenti sono stati: anche a me oppure a me no. Questi quelli che andavano per la maggiore. Ovviamente riferiti al titolo nuovamente ironico del libro, dopo “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”.

La copertina del nuovo libro di Carlo Cracco
La copertina del nuovo libro di Carlo Cracco

Cracco arriva in jeans con l’orlo arrotolato, una camicia blu, la giacca grigia e un paio di scarpe blu, ed è senza dubbio figo, si capisce subito che lui di scalogno ne usa tanto, non c’è storia.
Invita le persone ad accomodarsi nei posti più avanti, con qualche battutina fredda e seria, ma è il suo inconfondibile stile.

Carlo Cracco con Luca Ussia di Rizzoli
Carlo Cracco con Luca Ussia di Rizzoli

Veniamo coinvolti a fare domande per sapere di più di questa avventura, dove lo chef si cimenta in 60 ricette di piatti regionali, assaggiati e studiati attraverso un percorso che attraversa tutta l’Italia, e durante le domande scopriamo che:

    – Per Cracco i titoli dei libri sono come una carta da regalo per un pacchetto, lo vestono e lo fanno più bello
    – La ribollita più buona l’ha mangiata in Toscana dalla signora Laura, o almeno crede si chiami così, che gli ha passato la ricetta, ma che secondo lui ha omesso delle parti perché lei ormai la cucina così da tanti anni e non si è mai segnata le dosi, fa parte di lei. Lui ha cercato di interpretarla per il suo nuovo libro, spera di esserci riuscito
    – Ha impiegato circa tre mesi per scrivere il libro
    – La ricetta più lunga e che lo ha messo in crisi è il “fritto misto alla piemontese”, dice nel libro che per farlo ci vuole un weekend intero almeno, quindi armatevi di pazienza
    – È stata difficile la raccolta delle ricette regionali perché ce ne sono tante, alla fine ha dovuto fare una selezione
    – Usa sempre l’aglio nelle sue ricette, ma usando degli accorgimenti come: lasciarlo in camicia, toglierlo a metà cottura, non faro friggere, Non potrebbe cucinare senza
    – Se una cosa ti viene bene, non ti fermi. Così come ti piace mangiare e continui a farlo a lui piace scrivere, fare programmi ed altro e continua a farlo
    – Il menù del suo ristorante lo fa il mercato e la stagione con quello che offre, ma si deve saper scelgliere
    – La cosa che conta di più è l’intervento umano (parlando di ricette)

Io ovviamente sfoglio il libro e vado, come tutti quelli in sala d’altronde, alla mia regione per vedere le ricette e alla voce Emilia Romagna trovo, oltre al castagnaccio, i passatelli asciutti con il pesce e l’anguilla, ricette tipicamente romagnole per la maggior parte. Gli chiedo come mai questa scelta, facendo una battuta “Chef, ha scritto “Emilia Romagna” ma queste sono solo ricette romagnole”.
Lui sapete cosa mi risponde, con gli occhi tutti strizzati e un sorriso smagliante? “Eh, ma la Rosa è romagnola, io vado dove mi porta il cuore!”

Ok sotto il suo sguardo così glaciale si nasconde anche un cuore. Adesso inizierà Masterchef per la terza volta e poi lo vedremo alle prese con Hell’s Kitchen, il primo in Italia, dove si dice che si “sorprenderà”. Qui per ora si legge il libro e si provano alcune ricette, vi farò sapere.

di Francesca Gonzales