Sotto il casco con… Alessandra Baldereschi

Una balena di vetro: la casa di un pesciolino rosso. Un’immagine che mi ha colpita nella sua leggera sobrietà. Ne è autrice Alessandra Baldereschi, che ci racconta un po’ di sé.

Icone, storie, tradizioni. Le riprendi e le reintepreti. Come?

Cerco elementi che uniscono, forme in cui ci identifichiamo, ricordi in comune, espressi con un linguaggio facilmente comprensibile.

Dici che nel tuo lavoro usi il tempo come uno strumento. In che senso?

Mi sposto continuamente in epoche diverse, andando avanti e indietro nel tempo: avanti, immaginando quello che succederà e indietro per vedere con occhi nuovi quello che già si conosce.

Come cambia il design degli oggetti quando si usano materiali deperibili come i muschi e le foglie del tuo “Bosco”?

La collezione Bosco nasce dalla ricerca su un materiale composto da elementi organici inglobati nel lattice. L’obiettivo era mantenere la tattilità, il colore e la consistenza delle foglie ma poterle utilizzare come una pelle.

Le forme e le tipologie scelte seguono la suggestione del materiale: le sedute ricordano cespugli o mucchi di foglie, i tappeti completano la scenografia surreale.

Leggo sul tuo sito che dopo gli studi hai ottenuto una borsa per una residenza-studio in Giappone, lavorando su un progetto per la tavola di ceramica. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Durante la residenza in Giappone ho avuto l’occasione di sviluppare diversi progetti con la ceramica e di conoscere a fondo questo materiale. È stata la mia prima esperienza di lavoro come designer e con aziende di produzione. Sono stati realizzati diversi oggetti per la tavola e complementi come per esempio Abat-jour, una lampada in porcellana bianca lavorata a bassorilievo che solo una volta accesa rivela la sagoma di un’abat-jour.

Che cosa ci può insegnare il Giappone in termini di design?

Il Giappone insegna la “leggerezza” che, come dice Calvino, si associa sempre alla precisione e alla determinazione.

di Alessia Fabbri