Burning Man 2013: immagini da un festival visionario

Se le vostre ferie alla fine vi sono sembrate un po’ “troppo” rilassanti, se vi sentite su quel ponte tra la gioventù e… qualcos’altro o semplicemente perché volete vivere una vacanza indimenticabile cominciate a pensare al Burning Man, festival visionario di arte e musica che ogni anno si tiene nel deserto del Nevada attirando 68.000 persone da tutto il mondo. Per il prossimo anno, perché l’edizione di questo si è appena conclusa.

Spettacolarità più che spettacolo

In realtà, il Burning Man non è proprio un “festival” nel senso tradizionale del termine: non ci sono grandi spettacoli allestiti su palchi enormi. Questo non significa però che non ci siano tantissimi eventi: ognuno dei partecipanti è libero di organizzare esibizioni, mostre d’arte, performance, workshop e giochi per poi eventualmente segnalarli all’organizzazione del festival, che pubblica sul sito gli eventi già registrati prima dell’inizio del festival.

È più una città temporanea – chiamata Black Rock City dal nome della località in cui si svolge il festival -, una comunità sperimentale che incarna la “radicale espressione di sé e radicale fiducia in sé”, parole di uno dei fondatori, Larry Harvey.

Per una settimana installazioni artistiche, eventi, concerti animano questa città nel deserto fatta di tende e edifici temporanei. Sette giorni, e poi tutto scompare. Non prima di avere dato alle fiamme il simbolo dell’evento, un enorme struttura antropomorfa in legno intorno al quale si sviluppa la città. L’uomo che brucia, appunto: il burning man.

Tra regole e anarchia

Se l’idea vi sta stuzzica pensateci bene: alla location, in pieno deserto, si arriva solo con mezzi propri. Non sono previsti poi all’interno del festival mezzi pubblici o strade asfaltate. E le regole sono ferree: non si può acquistare niente (l’organizzazione fa eccezione per ghiaccio e caffè) e il denaro stesso è vietato: chiunque deve essere pienamente autosufficiente e l’unica forma di commercio accettata è il baratto (se gli operatori che controllano l’accesso al Burning Man valutano che un partecipante appena arrivato non è sufficientemente attrezzato possono anche decidere di rimandarlo a casa, anche se ha già pagato il biglietto, il cui costo varia tra i 210 e i 320 dollari). Succede così che a Black Rock City, come in tutte le piccole città, si sviluppano forme di collaborazione e reti di rapporti basati sulla prossimità delle proprie abitazioni o sul legame affettivo.

Come tutte le città inoltre, anche Black Rock City ha un piano regolatore: chi va al festival non si può accampare dove vuole, ma deve farlo rispettando la griglia tracciata dagli organizzatori. La pianta di Black Rock City, uguale ogni anno, è quella disegnata nel 1998 dall’urbanista Rod Garret. La città è formata da cerchi concentrici, che circondano un grande spazio vuoto, al centro del quale c’è l’altissima scultura di legno che prenderà fuoco l’ultima notte, The Man. I burner (così si chiamano i partecipanti al festival) si possono accampare su 2/3 della circonferenza: lo spicchio vuoto, come lo spazio centrale, viene utilizzato per installazioni artistiche ed esibizioni.

Non è questo forse il sogno di ogni hippie moderno?

Immagini Reuters/Jim Urquhart

di Alessia Fabbri