Butcher's Broom: intervista a Barbara Bibbò

Avevo scelto lei, tra le altre, per illustrare l’“apertura italiana” di Etsy. L’immagine di quella ragazza che giocava con il fuoco sulle rive di un fiume tornava e ritornava alla mente. Le ho scritto, e infine eccola qua, Barbara Bibbò, che in questa intervista ci racconta tutta la poesia del suo Butcher’s Broom.

Chi sei?

(sorrido)… un pastore.

Cos’è Butcher’s Broom?

… la foresta e i suoi colori; una luna crescente nelle albe della notte; la ruota del tempo; il fruscio delle acque; la danza delle fiamme; la testimonianza di pietre grigie; la campagna, terra di animali, di orti e di gramigna.
Una veglia psichedelica.

Perché questo nome per il tuo marchio?

“Butcher’s Broom” è il pungitopo.

Protettore delle granaglie dall’ingordigia dei topi; ma anche grido di bacche rosse nella quiete gelida dell’inverno.

Butcher’s Broom è il dono inaspettato della semplicità, ma anche il custode dell’animo oltre le indolenze ladre di meraviglia.

Il contatto e l’armonia con la natura sembrano essere al centro del tuo lavoro, perfettamente rappresentato dalle (bellissime!) immagini che raccontano la tua collezione “Issue 0”…

“Vorrei spendere una parola in favore della Natura, dell’assoluta libertà e dello stato selvaggio, contrapposti ad una libertà e una cultura puramente civili; vorrei considerare l’uomo come abitatore della Natura, come sua parte integrante, e non come membro della società.” (Henry David Thoreau, 1817)

Come ti sei avvicinata al mondo dell’handmade?

Fin da piccola ho amato smontare oggetti e riassemblarli in modo differente.

Lavorando, da grande, per una nota azienda di moda (Miss Sixty, dal 2006 al 2008) mi fu chiesto di realizzare accessori per la New York Fashion Week.

Essendo le idee che proponevo troppo complesse per essere realizzate industrialmente, pensai bene di “costruirle” da me.

In questo modo familiarizzai con tecniche e materiali, antichi e moderni, ortodossi e meno.

Quando questa esperienza di lavoro si concluse, decisi di non sprecare le conoscenze che avevo acquisito e di inseguire fino in fondo la mia idea di bellezza:

aprii bottega.

Come sei passata dal fare cose per te o per gli amici al venderle online e offline?

La scelta dei canali di vendita non ha seguito un percorso prestabilito.

Semplicemente ho cercato di raggiungere il maggior numero di persone e ancora oggi scopro sempre nuove opportunità che la rete mi offre.

“Garden” di The Beggar è la colonna sonora della tua collezione?

Avevo già mandato in stampa ISSUE O quando tornai giù al fiume.
La nuova stagione era arrivata. Il grano era maturo.

Camminavo e tutti i miei sensi erano desti.

Arrivai ad un arco giallo di ginestre e sentii in lontananza una melodia.

La raggiunsi e sotto l’arcata di un vecchio ponte, un mendicante pizzicava con grazia le corde di una chitarra.

Nell’eleganza dei suoi stracci parlava poco, come è nella natura dei solitari.

Fui rapita dalle sue note.

Tornai in quel luogo per “catturare” la poesia della sua musica.

Era l’armonia che ancora mancava al mio mondo.

Cos’è quel video realizzato in stop motion che hai pubblicato su una pagina del tuo blog?!

Cecoslovacchia, 1988. “Alice” di Jan Švankmayer. Uno dei miei film preferiti.

Quanto contano le tecnologie digitali e i social media nella promozione (e vendita) dei tuoi oggetti?

Le nuove tecnologie mi hanno permesso di esprimere ciò che sento e di rappresentare i miei sogni.

Sono invece tendenzialmente diffidente verso l’utilizzo dei social media avendo l’impressione che l’universale uso che se ne fa comporta (molto spesso) una banalizzazione del messaggio.

All’alba del solstizio d’estate vedrà la luce “ISSUE 1″…

Good light da Butcher’s Broom.

Fotografie di Francesco Mosca.

di Alessia Fabbri