Città e disastri naturali nelle opere di Manabu Ikeda

Manabu Ikeda, Staircase of Waves (2010)
Manabu Ikeda, Staircase of Waves (2010)

E’ una combinazione di stile pittorico giapponese e surrealismo iperdettagliato quello di Manabu Ikeda: città invase dai rifiuti e disastri naturali di ogni genere sono al centro delle sue opere murarie di grandi dimensioni, la cui realizzazione talvolta richiede anni. In questi giorni di consumismo sfrenato (ah sì, c’è la crisi?) colpisce ancor di più il richiamo che emerge da queste immagini al rispetto per la natura, ferita da un’umanità la cui esistenza sembra oscillare costantemente tra saggezza e follia distruttiva.

Manabu Ikeda, Claw Marks (2010)
Manabu Ikeda, Claw Marks (2010)

I lavori di Ikeda, in gran parte attualmente esposti all’interno della mostra “Garden of Earthly Delights” alla Japan Society di New York, sono stati spesso associati a profezie, come nel caso di “Foretoken” (2008), associato allo tsunami che nel 2011 colpì il Giappone, suo Paese natale.

Manabu Ikeda, Foretoken (2008)
Manabu Ikeda, Foretoken (2008)

Ma quel che più colpisce è l’abbondanza di dettagli che rendono queste grandi illustrazioni incredibilmente dense: come un bonsai che impiega anni per crescere, così Ikeda coltiva le sue opere minuziosamente fino alla visione completa finale.

Ramificazioni visive in cui perdersi.

Manabu Ikeda, Foretoken, dettaglio (2008)
Manabu Ikeda, Foretoken, dettaglio (2008)
Manabu Ikeda, Meltdown (2013)
Manabu Ikeda, Meltdown (2013)
Manabu Ikeda, Meltdown, dettaglio (2013)
Manabu Ikeda, Meltdown, dettaglio (2013)

di Alessia Fabbri