Des Art Casa: Intervista a Letizia Donati

A cavallo tra arte design è desartcasa, progetto tutto al femminile in cui due donne, due amiche creative, hanno deciso di investire dopo la nascita dei loro bambini. Dall’unione di due mondi, quello della moda e quello del design, nascono le loro collezioni di cuscini, cesti, borse-contenitori, complementi per la tavola e la camera da letto. Oggi abbiamo incontrato l’interior design del duo: Letizia Donati.

Come vuoi presentarti ai nostri lettori?
Non mi piace apparire, mi piace fare. Sono una persona semplice che ama la complessità e quindi che nelle contraddizioni trova una ragione di essere. Nella vita come nel lavoro. Vivo il limite non come costrizione, ma come condizione per agire.

Quali sono i tuoi prodotti e quali credi siano i loro punti di forza?
Desartcasa è una linea di complementi per la casa e di borse contenitori e oversize, che nasce dal desiderio di creare una collezione in serie limitata, con lavorazioni manuali che conferiscono unicità ad ogni pezzo, dove si ricercano stoffe, materiali da assemblare in un mix dove alla produzione seriale è sempre aggiunta la ricerca.

È un mondo “morbido” fatto di tanti cuscini e di contenitori in lana per tutti e per un “mondo fantastico”, fatto di “piccini”, per il loro mondo, il loro spazio e i loro giochi.

Il punto di forza, o comunque quello che caratterizza il pensiero di fondo del lavoro è quello di lavorare sul concetto di unicità del prodotto e non massificazione, abbracciando l’idea di un consumo etico nell’utilizzo in chiave contemporanea di tessuti vintage o di partite accantonate, come stock di produzioni dismesse, che non possono più essere impiegate per grandi produzioni, permettendo la proposta di collezioni continuamente nuove e mai ripetibili in grandi numeri.

Le collezioni che presentano una serialità, invece sono contraddistinte da una grossa lavorazione artigianale, eseguita a mano, nella stampa lavorazione della lana, o degli altri materiali, che di nuovo restituisce unicità al pezzo prodotto.

A che target ti rivolgi?

Il pubblico è un pubblico selezionato, capace di apprezzare la ricerca del tessuto, dell’amore per i temi dell’architettura e del design che trapelano dalla selezione delle immagini impiegate per la stampa, sia manuale che fotografica.

È un pubblico che non cerca un capo firmato, perché la collezione vuole essere “no-logo”, ma da essere usata, tanto.

Parlaci dei materiali e delle lavorazioni che prediligi.

Più che dei materiali è l’idea di casa che amo che si trasferisce nella collezione. Una casa “work in progress”, da vivere senza schemi e separazioni…. una casa che cresce quando ci sono tanti amici è quella che mi ha portato a pensare a tanti cuscini grandi da usare come sedute a terra. È la casa con i bambini dove si usa il pavimento per tante cose oltre che camminare…

I materiali poi sono quelli presi in prestito dal lavoro di tutti i giorni di interior designer, sono idee che nascono da materiali di “lavoro”, come i sottopiatti “polka”, tondi in pvc a bolle, proprio del materiale per i pavimenti, usato anche per un negozio per bambini, piuttosto che la rete da cartongesso per altri cuscini con ricami.

Comunque la preferenza è per le lane, per i feltri di lana, il lino e per i pois, ai quali non so proprio resistere!!!

Come descriveresti il tuo lavoro?

La trasversalità dei campi di attività è quella che contraddistingue il mio lavoro e che caratterizza l’approccio progettuale creando nuovi input per nuovi progetti o collaborazioni.

Un 2.0 con gli aghi di legno… Desart (casa) è des+art, un continuo “fil rouge” fra la visione progettuale (seriale) e l’espressione artistica e artigianale del lavoro (unicità).

Cosa fai quando non lavori?

Il mio mondo è gran parte il mio lavoro. La collezione desartcasa era un desiderio che si è avverato quando è nato il mio bambino ed allora è nata, trovando modi di lavorare diversi che contemplassero la possibilità di essere madre e lavorare. Anzi il suo mondo è entrato ed ha dato suggestioni. Le grandi borse per contenere tutto, come il guscio di una lumaca… Mi piace il mondo e mi piacciono le persone, nonostante mi feriscano. Mi entusiasmo per una passeggiata in un bosco, per un rametto di rosa canina o per del muschio su dell’asfalto.

La parte dell’essere designer che ti piace di più.

Conservare gli occhi e il cuore di bambino. Toccare i materiali. Stupirsi di fronte alla corrispondenza fra progetto e realizzazione. Guardare e trovare ispirazioni per.

Non usare/abusare la parola “creativo” e tenere a mente la definizione di “creatività” di Bruno Munari in “Fantasia”:

Tutto ciò che prima non c’era ma realizzabile in modo essenziale e globale.

di Alessia Fabbri