Il taccuino di Susan Kare: l'artista che ha dato ai computer un volto umano

Eravamo negli anni Ottanta e per far fare qualsiasi cosa a un computer bisognava scrivere qualcosa in linguaggio che suonava più o meno così C:> RUN autoexec.bat. Me lo ricordo io, e sì che non ho molti capelli bianchi. Poi, la rivoluzione. Chi ha iniziato, la storia è nota, è stata Apple con il lancio dei primi computer Macintosh da parte di un giovane Steve Jobs che era rimasto folgorato dalla prima GUI (o interfaccia grafica utente) sviluppata da Xerox. Ma chi c’era dietro a quei simboletti detti icone dei suoi Mac, così semplici eppur significativi abbastanza da rendere il dialogo uomo-macchina (quasi) naturale? C’era una donna, una donna di nome Susan Kare.

Questa pioniera della pixel art, che fu a lungo Direttore Creativo per Apple, è l’autrice di alcune tra le più note, e fondamentali, icone dell’universo Mac. Sono sue intramontabili icone come il cursore mano, suo il simbolo che compare sul tasto “Command“, suo l’“Happy Mac” che accoglieva gli utenti all’accensione del computer – poi aggiornato a una versione colorata a 8-bit a partire dalla serie di Power Mac.

È stato di recente pubblicato il taccuino di Susan Kare utilizzato ai tempi in cui, mentre si dedicava allo sviluppo di font storici come Chicago e Geneva, abbozzava i primi prototipi di quelle forme che avrebbero cambiato per sempre il volto dei computer.

Ogni quadrato sulla carta rappresentava un pixel sullo schermo: nascevano così i progenitori di segni visivi destinati a rappresentare comandi come “Incolla”, “Taglia”, “Colora”, “Trascina”, “Cestina”, ecc. Nella loro lineare semplicità ora sembrano un po’ vintage, ma racchiudono un lessico visivo intuitivo e universale, che oggi come allora guida l’utilizzatore della macchina come un codice stradale.

A chi le chiede se trent’anni fa avesse una seppur vaga idea dell’eredità che avrebbe lasciato il suo lavoro, lei risponde così: “Puoi pensare di creare un quadro, ma non puoi pensare di creare un capolavoro. Devi semplicemente dare il massimo e, se sarai fortunato, qualcuno capirà il messaggio”.

Bè, la prossima volta che fate click ricordatevi di ringraziare Susan!

di Alessia Fabbri