Feral Children, fotografie di bambini selvaggi

 

Julia Fullerton-Batten, già nel 2005, ha colpito il pubblico con la serie “Teenage Stories”, dove ha messo in scena immagini surreali di donne giganti, senza alcun lavoro di post produzione, ma realizzando dei veri e propri set con modelli reali.
Oggi, invece, ci sconvolge con il progetto “Feral Children”.

Teenage Stories
Julia Fullerton-Batten, Teenage Stories

I bambini “selvaggi” hanno vissuto isolati, privati dall’esperienza di cura, comportamento e linguaggio umano. Alcuni sono stati crudelmente confinati o abbandonati dai loro stessi genitori, rifiutati forse a causa di qualche menomazione intellettuale o fisica. Altri sono rimasti soli dopo la morte prematura dei genitori, altri ancora fuggiti via dopo esperienze di abusi e violenza. Ci sono molti casi di bambini “adottati” dalla natura e dagli animali. Esistono storie incredibili documentate su quattro dei cinque continenti del pianeta.

Molti bimbi sono stati ritrovati in condizioni completamente primitive, a quattro zampe, arrampicati sugli alberi e cibati di carne cruda. Solo pochi bimbi sono riusciti a reintegrarsi in una vita normale. Molti sono diventati oggetto di intense ricerche scientifiche.

Julia Fullerton-Batten ha raccontato la vita di questi piccoli, grandi sopravvissuti.

Anche questa volta la fotografa prepara meticolosi set dove scenografia e attori potessero essere così potenti da evocare le strazianti storie di Feral Children. Il progetto ha lo scopo di aumentare la consapevolezza che tali casi sono esistiti nel passato e che possono ripetersi ancora soprattutto alla luce delle attuali turbolenze del mondo. 15 ossessionanti racconti di vita al limite evocano una marea di emozioni, dalla curiosità, allo stupore, alla compassione, al dolore.

Chi non possiede il potere del linguaggio pensa in termini di immagini al posto delle parole. Ecco allora le storie dei bambini selvaggi raccontate dalle fotografie di Fullerton-Batten.

Fullerton-Batten
Shamdeo, India, 1972

Shamdeo è un bambino di circa 4 anni, trovato in una foresta in India nel 1972. Stava giocando con i cuccioli di lupo, aveva la pelle molto scura, le unghie lunghe uncinate, capelli arruffati e calli sul palmo delle mani, sui gomiti e sulle ginocchia. Non ha mai parlato, ma ha imparato la lingua dei segni. Nel 1978 è entrato nella casa di Madre Teresa dove è stato chiamato Pascal. E’ morto nel febbraio 1985.

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Marina Chapman, Colombia, 1959

La piccola Marina è stata rapita nel 1954 e poi abbandonata dai suoi rapitori nella giungla. Ha vissuto con una famiglia di piccole scimmie. Mangiava bacche, radici e banane, dormiva sugli alberi e camminava a quattro zampe, come le scimmie. Purtroppo fu trovata da alcuni cacciatori che l’hanno venduta in un bordello, ma riuscì a fuggire. Fu in seguito schiavizzata da una famiglia mafiosa, poi salvata da un vicino di casa che l’ha accolta a Bogotà a vivere con i figli.

Quando Marina raggiunse l’età matura, le fu offerto un lavoro come governante da un altro membro della famiglia. La famiglia con Marina si trasferì a Bradford, Yorksire, nel 1977. Si sposò ed ebbe figli. Con la figlia più piccola, Vanessa James, Marina ha scritto la sua storia in un libro, The Girl With No Name. E’ proprio lei, Marina, ad aver profondamente ispirato la Fullerton-Batten.

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Oxana Malaya, Ukraine, 1991

Oxana ha vissuto per sei anni in un canile, con i cani. Aveva tre anni. I suoi genitori erano alcolizzati e una notte l’hanno abbandonata. In cerca di calore, strisciò nel canile e si raggomitolò con i cani, si salvò, così, la vita. Ora ha 30 anni, vive a Odessa e lavora con gli animali della fattoria di un ospedale sotto la supervisione dei suoi assistenti.

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Madina, Russia, 2013

Anche Madina ha vissuto con i cani, ma dalla nascita fino all’età di 3 anni, condividendo con loro, tutto. Nel 2013 è stata trovata dagli assistenti sociali, nuda, che camminava a quattro zampe e ringhiava come un cane. Per i medici, Madina era mentalmente e fisicamente sana, nonostante il suo calvario.

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Genie, USA, 1970

Il padre di Genie la ritenne “ritardata” e la rinchiuse in una piccola stanza della casa, legata a una sedia per più di 10 anni. A 13 anni, nel 1970, fu salvata dai servizi per l’infanzia grazie a una segnalazione. Le sue condizioni erano drammaticamente pietose. Per anni è diventata un oggetto di ricerca. Poco a poco ha imparato a parlare e a leggere testi semplici, sviluppando una forma limitata di comportamento sociale.

Ha trascorso molti altri anni di abusi e molestie in diverse case-famiglia, finché tornò in un ospedale pediatrico, dove regredì sino al silenzio. Oggi vive in una struttura privata per adulti con deficienze mentali.

Prava (The B ird Boy), Russia, 2008
Prava (The Bird Boy), Russia, 2008

Prava, un bambino di 7 anni, è stato trovato in un piccolo appartamento con la madre. La sua stanza era piena di uccelli, mangime ed escrementi. Per sua madre anche Prada era un animale domestico. Non gli è mai stato fatto del male fisicamente, lei non l’ha mai picchiato o lasciato senza cibo, ma non ha mai parlato con lui.

Prava, allora, comunicava solo con gli uccelli. Cinguettava e agitava le braccia per farsi capire. Oggi Prava è in un centro di assistenza psicologica dove i medici cercano di riabilitarlo.

Feral Children. 

di Mirella Ippolito