La fotografia bidimensionale di Ina Jang

Chiedo: ma a voi che effetto fanno queste immagini? Perché magari mi sbaglio. Solo io mi sento rapita? Potrei andare su e giù per la pagina all’infinito. Non so perché ma mi rilassano, mi fanno sognare, mi portano in un’altra dimensione (e ne ho bisogno, vero).

C’è tutta la poesia (l’enigmaticità, la levità) dell’Oriente e il bisogno di evasione dell’Occidente nella fotografia dell’artista sudcoreana residente a New York Ina Jang, un’artista che gioca con il disegno, introducendo nelle immagini elementi bidimensionali stranianti e inattesi.

Lei dice:

Realizzo immagini minimali stratificando persone, luoghi e oggetti per far emergere un’idea e con la precisa intenzione di tralasciare ogni informazione superflua.

Voglio rendere queste idee tangibili, far divenire il processo fisico e farlo avvicinare quanto più possible alla mia esperienza personale in fatto di fotogragia, una fotografia fatta di taglio, colla e inserimenti di oggetti d’uso quotidiano, come la carta o i fiocchi di cotone. Gli spettatori possono decidere se essere soggetti od oggetti rispetto alla fotografia. Io cerco in tutti i modi di realizzare immagini che rimangano immacolate ed estranee ai loro occhi.

E noi ci lasciamo trascinare via.

di Alessia Fabbri