Lampade da tavolo: una selezione

Molto più che con i grandi mobili, con le lampade, specie quelle da comodino o da tavolo, è possibile sbizzarrirsi cercando forme, funzioni, o effetti di luce speciali.

Ad esempio mi fa molto sorridere la lampada “Collapse” del designer tedesco Hayo Gebauer, che come una marionetta sta in piedi se accesa e cade a pezzi se spenta (il video rende l’idea). Nessuna tecnologia particolare, solo meccanica e un’idea originale: quando la corda che tiene insieme i pezzi viene fermata alla base della lampada si attiva l’interruttore che la accende.

Elagone“, un design della Elomax Agency, è una lampada fatta legno massello di quercia. La luce a LED contenuta nella forma concava diffonde una luce calda che riflette sul legno nella parte interna della lampada. Disponibile in due misure, Elagone si può posizionare sia verticalmente che orizzontalmente.

La “Bug Light” dell’industrial designer Omer Inbar ha l’adorabile forma di un piccolo insetto che vi farà compagnia senza richiedere particolari cure che non siano un periodico cambio di lampadina. È disponibile in tre modelli (ragno, mantide religiosa e formica) e la confezione ha pure i buchi per farle respirare!

I designer brasiliani Lopes Leite and Gabriela Kuniyoshi dello Studio Ninho si sono inventati la “Luminaire Post“, una lampada-bacheca sul cui paralume in sughero riciclato (la cui densità crea una piacevole luce d’atmosfera) si possono appuntare biglietti promemoria.

Avete mai sentito parlare di lampade che levitano? Bè, pare che siano in giro già da un po’, e non solo nei film di fantascienza. In particolare, “Silhouette” ed “Eclipse” di Crealev, contengono LED e un meccanismo basato sulla tecnologia elettromagnetica, il che le rende appariscenti ma anche… a basso consumo (anche qui per i miscredenti c’è il video).

Di Areaware, la “Shanty Lamp” disegnata da Paul Loebach ha una struttura basata su un equilibrio che sembra precario. Tempio, legna da ardere, cabina di legno o fortino di quando eravate bambine: cosa vi ricorda?

di Alessia Fabbri