Open Design Italia 2013: la tre giorni del design di autoproduzione

Open Design Italia 2013
Open Design Italia 2013

Sempre più si parla di design autoprodotto, di makers, di artigianato tecnologico. E più se ne parla, più crescono le iniziative dedicate a questi temi. Il prossimo fine settimana sarà la volta di Open Design Italia: ben più che una mostra mercato sull’autoproduzione, Open Design Italia è un luogo d’incontro dove i creativi e gli appassionati possono confrontarsi e crescere professionalmente grazie all’interazione non solo con gli attori della filiera quali progettisti, imprenditori, artigiani e distributori ma anche con le istituzioni, le scuole e il grande pubblico, in modo da avere una visione a 360° dell’autoproduzione e delle nuove filiere produttive.

La mostra mercato ha selezionato i suoi 90 designer partecipanti attraverso un concorso dedicato a chi fa dell’autoproduzione un mestiere, sfruttando le possibilità offerte dal digitale e da internet per riscoprire tecniche artigianali e tradizionali.

Originalità e funzionalità del progetto, nonché capacità di risolvere una filiera produttiva, o perlomeno ipotizzarla, sono stati i principali criteri della selezione. Ma i partecipanti, per lo più emergenti, sono stati scelti anche in base al legame con il territorio, che sarà messo bene in evidenza nell’allestimento della mostra-mercato con la “carta d’identità” dell’oggetto.

Arredi e complementi d’arredo, stationery e graphic design, gioielli e accessori per la moda e, caso raro nell’ambito dell’autoproduzione, esempi di arredo urbano: la selezione dei designer mette in evidenza le tendenze e le evoluzioni che l’ambito progettuale dell’autoproduzione sta percorrendo. Molti progetti sono risolti con elementi modulari e componibili, per massimizzare la produzione, ridurre gli ingombri della spedizione e coinvolgere l’utente finale nella configurazione dell’oggetto. Altrettanti progetti in mostra evidenziano il tema del riuso di materiali e del “ready made”: elementi o oggetti finiti già esistenti, trasformati in altri oggetti in un processo di nobilitazione dello scarto.

In molti prodotti si torna all’uso di materiali tradizionali, come il legno massello e la ceramica ma, soprattutto nei gioielli, si punta sul contrasto materico tra elemento raffinato e low-cost, tra prezioso e prosaico. I processi di fabbricazione digitale non entrano solo nella produzione di oggetti finiti, ma anche nel
trattamento della superficie di materiali esistenti.

di Alessia Fabbri