Sotto il casco con Mirella Ippolito

Più di ogni altra cosa è forse il suo essere “sospesa”, il segreto di Mirella Ippolito. Quando sei sospesa non ti siedi, ti puoi muovere liberamente, fare piccole deviazioni esplorative dalla via maestra, immaginare mondi paralleli, tornare e ripartire da casa e da una professione più che concreta come quella dell’architetto. Con agilità, freschezza, secondo un percorso in continuo divenire. 

A Bari, in una casa-museo a metà tra galleria d’arte e laboratorio artigianale, Mippoli dipinge personaggi – e paesaggi – che richiamano atmosfere da film, dal fantasy all’horror, in lotta tra la luce e le tenebre: alcuni ironici, altri timidi, tutti appartenenti ad un immaginario che attinge all’onirico e lo trasferisce su tela.

Da lassù secondo me Mirella ci guarda ridendosela sotto i baffi, ma se le dai la mano sono certa che sarà felice di portarti con sé nei suoi peregrinaggi “alternativi”.

Mirella Ippolito
(foto) Equilibrio, Vulcano. @MirellaIppolito

Artista, ma anche architetto e designer. Tre anime che convivono facilmente?

Siamo felici coinquiline in costanti riunioni di condominio.

Negli ultimi anni hai vissuto diversi periodi tra Francia e Italia. Adesso di nuovo a Bari: hai scelto finalmente di tornare a casa?

Sì, vivo a casa, la casa delle radici. Ma è solo un periodo. 

Hai partecipato a diverse mostre collettive dedicate a San Nicola, insieme ad altri tuoi compaesani: un’ottima selezione nel panorama locale. Ti sembra che a Bari ci sia un discreto movimento di artisti?

Odio e amo profondamente la mia terra, la Puglia. Devo riconoscere che oggi si respira un fermento artistico molto forte, trasversale e forse positivamente disordinato. Bari è sicuramente uno dei poli di questo nuovo vento di trasformazioni sociali e quindi culturali. Con Daniela Boscia (curatrice, ndr) abbiamo lavorato sulla reinterpretazione del Santo Patrono della città spogliato dalle consuete sovrastrutture storiche, culturali e folcloristiche.

La mostra «N.I.C.O.L.A. Nuove Icone Con Ossequi Le Artiste» è nata dalla figura non del Santo ma dell’uomo Nicola. Chi è Nicola? Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda. Rosalba Ambrico (illustratrice) si perde nei vincoli della città vecchia, dove mitologia e divismo si confondono. Io invece ho scavato oltre l’immagine di “Nicola” costruita nel tempo. La natura umana credo non sia esclusivamente alternanza di bene e di male ma loro compresenza. San Nicola è per me il santo e il suo alterego. È lo specchio delle coscienze personali che con lui si rapportano, lo schermo sul quale si proiettano le nostre piccolezze, i nostri limiti ma anche le nostre virtù. È un processo introspettivo da cui deriva l’inquietudine delle mie figure ombra dai profili liquidi, e gli interrogativi che le generano. 

In “Nicol(h)aus – suggestioni artistiche sul Santo di casa nostra”, la lettura collettiva ha indagato il rapporto di devozione del barese al proprio patrono, mettendo in luce un mondo pieno di contraddizioni, contaminazioni, invasioni e sovrapposizioni. Hanno esposto con me Michele Damiani, Riccardo Dalisi, vincitore del Compasso d’oro (ne abbiamo parlato qui, ndr), Matthew Watkins, Luca La Vopa (http://www.lucalavopa.comcon Raffaele Petrone (http://www.dinamofilm.com,Nicola Cipriani e Alessandro Cirillo.

Mirella Ippolito
(foto) San Nicola @MirellaIppolito

La tua versione di S. Nicola, il santo sicuramente più venerato al mondo e forse anche il più “raffigurato”, è piuttosto unica nel suo genere (ma… qual è il suo genere?!). Nei tuoi quadri è un uomo scheletrico dall’aria malinconica, sguardo candido su sfondi tenebrosi. Da dove viene questa tua visione di lui? Ti sei ispirata a qualche personaggio, fantastico o reale?

Oriente e occidente? Sacro e profano? Ho di lui una visione di aurea eterea e buonista che però si sporca con il concetto più bizantino del santo asceta, pronto al giudizio. Gli occhi sono stanchi, inquieti, forse ambigui, ma c’è sempre un accenno di sorriso beffardo. C’è sempre tanta ironia. Il volto più che scheletrico è oblungo: è ascetismo come la sua fronte alta. Ed è sempre così bidimensionale, immobile, perchè è così che lo immaginiamo tutti. Il mio Nicola più che un Santo è “un santino”. Il “genere”? …non riesco ad etichettarlo.

Curiosità: cos’è quello strano segno che fa S. Nicola con la mano?

È la benedizione ortodossa che muove le dita in maniera differente da quella occidentale.

Mirella Ippolito
(foto) Canto Errante Di Un Pastore, Dimmi Che Fai Silenziosa. @MirellaIppolito

Piuttosto inquietanti in genere, i tuoi personaggi: deformi e con gli occhi sgranati… E anche i paesaggi non sono certo ridenti quanto piuttosto diffusamente bui e surreali. Un stile un po’… psycho. 

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera. Goethe docet, no? L’idea iniziale dei miei lavori sorge in modo molto impreciso, come una sensazione, un paradosso visivo, un concetto astratto carico di energie inconsce. E forse tendo all’allegoria, al simbolo, ma le mie figure non spiegano, non illuminano.

Diversa è la più recente serie “Animals”: come mai questo cambio di rotta?

Sono gli animali della famiglia di personaggi nel mio mondo parallelo. “Animals” (come l’album dei Pink Floyd ) è una serie di illustrazioni realizzate per l’E.N.P.A. (ente nazionale protezione animali). 

Mirella Ippolito
(foto) Weird Fishes, Another Likely Story. @MirellaIppolito

Non solo disegno e pittura ma anche video, o meglio, corti. In particolare ne hai “disegnato” uno che ha vinto il Diagonal Festival. Che differenza c’è tra raccontare una storia con una sola immagine e raccontarla con una serie di immagini montate? 

Ho curato scenografie e animazioni per vari cortometraggi. Con “Mon Amour” (Fabrizio Buonpastore, Luciano Curreli e Azzurra Martino, attori) siamo stati festeggiati al Diagonal Montpellier cinema independant Art et essai recherche. Non credo ci sia differenza tra raccontare qualcosa con un’immagine sola o con un montaggio di frames. È solo diversa la percezione della narrazione e non sempre è di più semplice comprensione quella in movimento.

Adesso vai con le top charts. Artista preferita/o di sempre?

Salvador Dali direi, in senso ancestrale. Hieronymus Bosch e Caravaggio, un trinomio, vale come uno solo, no?

E del momento?


Troppi… Dino Valls e 
Mark Ryden.

Designer preferita/o?

…L’armonia.

Architetto?

Herzog & de Meuron.

Infine, progetti per il futuro?

Uno, nessuno e centomila.

Mirella Ippolito
Mirella Ippolito ed una sua opera

di Alessia Fabbri