Ultimi giorni per la Mecca dei Graffiti

Ci risiamo. Ancora una volta si distrugge un museo a cielo aperto, un ex complesso industriale che nel corso degli anni è stato un libero spazio che ha attirato creativi da tutto il mondo. Questa è la volta del 5 Pointz del Queens di New York, che nel tempo ha attirato artisti di fama internazionale come Banksy, Stay High 149, Tracy 168, Tats Cru, El Nino, scrittori, cantanti hip-hop, dj, fotografi, registi che hanno visto nel 5 Pointz un luogo di fermento creativo e l’hanno trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto.

Qualche giorno fa uno strato di vernice bianca ha coperto la magia dei colori del 5 Pointz per preparare l’edificio alla demolizione. Lo scorso weekend una festa di tre giorni ha detto addio al paradiso dei graffiti.

Non importa quanti Tacheles o Les Bains Douches abbiamo visto scomparire. Ogni volta la ferita è come nuova, e fa ancora più male che in questo spazio Jonathan Cohen in arte Meres One stesse progettando di avviare una scuola per graffitari.

Ora, non so se verremo mai a capo dell’annoso dibattito sulla “gestione” dell’arte di strada. I contorni illegali e underground della street art la rendono un’irresistibile valvola di sfogo per gli animi ribelli, ed è quasi scontato che i graffiti possano perdere un po’ del loro carattere “graffiante” qualora siano inquadrati nell’ambito dell’arte “istituzionale”. Ma nemmeno la mancanza di una tutela di quei fenomeni che nascono spontaneamente e creano patrimoni artistici e culturali come quello che sta per andare in demolizione è accettabile.

Solo qualche settimana fa Bansky era stato bloccato nella sua residenza d’artista newyorkese dalla polizia locale, mentre con l’occasione l’ormai ex Sindaco dichiarava:

“Non c’è più grande sostenitore delle arti di me. Penso solo però che ci siano alcuni luoghi dedicati all’arte ed altri luoghi non predisposti. Se l’arte viene fatta coinvolgendo la proprietà di qualcuno o la proprietà pubblica, deturpando, questa non è la mia definizione di arte… oppure può essere arte, ma non dovrebbe essere consentita… ed io penso che è esattamente ciò che dice la legge.”

Un punto di vista assai diverso lo esprimeva il suo avversario, l’italo-americano Bill De Blasio, oggi primo cittadino della Grande Mela:

“Se diverrò sindaco sarà consentito – anzi, necessario – che teppisti e vandali imbrattino con la loro pittura gli appartamenti dei ricchi e le sale del Met. La guerra di classe è in arrivo.”

Staremo a vedere, sperando questa guerra lasci sul campo meno macerie.

di Alessia Fabbri