Il Nobel per la pace va a tre donne

Sabato scorso, 10 dicembre ad Oslo (Norvegia), sono state premiate Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakul Karman, con il Nobel per la pace. Thorbjorn Jagland, capo del Comitato Nobel norvegese, ha sottolineato come queste tre donne abbiano dimostrato volontà di agire in situazione difficili come in Liberia e nello Yemen, rendendo loro merito di come abbiamo rafforzato il ruolo delle donne in paesi in via di sviluppo.
Scopriamo insieme chi sono.

Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakul Karman
Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakul Karman

Ellen Johnson Sirleaf è stata la prima donna a essere democraticamente eletta presidente in Africa. Dopo il suo insediamento nel 2006 ha lavorato per assicurare la pace in Liberia, promuovendo lo sviluppo dell’economia e della stessa società. Si è inoltre impegnata per il rispetto delle donne e dei loro diritti nel paese.

Leymah Gbowee è un’attivista liberiana e si è data da fare per mobilitare le donne appartenenti a diversi gruppi etnici e religiosi nella regione. Ha contribuito alla costruzione della pace in Liberia e si è battuta per dare alle donne il diritto di voto. Durante e dopo il periodo bellico nel paese si è anche adoperata per aumentare il peso e l’influenza delle donne in molte aree dell’Africa Occidentale.

Tawakkul Karman è invece un’attivista, conosciuta per il suo impegno nel corso della cosiddetta Primavera Araba nello Yemen. Si è battuta per i diritti delle donne nel paese, chiedendo pace e democrazia al regime. Lo scorso gennaio era stata arrestata dalle forze yemenite con l’accusa di propaganda contro il governo. Fu liberata dopo due settimane e, intervistata dalla CNN, confermò l’impegno contro il regime del presidente Ali Abdullah Saleh, dicendo che quanto stava accadendo nel paese era stato ispirato dalla rivolta scoppiata in Tunisia che aveva portato alla caduta del governo di Ben Ali.

Una nota dolente però in tutto il cerimoniale: ad un anno esatto dal conferimento del Nobel per la pace, in assenza del premiato, Amnesty International ha sollecitato ancora una volta le autorità della Repubblica popolare cinese a rilasciare Liu Xiaobo e a ritirare il provvedimento illegale che costringe sua moglie, Liu Xia, agli arresti domiciliari e la priva di ogni forma di comunicazione col mondo esterno.

Vediamo cosa succederà, intanto possiamo gioire per questo importante traguardo.

di Silvia Viali

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