Molestie sessuali

Qual è il limite oltre cui la donna si può spingere?
Vi sembra normale che ci si debba preoccupare di gonne troppo corte, di come si mangia un gelato o di cosa si dice?
Dobbiamo vivere nel terrore che per una frase sbagliata rischiamo di essere giudicate donne poco serie e quindi predisposte ad attacchi, battute, insulti e addirittura violenze sessuali?
Dove inizia e dove finisce la nostra libertà? Perchè dobbiamo essere sempre noi a modificare i nostri comportamenti e non gli uomini a frenare i propri istinti?

La linea sottile che separa questi due comportamenti è frutto di discussioni epocali sia in termini di giurisprudenza sia in termini sociali.

Tu cosa ne pensi? Dovremmo tenere un comportamento austero, andare in giro coperte, magari con un burqa come nei paesi islamici e calibrare i nostri comportamenti e le nostre parole, oppure possiamo essere libere di vestirci e comportarci come vogliamo?

Girovagando in rete, ho letto questa notizia, che mi ha alquanto sconvolta.
Cito dalla fonte Giornalettismo. “L’associazione degli avvocati finlandesi crea e pubblica un video volutamente equivoco. Si tratta di un breve cortometraggio di una donna, un’impiegata in un ufficio, che mangia un ghiacciolo di forma e colore inequivocabilmente fallico a mimare un rapporto sessuale orale.”


Il video si chiude con la domanda di rito: questa è molestia sessuale? L’associazione di categoria dei legali di Helsinki punta, col video, ad abbattere l’attuale frontiera della riflessione sulle molestie nel luogo di lavoro: come è noto, i casi più comuni di mobbing riguardano attenzioni indebite verso le donne da parte di colleghi maschili.

Il caso di una donna che assume un atteggiamento provocante sul luogo di lavoro può essere considerato una molestia sessuale verso gli uomini? Oppure ancora si tratta delle consuete attenzioni degli uomini che non riescono a tenere gli ormoni a bada? “Pubblichiamo questo video per aprire il dibattito”, scrive la Lakimiesliitto, “servono esperti legali per risolvere il problema”. Noi lo siamo, sembra suggerire l’associazione finlandese.
Il problema è che si rischia di aver fatto confusione fra l’allarme dell’associazione degli avvocati, che vuole solo sottolineare l’esistenza di una “zona grigia” in cui manca una linea di condotta per il giudice, e il presunto intento del legislatore scandinavo, intenzionato a prendere provvedimenti molto incisivi.

La tua cattivissima me, aspetta dei commenti…

di Silvia Viali

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