E' morta Anita Ekberg, vittima della maledizione de "La dolce Vita"

E’ morta stamattina ad 83 anni Anita Ekberg, musa di Federico Fellini.
L’attrice svedese si è spenta nella clinica San Raffaele di Rocca di Papa, in provincia di Roma, dove era ricoverata da tempo.

E’ curioso ricordare come nell’ambiente dei “cinematografari” romani, si sia sempre tramandata la storia della “maledizione” che colpì il film “La Dolce Vita” di Federico Fellini e dei suoi protagonisti.

“La dolce vita” ebbe un lungo lavoro di preparazione; molte stesure e rifacimenti delle sceneggiature, a cui collaborarono Flaiano, Pinelli, Rondi, e Pasolini; continui ripensamenti, difficoltà produttive dovute al rischio imprenditoriale per un’impresa “non controllabile”, sia per il carattere del regista che per le scelte degli interpreti, tutti, in qualche modo, non divistici.

Il produttore iniziale de La dolce vita fu Dino De Laurentiis, che aveva anticipato 70 milioni di lire.
Tra il produttore e Fellini avvenne però una rottura e il regista dovette cercare un altro produttore che ripagasse anche l’anticipo di De Laurentiis.
Dopo varie trattative con diversi produttori, il duo Angelo Rizzoli e Giuseppe Amato divenne il nuovo produttore della pellicola.

Il film fu inizialmente fischiato alla prima a Milano, furono censurate delle scene e fu preso si mira da comunità cristiane.
Critici assoldati massacrarono il film, il perbenismo assurdo di un’Italia bacchettona e borghese, su spinta della Curia Romana che gridò allo scandalo, tentando di condizionare il pubblico pagante, addirittura facendo appello alla censura per effettuare eventuali e grossi tagli.

Il successo arrivò solo dopo con la Palma d’oro e la nomination agli Oscar.
Su L’Osservatore Romano comparvero due articoli dal titolo “La sconcia vita” e “Basta!” che criticavano il film e si dicevano essere stati scritti da Oscar Luigi Scalfaro.

Fellini fu disapprovato dal Vaticano e vi furono incitamenti ai fedeli affinché pregassero per l’anima del regista.
Alla sua uscita il film fu vietato ai minori di 16 anni. A causare tale divieto furono anche la breve scena di nudo femminile, la scena del suicidio e alcune parolacce per l’epoca ancora inconsuete al cinema.
Padre Nazareno Taddei, in una recensione pubblicata nell’autorevole rivista gesuita La Civiltà Cattolica, considerò la ragazza bionda nella scena finale che alla spiaggia chiama Marcello, che non la riconosce e si allontana, come una impersonificazione della grazia. Manifestò un’opinione simile anche Pier Paolo Pasolini e Fellini stesso, durante un colloquio con il sacerdote, che dopo la pubblicazione della suddetta recensione subì una sorta di esilio per due anni.

I protagonisti hanno avuto carriere sfortunate o sono morti prematuramente.
Fellini gira in una Via Veneto preda di sceicchi, texani dal dollaro pesante, finti ricchi, pochi signori, con lo scandalo dell’innocente streep-tease al Rugantino della ballerina Aichè Nana, spinta perché drogata ed ubriaca. Non capiva, parlava turco e francese e quello scandalo, suo malgrado, se lo portò sulle spalle come una maledizione per tutta la vita. Era venuta in Italia per fare l’attrice, una brava signora fu chiamata da Vittorio De Sica. Lei, non era spogliarellista, dichiarò. Fu una disgrazia per lei, venne pesantemente penalizzata. Finì sulle pagine di tutti i rotocalchi, sconvolgendo l’Italia conservatrice di quei tempi.

Marcello Matroianni morì a 72 anni colpito da un tumore del pancreas.

La stessa Ekberg, dopo il 1960, ha visto il declino della propria carriera, La dolce Vita infatti la relegò nell’immaginario collettivo di quella donna sgargiante che faceva il bagno nella Fontana di Trevi.
È morta sola Anita Ekberg, viveva da anni nella vicina Genzano. Qualche tempo fa inviò una lettera-appello alla Fondazione Fellini chiedendo aiuto per le sue condizioni economiche e di salute.

Fonti:
Blog di Lucio Giordano
Wikipedia

di Redazione