La Piramide dei Bisogni di Maslow è IN o OUT?

Secondo la Piramide dei Bisogni di Maslow, che ormai invitano a studiare praticamente ovunque, gli esseri umani definiscono, più o meno consciamente, una serie di priorità per la propria vita.
Alla base, si trova ciò che definisce l’istinto di sopravvivenza: food, water, shelter; pappa, cacca, nanna, per intenderci (sì, a quello stadio siamo poco più che bambini).
Credo però fermamente che la mia piramide sia stata costruita con i regoli e che qualche neurone sbadato l’abbia fatta cadere confondendone i pezzi, perché prima ancora del cibo, prima ancora dell’acqua e della casa, io ho bisogno di vestiti.
Ma non per coprirmi.
Carrie Bradshaw appena atterrata nella Grande Mela comprava Vogue anziché vivande, mentre in Gran Bretagna, Rebecca Bloomwood si faceva inseguire dal suo bancario con un ventaglio di solleciti di pagamento.

I'm crazy for shopping...
I'm crazy for shopping…

L’unica differenza tra loro e me è che loro compravano big.
Becca e Carrie andavano su cifre che se avessi provato a permettermi, sarebbero entrate nell’ordine di uno o due item per mese.
E per me, lo shopping è terapeutico solo se abbondante (Italians have it bigger?); non provo soddisfazione dal tenere tra le mani uno status symbol, un fragile oggetto del desiderio costatomi un quarto di stipendio, da tenere caro caro, accarezzare molto, usare poco e metter sotto-chiave, sotto-teca ogni volta che devo riporlo.
Francamente mi fa anche un po’ girar le balle, ma sapere di potermi rifare ogni mese, mezzo guardaroba con un quarto di stipendio, mi gratifica particolarmente… (dev’essere tutta colpa del mio segno zodiacale! Which, by the way, i-adore).

Perciò, pensate un po’ se fosse possibile scaricare illegalmente da internet, tutti i capi e gli accessori che desideriamo: sarebbe il caos, sarebbe la bancarotta, sarebbe l’anarchia! (♪ la Guardia di Finanza si farebbe un accampamento sotto casa mia… ♪) e alla fine non esisterebbero più gli stilisti, e non potremmo più scaricare illegalmente da internet capi e accessori.
Il che forse non sarebbe un problema, visto che saremmo tutte in galera, in isolamento… (te vah, forse ho dato un nuovo spunto ispirazionale a quelli della pubblicità di Zalando!).

Italians have it bigger?
Italians have it bigger?

Ovviamente ogni mese circa avevo anche il sordido impulso di volermi/(dovermi?!) sbarazzare di tutto il vecchiume presente nel mio armadio, back in the day, ho riempito buste della spazzatura (di quelle condominiali) di capi e accessori.
Ero partita con Humana e Co. a cui ho regalato anche oggetti di valore (me, nuts) e da qualche tempo ho deciso di conservarli che neanche la Global Seed Vault, ché ho scoperto che ogni quattro mesi cambio idea riguardo a cosa sia vecchio ed irrecuperabile e cosa non lo sia più… sì, ero andata su eBay! Ma ne sono uscita svendendo un Tiffany e pagando a vuoto diverse tariffe d’inserzione.
Ho provato anche con Swapclub ma ci vuole troppa pazienza e non ne esco mai soddisfatta: io voglio vendere, non so se mi spiego!
Ho avuto più volte la tentazione di creare un mercatino sottocasa… peccato mi sia fermata, credo avrebbe avuto più successo. Purtroppo ho scoperto solo recentemente, che i negozi vintage comprano anche oggetti dell’era 2008! (no, dico, c’è grossa crisi, i-assume).

C'è grossa crisi!
C'è grossa crisi!

Sì va bene lo confesso: chi non desidera un bel paio di Miu Miu?
Ma io alla Birkin e ad una LV shopper preferisco di gran-lunga una Doctor Bag della Camerino (tanto per restare tra donne).
Le LV veramente non si reggono, l’unica che vagamente tollero, è la Alma con i loghi colorati, almeno è divertente.
Ma i miei item da carrello sono la Alma Monogram Vernis (rigorosamente rosso lacca o viola!) e un paio di tessili da furto; ma non in marrone, please, è hideous: una volta molto anni ’50, oggi solo molto noia…

(to be continued)

di Simona Angeletti