Il sessimo nel lavoro e nella vita di ogni giorno: 5 fonti e spunti per riconoscerlo

Ornella Muti
Ornella Muti

Quanto sessismo c’è nelle nostre vite? Avevo l’idea di questo post in mente da giorni ma doveva scattare qualcosa per farmi “collegare i puntini”, un interruttore che illuminasse nella stanza quelle che prima erano solo ombre. L’interruttore è scattato, con il volto ed il miglior sguardo acuto di Rocco Siffredi in un’epifania televisiva. Ecco cinque spunti per confrontarsi ed approfondire quanto sessismo e discriminazione c’è nella vita di ognuna, dalla mattina in cui apriamo il giornale, dagli atteggiamenti sul posto di lavoro, dalle pubblicità delle aziende e dal linguaggio delle istituzioni.

1. Everyday sexism
È il progetto di una femminista inglese Laura Bates che raccoglie tramite il sito Everydaysexism e l’account Twitter @Everydaysexism testimonianze delle donne di sessismo quotidiano: dal lavoro alla famiglia, dalla comunicazione dei media alla pubblicità. È sorprendente il numero di tweet che arrivano ogni giorno con esempi disarmanti anche e soprattutto quando arrivano da paesi cosiddetti civilizzati, come questo spot neozelandese di una catena di fast food.

2. La 27 esima ora e #sessismoquotidiano
Calato nella realtà italiana è l’esperimento del Blog del Corriere della sera La27esima ora che riprende il progetto Everyday sexism per raccogliere esempi di quotidiana discriminazione verso le donne, soprattutto nell’ambito lavorativo.

3. The women’s blog, la ghettizzazione di mamma e nonna
Il blog della rivista online The Guardian, The women’s blog ha pubblicato una piccola indagine su come la stampa inglese definisca le donne in base al loro status maritale prima ed in base all’età dopo. Sono tanti gli esempi citati, in cui l’essere moglie di qualcuno, madre o nonna siano caratteristiche che definiscono l’individuo prima che il nome e la professione di insegnante, avvocato, medico ecc…

4. Vagenda, l’immagine femminile imposta da stampa e pubblicità
È il magazine online di due blogger inglesi, stanche di leggere esempi più o meno subliminali di sessismo e discriminazione nei giornali femminili, dove le donne vengono stereotipate in base a canoni estetici imposti dalle logiche di mercato della aziende e prerogative di business che nulla hanno a che fare con la femminilità. Vagenda si propone di smascherare gli atteggiamenti e comportamenti sessisti della stampa femminile, esponendo quei diktat di bellezza e conformità imposti implicitamente dagli articoli, pubblicità e servizi di moda.

5. Lo spot con Ornella Muti digitalizzata negli anni ’80.
Se già non bastava la squallida metonimia allusiva donna-patatina degli spot per una nota azienda di patatine fritte, con quest’ultimo capovaloro si alza l’asticella della discriminazione aggiungendo alla succitata oggettificazione del corpo femminile il fattore età che definisce la bellezza=valore di una donna. C’è Ornella Muti, o meglio, la sua versione digitale presa da foto e film degli anni’80, a cui Rocco Siffredi si rivolge estasiato esclamando “Ah, le patatine di una volta! Non ne fanno più così”.

Bene, grazie, quindi dopo che ci sentiamo dire, con strizzatina d’occhio, che siamo un oggetto sessuale attraverso il nome di un ortaggio ora ci dicono che quell’oggetto sessuale ha valore solo finché è giovane e bello. E poi? Kaput, il baratro, lascio a voi l’interpretazione.
In tutto questo, dalla scelta dei creativi pubblicitari, all’azienda di patatine, al testimonial ecc…mi stupisce più di tutto il consenso di Ornella Muti al progetto, sia come donna sia come personaggio di successo, privilegio che comporta un’inevitabile attenzione alle conseguenze del proprio comportamento pubblico. Se Ornella Muti accetta di ricorrere alla sua versione digitalizzata di 30 anni più giovane per lavorare ed essere accettata dalla società, che speranza da alle donne comuni e alle future generazioni di farsi accettare al di là della gioventù e della bellezza?

Avete esempi di sessismo e discriminazione femminile da segnalarci? Ci sono fatti, episodi, letture che vi hanno fatto aprire gli occhi e vedere comportamenti discriminatori che prima non riconoscevate?

di Ilaria Danesi