Charlie Hebdo disegna e noi ci indigniamo. Ma perchè?

La terra trema nel momenti in cui il mio cervello e il mio cuore stavano dicendo addio al padre di mio padre. Avevo la morte per tutte le ossa, dentro ogni vena e capello; mio padre era l’unica persona che sorrideva e noi figli, attorno a lui, cercavamo di imitarlo. Quando il senso di impotenza proprio di una persona appena scomparsa ti tocca, è evidente che qualcosa cambia. E’ giusto che i tuoi pensieri siano diversi, che camminare sia diverso che parlare sia diverso che ridere sia diverso, perchè da ora in poi la tua vita è diversa.

Quel giorno però non è stato complicato solo per me. Anzi, per quanto mi riguarda la giornata alla fine si è addormentata immersa di febbre e di parenti attorno a me. Ciò che è successo lontano da me, ecco, quella si che è stata una tragedia. Per i successivi due giorni sentivo solo due parole:

VALANGA, dal suono lento e inesorabile. Va_Lan_Ga. Ti trascina come il verbo che tale suono vuole presentarci.

RIGOPIANO, nome proprio di città, che io non conoscevo, che quasi nessuno di noi aveva mai pronunciato e che ora tentiamo di ascoltare quanto di più possibile.

Tutti, TUTTI, siamo lì davanti a telefoni, televisori, radiofrequenze, giornali umidi di freddo, tutti cerchiamo quanto più possibile di essere compatti per cercare di capire quando e quanto durerà questa che può essere a mani basse chiamata vera tragedia. Tutti facciamo il tifo per tutti, tutti abbiamo occhi lucidi per ogni pompiere affaticato ma felice, Tutti siamo tutti e uno sguardo e una speranza e una lacrima. Perchè quando non si può far nulla se non sperare, ci si accorge anche di essere piccoli e microscopici, e allora il nostro valore effimero nelle piccole cose finalmente svanisce per dar spazio a qualcosa di ben più concreto e fondamentale, ovvero sperare per la vita. Tutti noi, infatti, siamo poco più che semplicità e linearità.

E proprio questa semplicità e questa linearità, davanti a questa tragedia, Charlie Hebdo l’ha squarciata di nuovo, smantellando ciò che di più mastodontico ogni uomo ha dentro di se.
La facoltà di capire quando bisogna avere un limite.

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Vignetta satirica Testata Charlie Hebdo

E’ questa la reazione che sempre tutti insieme abbiamo avuto. E’ questo il pensiero che ognuno di noi dentro casa sulla tazza del cesso ha sentito mentre su Facebook guardava attonito l’ultima vignetta della testata satirica francese.

In ordine:

  1. ora basta
  2. che stronzi
  3. non hanno un minimo di pudore
  4. davanti a persone morte anche no
  5. l’attentato è solo che meritato
  6. devo andare a cancellare di corsa la vignetta che avevo messo con “je suis charlie”

Ma siamo proprio sicuri di avere ragione?

Da Fiorello a fior fiori di giornalisti, passando per ognuno di noi, ecco che quel Tutti di prima dalla faccia preoccupata e rivolta alla notizia, al salvataggio alla speranza, ha fatto dietrofront, per tornare di nuovo all’insulto, allo scontro, all’ondata social a cui tocca partecipare per forza. Si perchè dalla nuova vignetta in poi non si può non scrivere “sciacalli” da qualche parte, o non si può non inveire contro il vignettista augurandoli (spero non più di questo) una vergognosa carriera come spazzino. Si può, anzi si deve. Anche se a pare mio all’interno della vignetta non vi è nulla di diverso da ciò che ogni volta viene disegnato da loro.

Vi ricordate quando disegnarono lo Spirito Santo che compiva atti osceni in luogo celestiale al figlio Gesù che faceva la stessa cosa al sommo Dio?! No?! O almeno, io non ricordo tutto questo clamore, non ricordo nessuna enorme reazione spropositata. Ovvio, non trattava un fatto di cronaca orribile, ma la sostanza non è la stessa? Forse non ne abbiamo memoria perchè si tratta di una vignetta pre-attentato, quindi di un qualcosa che era ancora fuori dalla portata del nostro smart-phone anche se le loro atroci vignette erano già vendute costantemente dentro le nostre edicole da anni.

Ecco la differenza; ecco perchè forse tutte queste ragioni per inveire contro di loro non sono poi così tante. Perchè non ci si può indignare solamente quando dentro il loro macabro viene disegnato una bandiera italiana. Non possiamo paragonare Charlie Hebdo alla merda semplicemente perchè ha sfiorato con il suo stile e con la sua penna un fatto di cronaca tremendo e apocalittico per il nostro paese, quando siamo noi a volte i primi a trasformarci in iene e piccoli mostriciattoli viscidi e subdoli, ma potenti dietro a una qualsiasi slide con sopra scritto “aggiungi il tuo commento”.

La Morte che scia sopra una valanga di neve. Ma perchè in Italia non è così? Sbaglio o anni per ogni calamità naturale c’è sempre una calamità umana?  Praticamente dove hanno violato la nostra personale dignità, dove quella delle vittime. Fondamentalmente perchè chiamarli merde se ciò che hanno disegnato all’interno del loro repertorio (schietto, sarcastico, immorale, forte, reazionario, satirico, esplicito, coerente) è esatto e coerente con quello che da anni accade nel nostro paese?

Piccola domanda di piccola persona: ma dobbiamo essere così tanto interessati a sviscerare il significato della parola “satira” e dimenticarci realmente di continuare ad applaudire i nostri veri eroi che in questi momenti sicuro, in mezzo alla neve, di Charlie Hebdo, proprio non ne vogliono sapere nulla?

Piccolo dubbio di piccola persona: Non sarebbe meglio imparare a voltare lo sguardo della nostra indignazione nei confronti di reali palazzi che realmente potrebbero cambiare questo paese costruito da bustarelle e colla a caldo?

di Elisa Giani